Thomas S. Szasz, Il mito della malattia mentale. Fondamenti per una teoria del comportamento individuale, casa editrice Il Saggiatore, 1966

Il libro Il mito della malattia mentale. Fondamenti per una teoria del comportamento individuale di Thomas S. Szasz, pubblicato in Italia da Il Saggiatore nel 1966, è uno dei testi fondamentali della critica alla psichiatria tradizionale e della riflessione sul concetto di “malattia mentale” come costrutto sociale e ideologico.

Di seguito trovi informazioni strutturate con indicazioni sulle fonti.wikipedia+2


Dati bibliografici essenziali

  • Titolo originale: The Myth of Mental Illness (1961).
  • Titolo italiano: Il mito della malattia mentale. Fondamenti per una teoria del comportamento individuale.spirali+2
  • Autore: Thomas S. Szasz (1920–2012), psichiatra e psicoanalista statunitense, docente di psichiatria all’Università di Syracuse.marcofocchi+1
  • Casa editrice italiana: Il Saggiatore, Milano.librinlinea+2
  • Anno della prima edizione italiana: 1966.minerva.unimi+2
  • Traduttore dell’edizione italiana: Francesco Saba Sardi.spirali+1

Fonti: schede bibliografiche di biblioteche e cataloghi online (es. Università degli Studi di Milano, librerie telematiche), nonché il sito editoriale dell’editore.librinlinea+2


Tesi centrale del libro

Szasz sostiene che la “malattia mentale” non esiste come entità medica oggettiva analoga alle malattie fisiche, bensì come metafora sociale e giuridica usata per etichettare comportamenti devianti o difficili da gestire. Per lui la malattia, in senso rigorosamente medico, implica un danno corporeo identificabile (lesione, alterazione organica, disfunzione fisiologica); laddove degli esiti materiali non ne esistano, parlare di “malattia mentale” è un uso improprio del termine.lavocedifiore+3

Szasz distingue dunque:

  • malattie “vere” (lesioni organiche, sintomi fisici misurabili);
  • “problemi nella vita” (problems in living), cioè conflitti relazionali, esistenziali, morali, sociali o psicologici, che non sono malattie ma situazioni di sofferenza.pietroielpo+2

Questa tesi è stata definita “bomba” lanciata nel cuore della psichiatria istituzionale, perché delegittima la pretesa di oggettività della classificazione psichiatrica e relativizza il potere medico‑giuridico del psichiatra.micciacorta+2


Struttura e argomenti principali

Nell’edizione italiana il libro si presenta come un’opera di filosofia della psichiatria e di critica epistemologica, articolata in capitoli che affrontano, tra l’altro:

  • La logica della classificazione psichiatrica (come avviene la codifica dei comportamenti in diagnosi “patologiche”).[spirali]​
  • Le nozioni di vero e falso, normalità e devianza, e la loro relazione con il linguaggio medico.[spirali]​
  • Il ruolo del medico e la distinzione tra malattia vera, malattia contraffatta e simulazione.[spirali]​
  • I cambiamenti nelle regole di condotta sociali e la riclassificazione del comportamento (es. come certi comportamenti diventano “malattia” in base a norme culturali variabili).[spirali]​
  • Il tema della simulazione come categoria psichiatrica e la critica al concetto di “malattia mentale simulata”.[spirali]​

In parte dell’opera Szasz sviluppa anche un’idea di psicoterapia come “chiarezza comunicativa”: un’attività volta a chiarire i significati dei comportamenti e delle forme‑di‑gioco relazionali, piuttosto che a “curare” una malattia.pdfcoffee+1


Contesto e rilevanza scientifica‑culturale

Il mito della malattia mentale deriva da una serie di articoli scientifici e conferenze, pubblicati in forma ampliata e rielaborata nel 1961; l’edizione italiana del 1966 contribuisce rapidamente ad introdurre Szasz nel dibattito europeo e italiano sulla psichiatria, accanto ad autori come Laing, Foucault e altri critici delle istituzioni di controllo.wikipedia+2

Il libro è stato accolto sia come punto di riferimento radicale per le correnti antipsichiatriche e per il pensiero critico alla biologizzazione della psichiatria, sia come bersaglio polemico da parte della psichiatria tradizionale, che contesta la sua negazione di qualsiasi basa biologica ai disturbi psichici.goodreads+2

Sul piano sociologico e di scienze umane, Szasz offre un quadro utile per analizzare:

  • il potere medico‑giuridico nella definizione di “normalità” e “malattia”;
  • la drammatizzazione sociale del disagio psichico;
  • la critica al totalitarismo psichiatrico (uso coercitivo del trattamento, ricoveri, diagnosi come strumenti di controllo).lavocedifiore+2


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