Crisi definitiva del Governo Prodi: 4 febbraio 2008

Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse
Costituzione della Repubblica italiana, art. 88

In tema di agenda politica:

Il Presidente del Senato Franco Marini ha dovuto rinunciare all’ incarico che gli aveva affidato Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

La frase-chiave del suo comunicato è questa:

«E’ diffusa tra le forze politiche la consapevolezza della necessità di modificare la legge elettorale vigente. Non ho riscontrato però l’esistenza di una significativa maggioranza su una precisa ipotesi di riforma elettorale».

E’ stata sprecata una importante occasione per rendere più chiara l’offerta politica del nostro paese: riduzione della frammentazione dei partiti, maggiore chiarimento delle identità dei soggetti presenti sulla scena pubblica, impedimento che piccole rappresentanze possano con il loro boicottaggio sabotare i processi decisionali.

Invece è accaduto che i partiti di centro-destra sentono l’odore del sangue, hanno in pochi giorni messo da parte i feroci conflitti che li dividevano ed assaporano la speranza di vittoria che i sondaggi gli attribuiscono.

In questa congiuntura storica appare chiara una mutazione a mio avviso molto pericolosa: quella di trasformare la democrazia rappresentativa che si esprime attraverso l’esercizio del voto in un’altra forma della politica nella quale contano i sondaggi, che possono essere variamente contraffatti con fini tecniche di manipolazione (tipi di domande, sfruttamento di tensioni dovute ad eventi di cronaca, mutevolezza delle opinioni a seconda del momento di somministrazione del sondaggio).

Interpreto questa deprimente fase storica usando due criteri: quella dei tempi brevi e quella dei tempi lunghi.

1. Tempi brevi:
la coalizione di sinistra-centro ha perso la sfida del sapere governare

Finisce l’idea di un’ampia coalizione che mette assieme solo ciò che è CONTRO la destra. Il governo Prodi è stato sconfitto oggi a causa dei centristi di Mastella e Dini, ma per due anni ha continuamente sofferto per le prepotenze di Diliberto, Giordano e Pecoraro. E ha dimostrato la sua inaffidabilità sulla politica estera. Questa ampia coalizione era mediocre e inceppata nei meccanismi decisionali.

Il progetto di Romano Prodi era ambizioso e consisteva nell’obiettivo di tenere assieme le due sinistre della politica italiana: quella riformista e quella radicale.

Il 2006-2008 insegna che questo è un compito impossibile.

Un profilo riformista non è compatibile con i retrogradi sostenitori delle ideologie totalitarie del primo novecento il cui profilo programmatico è del tutto contraddittorio con le politiche economiche che tendono a liberalizzare alcune parti del mercato.

Basta scorrere la seguente cronologia del Governo Prodi:

  • inizio luglio 2006: il ministro Ferrero di Rifondazione Comunista contesta il Documento di programmazione economica e non lo vota
  • fine luglio 2006: il voto sull’indulto provoca una spaccatura all’interno del centrosinistra
  • fine luglio 2006: il decreto sull’Afghanistan e le missioni all’estero mette in rilievo le differenze strategiche in materia di politica estera
  • 28 dicembre 2006: Verdi, Pdci, Rifondazione scendono in piazza contro il loro governo in tema di precarietà e politiche del lavoro
  • 16 gennaio 2007: in occasione dell’ampliamento della base Usa di Vicenza la sinistra “antagonista” e numerosi parlamentari della maggioranza partecipano attivamente a manifestazioni contro il governo e le sue politiche per la difesa
  • 31 gennaio 2007: viene approvata in Parlamento una mozione sui Dico, il governo  vara  un disegno di legge  che si ferma subito per le contrarietà interne alla coalizione
  • 21 febbraio 2007: il Senato boccia la mozione di politica estera del Governo. Votano contro un esponente di Rifondazione comunista e di uno dei Comunisti italiani. Prodi si dimette. Giorgio Napolitano lo rinvia alle Camere, dove il Governo Prodi viene riconfermato approvando un programma di 12 punti. Il 28 febbraio l’esecutivo ottiene la fiducia al Senato.
  • 19-22 aprile 2007: i congressi di Ds e Margherita decidono di far nascere il Partito Democratico. Dai Ds si dimette Fabio Mussi, che fonda la Sinistra democratica; dalla Margherita se ne vanno Willer Bordon ed altri
  • 8 maggio 2007: la ministra Rosy Bindi non invita le organizzazioni degli omosessuali ad un convegno sulla famiglia. I ministri Ferrero e Bonino dissentono e non partecipano alla iniziativa, segnando la loro distanza sulle politiche per la famiglia
  • 12 maggio 2007: la parte di sinistra della coalizione organizza una manifestazione a sostegno delle unioni di fatto tra gay. Vi partecipano molti esponenti di centrosinistra, contro il parere del governo e del presidente Prodi
  • 20 maggio 2007 : Prodi annuncia che c’è un accordo nel governo per redistribuire risorse economiche ottenute dalle politiche fiscali. Rifondazione, Pdci, Verdi protestano per i criteri adottati in questa scelta
  • 22 maggio 2007: il comandante della Guardia di finanza  Roberto Speciale denuncia il viceministro Visco per ingerenze rispetto al suo ruolo. Il governo lo dimissiona e a Visco vengono tolte le deleghe su questo corpo dello stato. Nella maggioranza l’Italia dei valori di Di Pietro era per le dimissioni di Visco
  • 29 settembre 2007: nasce l’Unione democratica di Bordon e Manzione che intimano a Prodi di dimezzare i ministri, altrimenti ritirerebbero il sostegno al governo
  • 14 ottobre 2007: Walter Veltroni è nominato segretario del Partito democratico. La sinistra massimalista comincia la sua opera di denigrazione: “nuova democrazia cristiana”; “partito americano”, partito “moderato”, come se fare politiche moderate fosse un vizio da condannare e non la virtù dei responsabili del bene comune
  • 21 ottobre 2007: Di Pietro chiede che Mastella si dimetta dal governo, a causa di alcuni procedimenti giudiziari a suo carico
  • 25 ottobre 2007: al Senato il Governo viene battuto sul decreto allegato alla Finanziaria
  • 30 ottobre 2007: il Governo viene sconfitto in Commissione alla Camera sulla proposta di istituire una commissione d’inchiesta sui fatti del G8 a Genova
  • 6 dicembre 2007: il Senato approva sul filo del rasoio (160 voti contro 158: sono decisivi i voti di Cossiga e di altri senatori a vita) la conversione del “decreto sicurezza”. Paola Binetti vota contro. Nei successivi giorni si scopre che c’è un errore nel testo e il Presidente della Repubblica non lo firmerà. Il governo decide di far decadere il decreto
  • 10 gennaio 2008: in Campania scoppia la “questione rifiuti”. 10 anni di governo regionale di centrosinistra ha impedito la costruzione di termodistruttori: Bassolino e Pecoraro Scanio vengono giudicati i responsabile di questa catastrofe ecologica. Il governo nomina un super-commissario che dovreebbe gestire questa emergenza. La parte di sinistra della coalizione è contro questa scelta.
  • 15 gennaio 2008: viene impedito al professor Ratzinger (che fra l’altro è anche papa) di tenere una lectio magistralis all’Università La Sapienza. I cosiddetti “laici” applaudono a questa operazione di censura della espressione di pensiero
  • 16 gennaio 2008: il ministro della Giustizia Mastella, che non ha avuto solidarietà dalla parte della sinistra massimalista del governo,  si dimette in seguito alle inchieste giudiziarie che coinvolgono lui e sua moglie. Due giorni dopo l’Udeur ritira il suo appoggio al governo Prodi, che entra in una crisi irreversibile.

2. Tempi lunghi:
il ventennio di Berlusconi e la pigrizia mentale della sinistra

E’ questa una questione perfino più seria di quando sta accadendo in questi giorni.

L’analisi più lucida e precisa l’ha fatta Luca Ricolfi in questo solido e ben argomentato articolo. Un pietra miliare di sociologia politica:
Vent’anni con Silvio
di Luca Ricolfi
in La Stampa, 27 gennaio 2008

Nei prossimi giorni, ne potete star certi, assisteremo a un penoso spettacolo di recriminazioni reciproche: la colpa è di Mastella, la colpa è di Veltroni, la colpa è di Prodi, la colpa è del Vaticano. Magari capiterà anche a me di ripetere una tesi che ho sostenuto per oltre un anno: il risultato più importante del governo Prodi è stato di rendere più probabile, molto più probabile, il ritorno di Berlusconi. Qualcuno lo considererà un merito, personalmente la considero una grave responsabilità che, con la sua perenne litigiosità, si è assunto l’intero gruppo dirigente della sinistra. C’è però anche un altro modo, più tranquillo e distaccato, di guardare agli eventi di questi giorni. Proviamo, per un attimo, a dimenticare le beghe del Palazzo e chiediamoci semplicemente:

come racconteranno le vicende di questi anni gli storici di domani?

Che cosa si dirà della seconda Repubblica?

Azzardo una risposta.

Gli storici di domani parleranno del periodo 1994-2014 come oggi noi parliamo del fascismo.

In che senso? Non certo nel senso che l’Italia di oggi abbia tratti fascisti, ma nel senso che entrambi saranno visti come due periodi storici piuttosto lunghi, piuttosto omogenei, e dominati da una figura politica centrale, Mussolini nel ventennio fascista, Berlusconi in quello – appunto – berlusconiano. Parlo di ventennio berlusconiano perché, in qualsiasi modo evolva la crisi di questi giorni, è estremamente probabile che le prossime elezioni le vinca il centro-destra e che Berlusconi resti al centro della scena fino al 2014 (o al 2020, se nel 2013 riuscirà a coronare il sogno di diventare Presidente della Repubblica).

Lo storico di domani sarà meno accecato dall’amore e dall’odio di quanto lo siamo noi oggi, e quindi riuscirà a vedere le cose freddamente. Naturalmente ci saranno gli storici di sinistra, che giudicheranno negativamente «il ventennio», e ci saranno gli storici di destra, che lo giudicheranno positivamente. Ma quel che entrambi si chiederanno è:

perché?
Perché la sinistra è uscita sconfitta da Tangentopoli e dalla crisi della prima Repubblica (1994)?

Perché è stata sconfitta di nuovo nel 2001 e nel 2008?

Perché per vent’anni è stata succube, come ipnotizzata, dalla figura del Cavaliere?

Su questo, sulle cause del ventennio berlusconiano, credo che gli storici di domani saranno meno divisi che sul giudizio politico verso il ventennio. Gli storici di domani spiegheranno che l’Italia entrò a capofitto nel ventennio berlusconiano perché la classe dirigente della sinistra uscita dalla Resistenza, specie nella sua componente egemone (quella comunista) era afflitta da una grave malattia, poi rivelatasi incurabile: la pigrizia mentale.

Nel 1956 i carri armati sovietici avevano invaso l’Ungheria, ma la stragrande maggioranza dei dirigenti del Pci (compreso l’attuale Presidente della Repubblica) non aveva battuto ciglio.

Tre anni dopo, a Bad Godesberg, la socialdemocrazia tedesca abbracciava definitivamente il riformismo, e pochi anni dopo andava al governo, nel primo esperimento di Grosse Koalition (1966-1969).

Per tutta reazione, qui da noi l’aggettivo «socialdemocratico» acquistava sempre più il sapore di un insulto, condito di disprezzo e supponenza.

Nel 1968 i carri armati sovietici invadevano Praga, nel 1981 la medesima minaccia dei carri armati veniva rivolta alla Polonia (provocando il «colpo di stato patriottico» del generale Jaruzelski), nel 1989 cadeva il muro di Berlino.

Nonostante tutto questo, occorrerà attendere altri due anni perché, nel 1991, un dirigente comunista tenti finalmente una timida svolta (la «Bolognina» di Achille Occhetto), con il risultato di spaccare il partito e determinare una dolorosa scissione a sinistra, del resto pienamente comprensibile (come si poteva pretendere che i militanti accettassero la socialdemocratizzazione del partito, se fino al giorno prima l’aggettivo socialdemocratico veniva usato come un insulto?).

Poi arriva la sconfitta del 1994, l’idea dell’Ulivo, la rivincita del 1996 (primo governo Prodi), il suicidio del 1998 (Bertinotti che, dopo appena due anni, fa cadere il primo governo di sinistra della storia repubblicana). Ce ne sarebbe abbastanza per far capire anche al più lento bradipo del mondo che è giunto il momento di accelerare il passo. E invece no, i dirigenti della sinistra impiegano altri dieci anni per costruire il Partito democratico, senza rendersi conto che nel 1998 (quando cade il primo governo Prodi) erano già indietro di quarant’anni.

Naturalmente gli storici si chiederanno anche perché tanta lentezza, o pigrizia mentale come preferisco dire io. Non so quale sia la loro risposta, ma la mia è semplice (e so già che qualcuno dirà che è semplicistica).
Per poter restare fedele al mito del socialismo sovietico, la cultura comunista ha dovuto sviluppare una straordinaria capacità di ignorare i fatti, distorcere le informazioni, manipolare le coscienze.

E ci è riuscita così bene che quella capacità è sopravvissuta alle ragioni che l’avevano prodotta. Quando Berlusconi è apparso sulla scena, i dirigenti della sinistra non hanno pensato che era giunto il momento di aggiornare la loro analisi della società italiana e accelerare la costruzione di una forza genuinamente riformista, ma hanno trovato più naturale usare quella loro straordinaria capacità di manipolazione per combattere Berlusconi, senza rendersi conto che così allontanavano – anziché avvicinarlo – il momento di costruire una sinistra moderna, in grado di parlare chiaro e fare scelte coraggiose. E’ così che la meteora Berlusconi, da semplice passaggio della storia italiana, è divenuto il marchio di un’era.

Visto con gli occhi di domani, il limite di Veltroni non è di aver «diviso la sinistra». Il limite di Veltroni, di D’Alema, di Fassino, di Rutelli è di aver aspettato troppo a lungo.

Il Pd è nato nel 2007, mezzo secolo dopo Bad Godesberg, ma ancora adesso non ha trovato il coraggio di spiegare agli italiani che cosa vuole esattamente. E a fronte di un ritardo di mezzo secolo, vent’anni di Berlusconi sono una punizione fin troppo lieve.

Lascia un Commento se vuoi contribuire al contenuto della informazione

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.