È morto ieri a Milano Carlo Lorenzo Cazzullo, considerato il padre della psichiatria milanese e una delle figure più rilevanti della psichiatria italiana. Nato a Gallarate (in provincia di Varese) il 30 gennaio 1915, aveva ottenuto incarichi e riconoscimenti nazionali e all’ estero
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fondatore dell’ Istituto Neurologico dove Cazzullo avrebbe lavorato per tutta la vita. Tra i suoi maestri vanno ricordati anche i fisiologi Foà e Margaria. Nel 1959 era diventato professore della prima cattedra italiana in psichiatria. Una caratteristica che lo differenziava da molti colleghi dell’ epoca era la frequenza di rapporti internazionali: nel 1939 aveva seguito uno stage in malattie mentali a Monaco di Baviera e, dopo la guerra, si era recato negli Stati Uniti per compiere, all’ Istituto Rockefeller, ricerche di elettrofisiologia con i maggiori scienziati – tra i quali il Premio Nobel Herbert Gasser – e di psichiatria presso la Colombia University. Tra i più prestigiosi incarichi, da ricordare la nomina a esperto per le questioni psichiatriche presso le Cee e l’ Organizzazione Mondiale della Sanità, nel cui ambito aveva instaurato rapporti significativi con la Cina Popolare. Tra i premi, la medaglia d’ oro «Albert Schweitzer» per l’ umanizzazione della medicina: un riconoscimento alla sensibilità e all’ impegno sociale radicato nella partecipazione alla Resistenza e nella direzione sanitaria della Pontificia Commissione d’ assistenza agli ex deportati. Ma il centro della sua vita era rimasto l’ Istituto di Psichiatria dell’ Università di Milano – il Centro di Riabilitazione di Affori e il Padiglione di Psichiatria del Policlinico – un ospedale generale dove aveva ricoverato malati mentali quindici anni prima che la legge 180 chiudesse i manicomi.
… . Mentre il movimento anti-istituzionale di Basaglia identificava nella società autoritaria le cause della sofferenza mentale, e nel suo superamento le potenzialità di cura, Cazzullo si era mostrato sempre fiducioso nelle funzioni terapeutiche del medico e della famiglia, non solo per guarire ma anche per prevenire i disturbi mentali. In questo senso è significativo il libro, scritto con altri, Terapie familiari e psicoeducazione (Franco Angeli, 1995) che, registrando le difficoltà incontrate dall’ assistenza ai malati psichiatrici quindici anni dopo la chiusura dei manicomi, valorizza l’ assistenza nei luoghi di vita e lavoro.
Nel 2003, a ottantotto anni, aveva pubblicato Le ferite dell’ anima (Frassinelli), un’ indagine del malessere contemporaneo che coglie nella vergogna un effetto della personalità narcisistica, invasa dall’ ansia nel timore di non risultare all’ altezza del proprio ideale. Tra le varie manifestazioni dei disturbi psichiatrici, la lente di Cazzullo restava però puntata sulla schizofrenia, in cui riconosceva, proseguendo la tradizione classica, «il problema cardine della psichiatria».
Rifiutando le spiegazioni che rinviano a una sola causa, il suo modello teorico implica l’ interazione di una pluralità di fattori e l’ integrazione tra biologia, psicologia, sociologia e farmacologia. Eppure, conclude, «l’ intima natura della malattia rimane sconosciuta». In un’ ottica di prevenzione, oltre che di cura, la sua indagine si soffermava sulla suscettibilità alla schizofrenia, che spesso risale a generazioni precedenti, e al concorso di fattori predisponenti. ….
Biografia Carlo Lorenzo Cazzullo, scomparso ieri a 95 anni, è considerato uno dei padri della psichiatria italiana. Era stato il promotore della legge approvata nel 1976 che ha stabilito l’ autonomia della psichiatria dalla neurologia. Tra i suoi riconoscimenti più significativi, l’ inserimento nella direzione della Associazione Mondiale di Psichiatria (WPA). Tra i saggi fondamentali, oltre a più di 600 pubblicazioni in Italia e all’ estero: «Rapporto Medico-Paziente» (1980); «Studio sulla famiglia» (1984); «Psichiatria. Trattato in tre volumi» (1993); «Un medico per la libertà», edito nel 2005 da Sperling & Kupfer.
Cazzullo, indagatore della follia
Scopri di più da MAPPE nel sistema dei SERVIZI alla persona e alla comunità, a cura di Paolo Ferrario
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