GIOVANNI SARTORI, Resta, allora, soltanto la soluzione di FERMARE LA CRESCITA DEMOGRAFICA . A questo effetto la tecnologia è benefica, la tecnologia aiuta: contraccettivi, pillole del giorno dopo, pillole abortive, costano pochissimo e la loro utilizzazione richiede soltanto un addestramento minimo. Ed è la soluzione che davvero risolve. … 2003

 

Giovanni Sartori, politologo
L’Espresso (1 gennaio 2003)

Quest’anno è andato male per chi racconta che tutto va bene. Quest’anno il maltempo, l’aumento del tempo cattivo, è stato di tutta evidenza. Così tutti cominciano ad avvertire che il clima sta cambiando, e che sta cambiando
rovinosamente. I “tranquillisti” ci tranquillizzano ricordandoci che il clima è sempre stato variabile, a volte buono, a volte no. È vero; ma il peggioramento del clima è ormai costante, è ormai un trend. Nubifragi, inondazioni e siccità non sono certo novità; ma è nuova la loro frequenza, la loro accelerazione. Negli ultimi dieci anni il numero di eventi
meteorologici estremi è balzato da 360 a più di 700 (il calcolo è della Organizzazione mondiale di meteorologia dell’Onu). Del pari, i grandi eventi alluvionali del mondo sono stati 6 negli anni Cinquanta, 18 negli anni Ottanta, 26 negli anni Novanta (calcoli della Geoscienze di Monaco). Inoltre piogge e siccità si spostano. In Italia il divario tra piogge disastrose al Nord e siccità (diminuzione di piogge) al Sud, è crescente: il che mette a rischio una metà della nostra agricoltura. Questi i fatti. Sono contestabili? Ormai sempre meno. Ma come si spiegano? Su questo fronte i tranquillisti si trasformano in fatalisti. Ammesso, come ormai ammettono, che il clima sta peggiorando, la loro spiegazione è che il trend riscaldante dipende da cicli cosmici. Ma se è vero che la Terra si è sempre scaldata e poi raffreddata, è anche vero che non abbiamo mai scoperto perché. E se le cause cosmiche sono soltanto una congettura per il passato, allo stesso titolo lo sono per il presente. Anzi, per il presente questa congettura è davvero poco credibile. Perché nel passato i cicli di glaciazione e di riscaldamento sono stati lentissimi, mentre il nostro cambiamento climatico è veloce. Dal che consegue che deve essere attribuito a un fattore nuovo. E di questo fattore – il cosiddetto effetto serra – sappiamo ormai parecchio. E sappiamo con certezza che questo effetto serra – con tutti i malanni che ne derivano – è prodotto dall’uomo. Siamo noi i responsabili dello sfascio del nostro pianeta. Ma “noi” chi? Noi come? Per via dell’eccesso di popolazione? Per colpa di un eccesso di consumismo? O perché la tecnologia che ci salva è anche una tecnologia che ci distrugge?

Il discorso comincia con Malthus, che alla fine del Settecento enunciò nel suo celebre “Saggio sulla Popolazione” tre principii.
Primo, che la crescita della popolazione era frenata dal fatto che i poveri morivano di fame
(morivano davvero, non figurativamente).
Secondo, che altrimenti la popolazione si sarebbe raddoppiata ogni 20-25 anni, il che comportava una crescita in progressione geometrica (1,2,4,8,16…).
Terzo, che l’agricoltura, e cioè il cibo, non poteva crescere allo stesso ritmo ma soltanto in progressione aritmetica (1,2,3,4…). Pertanto il buon abate Malthus raccomandava il controllo e la limitazione delle nascite: la dottrina che viene appunto detta malthusiana.

Le previsione di Malthus erano sbagliate? In parte sì, ma in parte no.
Ai suoi tempi la Terra era abitata da un miliardo di persone. Due secoli dopo siamo arrivati a 6 miliardi
. L’aumento non sarà stato in progressione geometrica, ma poco ci manca; e poi nemmeno Malthus prevedeva che lo sarebbe stato, visto che metteva in conto un crescendo di poveri che morivano di fame. La previsione sbagliata era quella sul cibo. Malthus scriveva agli albori della rivoluzione industriale, e la rivoluzione tecnologica che avrebbe moltiplicato a dismisura la resa dell’agricoltura non era nemmeno alle viste. A questo effetto la sua contabilità non poteva non essere sbagliata. E questa considerazione sposta il discorso dalla demografia alla tecnologia, e allo sviluppo fondato sulla tecnologia.

La tecnologia è il miracolo che ci tiene vivi in 6 miliardi, e che forse ci consentirà di diventare – quantomeno sulla carta – 10 miliardi tra una cinquantina d’anni. Ma la tecnologia è un miracolo costoso, un miracolo gravido di effetti collaterali nocivi. Il fatto è che il nostro habitat sta diventando sempre più inabitabile, e che la tecnologia ci ha già fatto imboccare il tunnel dello sviluppo “non sostenibile”. Non sostenibile nel senso che la natura non è più in grado di provvedere a se stessa, di rigenerarsi e di autoripararsi. Non è solo che noi stiamo consumando risorse
finite (petrolio e carbone) che finiranno presto; è anche che stiamo pericolosamente inquinando l’aria e l’acqua e pericolosamente disturbando gli equilibri climatici. Il che ci riporta alla domanda: per colpa di chi o
di che cosa?
Sì, lo abbiamo appena detto: per colpa della tecnologia. Ma questa è soltanto una risposta interlocutoria. Perché la tecnologia è uno strumento i cui effetti dipendono da come viene adoperato. Adoperato, appunto, dall’uomo. E così torniamo alla sovrappopolazione, al problema di Malthus.
Con questa differenza: che nel Settecento la popolazione poneva soltanto un problema di cibo, mentre oggi pone anche, in più, un problema di eccesso di consumo, di un “consumo cospicuo” (come diceva Veblen) che si traduce sia in uno spreco di risorse, sia in un fattore di inquinamento. Pertanto i rimedi, le cose da fermare o comunque da frenare, sono essenzialmente tre: la crescita della popolazione, il consumismo inquinante, la tecnologia inquinante.

Contro la tecnologia inquinante il combattimento è, ed è stato, del tutto perdente. Gli accordi di Kyoto del 1997 sull’inquinamento che produce i gas serra attendono ancora le ultime ratifiche, sono stati rinnegati dagli Stati
Uniti, e comunque richiedono entro il 2012 una riduzione risibile (inizialmente del 5,2 ora dell’1,8 per cento) che equivale soltanto a un modestissimo rallentamento di un inquinamento galoppante. Kyoto è importante  solo come caso emblematico. In termini di costi-benefici economici, “pulire” le emissioni nocive è un costo sproporzionato al beneficio. Il problema è da impostare in termini di costi-benefici ecologici, di salute della Terra e anche dei nostri polmoni. Ma da questo orecchio i politici e gli affari non ci sentono. E così l’amara conclusione è che il nostro suicidio tecnologico, nel senso sopra precisato, non è fermabile.

Veniamo al consumismo. Qui il discorso è che i popoli ricchi consumano troppo, e che tutto andrebbe a posto se consumassero meno. Ma se è vero che gli Stati Uniti consumano e sprecano in modo sproporzionato, se guardiamo ai
totali invece che all’inquinamento pro capite, già oggi il mondo occidentale da un lato, e il resto del mondo dall’altro, inquinano l’atmosfera a metà. E lo sviluppo dei Paesi sottosviluppati, che è uno sviluppo fondato su energia “sporca” (carbone, petrolio, più le foreste bruciate in Indonesia per ricavarne pochi anni di suolo agricolo), comporta che i grandi inquinatori dei prossimi decenni saranno la Cina, l’India, l’Indonesia e tutti i Paesi (Africa inclusa) ad alta prolificità. Pertanto non è vero che il problema sarebbe risolto se i Paesi sviluppati consumassero e quindi inquinassero meno. Il problema ormai è posto, con accelerazione drammatica, dalla popolazione crescente dei Paesi poveri o “in sviluppo”. Il fatto che gli Stati Uniti, con meno del 5 per cento della popolazione mondiale emettano
più del 25 per cento dei gas serra, irrita anche me. Il che non toglie che in questi termini il problema sia mal posto.

Resta, allora, soltanto la soluzione di fermare la crescita demografica. A questo effetto la tecnologia è benefica, la tecnologia aiuta: contraccettivi, pillole del giorno dopo, pillole abortive, costano pochissimo e la loro utilizzazione richiede soltanto un addestramento minimo. Ed è la soluzione che davvero risolve. Se fossimo ancora 2 miliardi – quanti eravamo appena 70 anni fa; quando gli anziani di oggi erano già nati – potremmo inquinare senza danno, e tutti i problemi che ci assillano in 6 miliardi (in rapida marcia verso i 10) sarebbero tutti di facile soluzione, proprio nuova tecnologia aiutante. Eppure di questa soluzione quasi non si parla. L’argomento è tabù. La Chiesa cattolica si oppone, e la sua opposizione riesce a bloccare tutti.

Soltanto la Chiesa cattolica? Sì. Perché il cristianesimo protestante – che pur si richiama agli stessi testi sacri e allo stesso Dio – consente la contraccezione. Così come la consentono tutte le religioni orientali, e anche l’Islam. Di recente l’Iran – il più teocratico di tutti gli Stati musulmani – si è fortemente impegnato, con successo, in una campagna di riduzione della natalità (che è scesa da 6,5 a 2,1 figli per donna). La domanda allora diventa: possibile che la Chiesa di Roma conti per tutti? Sì, è possibile perché dispone di voti strategici negli Stati Uniti e nell’Onu.
E se le Nazioni Unite rifiutano persino di ammettere che esista un problema di esplosione demografica, quella esplosione non può essere fermata. Tanto vero che la popolazione mondiale sta aumentando di 70-80 milioni di persone all’anno. Ogni anno nascono, per così dire, due Spagne in più. È folle, è follia.

È folle anche perché l’accanimento “procreazionista” del Vaticano è recente, recentissimo. L’enciclica “Humanae vitae” di Paolo VI è del 1968, allora cadde praticamente nel nulla, e non costituisce un pronunciamento infallibile (non è coperto dalla dottrina della infallibilità del papa).
Pertanto la crociata pro-nascite della Chiesa di Roma è tutta opera di papa Wojtyla.

Certo è che il divieto di pratiche contraccettive non trova nessun sostegno nelle Sacre Scritture, nella tradizione, teologia e legge naturale del cattolicesimo. E poi, come si fa a condannare non solo l’interruzione di una gravidanza ma, alla stessa stregua, anche la sua prevenzione? La Chiesa non si può opporre ai contraccettivi con l’argomento che usa contro l’aborto, e cioè che si tratta di assassinio. Assassinio di che cosa? Del nulla, visto che la prevenzione impedisce la fecondazione. L’argomento – lo so bene – è delicato. Ma se la natalità non viene fermata (è la mia tesi di fondo nel libro “La terra scoppia -Sovrappopolazione e Sviluppo” uscito per i tipi di Rizzoli a gennaio) la Terra davvero scoppierà.

Alla fine del 2002 l’uomo europeo è allarmato soprattutto dal clima, e per ora si accorge del fatto che in città respira male, respira veleno. Ma la nuvola asiatica, la nuvola marrone di altri veleni riscaldanti, è in arrivo sul Mediterraneo; e quindi tra poco respireremo male anche al mare. È tempo di cominciare a capire, allora, che è il nostro habitat che è minacciato dai troppi abitanti, e che esiste un punto di non ritorno ecologico oltre il
quale l’uomo distrugge le proprie condizioni di vita.

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