Lettera di Aldo a Eleonora Moro. Lettura di Massimo Popolizio

A Eleonora Moro

(lettera non recapitata)

Mia dolcissima Noretta,

dopo un momento di esilissimo ottimismo4, dovuto forse ad un mio equivoco circa quel che mi si veniva dicendo, siamo ormai, credo 5, al momento conclusivo. Non mi pare il caso di discutere della cosa in sé e dell’incredibilità di una sanzio­ne che cade sulla mia mitezza e la mia moderazione. Certo ho sbagliato, a fin di bene, nel definire l’indirizzo della mia vita. Ma ormai non si può cambiare. Resta solo di riconosce­re che tu avevi ragione. Si può solo dire che forse saremmo stati in altro modo puniti, noi e i nostri piccoli. Vorrei re­stasse ben chiara la piena responsabilità della D.C. con il suo assurdo ed incredibile comportamento. È sua va detto con fermezza cosi come si deve rifiutare eventuale medaglia che si suole dare in questo caso. E poi vero che moltissimi ami­ci (ma non ne so i nomi) o ingannati dall’idea che il parlare mi danneggiasse o preoccupati delle loro personali posizio­ni, non si sono mossi come avrebbero dovuto. Cento sole fir­me raccolte avrebbero costretto a trattare 6. E questo è tutto per il passato. Per il futuro / c’è in questo momento una te­nerezza infinita per voi, il ricordo di tutti e di ciascuno, un amore grande grande carico di ricordi apparentemente insi­gnificanti e in realtà preziosi. Uniti nel mio ricordo vivete insieme. Mi parrà di essere tra voi. Per carità, vivete in un’unica casa, anche Emma se è possibile e fate ricorso ai buoni e cari amici, che ringrazierai tanto, per le vostre esigenze. Bacia e carezza per me tutti, volto per volto, occhi per oc­chi, capelli per capelli. A ciascuno una mia immensa tenerez­za che passa per le tue mani. Sii forte, mia dolcissima, in que­sta prova assurda e incomprensibile. Sono le vie del Signo­re. Ricordami a tutti i parenti ed amici con immenso affetto ed a te e tutti un caldissimo abbraccio pegno di un amore eterno. Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali come ci si vedrà dopo. Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo. Amore mio, sentimi sempre con te e tienmi stretto. Bacia e carezza Fida, Demi, Luca (tanto tanto Luca) Anna Mario il piccolo non nato Agnese Giovanni. Sono tanto grato per quello che hanno fatto. Tutto è inutile, quando non si vuole aprire la porta. Il Papa ha fatto pochino: forse ne avrà scrupolo

1 Recapitata il 5 maggio, insieme con la successiva, da don Mennini, ma la da­ta di stesura potrebbe essere antecedente. Non è presente tra i dattiloscritti ritro­vati nell’ottobre 1978, né tra le fotocopie dei manoscritti di dodici anni dopo. L’o­riginale è riprodotto in CM, voi. CXXII, pp. 445-46. E lettera autonoma dalla se­guente. Lo stesso giorno, qualche ora prima, il comunicato n. 9 delle Br annunciava: «Concludiamo quindi la battaglia iniziata il 16 marzo eseguendo la sentenza a cui Aldo Moro è stato condannato». Divulgata il 13 settembre 1978 dal «Corriere del­la Sera», p. 6, ma fu pubblicata per la prima volta integralmente e in modo auto­nomo dalla successiva, in L’intelligenza e gli avvenimenti, pp. 427-28.

2 Si distingue una «t» corretta: forse in precedenza aveva scritto «politiche».

3 È il solito esergo aggiunto posteriormente nello spazio residuo del foglio.

4 Questa espressione non sembra essere giustificata dai toni sicuri delle due versioni della lettera a Zaccagnini e soprattutto dal perentorio argomentare delle pagine finali del “Memoriale”, che non sono certo il prodotto di un «esilissimo ot­timismo».

5 II prigioniero, rispetto alla lettera successiva, «crede» ancora, cioè non è del tutto sicuro di morire: in 55 giorni sarebbe questa la terza volta in cui vive un si­mile stato emotivo di imminente minaccia di morte.

6 A proposito di questa raccolta di firme, Guerzoni ha testimoniato in Com­missione stragi, il 6 giugno 1995: «L’onorevole Moro chiese la raccolta di cento fir­me per convocare il Consiglio Nazionale e noi arrivammo a ventinove, a quel pun­to dissi che non avrei più collaborato per cercare le firme, perché non volevo che l’onorevole Moro rimanesse alla storia come colui che aveva determinato la rottu­ra formale del partito. A mio parere infatti l’onorevole Moro non voleva la rottura del partito; semmai che venissero in evidenza delle contraddizioni. Tanto più ero convinto di questo, perché sapevo che egli non sarebbe mai tornato e che quindi ol­tretutto avremmo fatto delle operazioni di significato storico che non servivano nemmeno a salvarlo». Secondo la testimonianza di Vittorio Cervone, fra i promo­tori nel 1968 della corrente democristiana «Gli amici di Aldo Moro», il 9 maggio, alle 13,1 principali esponenti del gruppo, erano riuniti a pranzo al ristorante il « Bar­roccio» e stavano decidendo di chiedere la convocazione del Consiglio nazionale della De, quando furono raggiunti dalla tragica notizia del ritrovamento del cada­vere dell’uomo politico (Cervone, Ho fatto di tutto, p. 44).

da: Aldo Moro, Lettere dalla prigionia, a cura di Miguel Gotor, Einaudi 2008, p. 177-179


Un altro ricordo:

postato da: AMALTEO alle ore marzo 21, 2008 01:30 | link | commenti (12)
categorie: destinopolis terrorismopolis storia contemporanea

Lettera di Aldo Moro a Luca. Lettura di Massimo Popolizio

A Luca Bonini
(lettera non recapitata)

Mio carissimo Luca,
non so chi e quando ti leggerà questa lettera del tuo caro nonnetto. Potrai capire che tu sei stato e resti per lui la cosa più importante della vita. Vedrai quanto sono preziosi i tuoi riccioli, i tuoi occhietti arguti e pieni di memoria, la tua inesauribile energia.

Saprai così che tutti ti abbiamo voluto un gran bene ed il nonno, forse, appena un po’ più degli altri. Per quel poco che è durato sei stato tutta la sua vita.
Ed ora il nonno Aldo, che è costretto ad allontanarsi un poco, ti ridice tutto il suo infinito affetto ed afferma che vuole restarti vicino.

Tu non mi vedrai, forse, ma io ti seguirò nei tuoi saltelli con la palla, nella tua corsa al [… ] nel guizzare nell’acqua, nel tirare la corda al motore. Io sarò là e ti accarezzerò, come sempre ti ho accarezzato, dolcemente il visino e le mani. Ti sarò accanto la notte, per cogliere l’ora giusta della pipì, e farti poi dolcemente riaddormentare. E la mattina portarti la vestaglietta, magari con le scarpette pronte in mano in attesa della pizza o del pane fresco.

Queste sono state le grandi gioie di nonno e, per quanto è possibile lo resteranno.

Cresci buono, forte, allegro serio. Il nonno ti abbraccia forte forte, ti benedice con tutto il cuore, spera sia in mezzo a gente che ti vuol bene e che forma anche la tua psiche.
Con tanto amore
il nonno

Lettera di Aldo Moro a Luca. Lettura di Massimo Popolizio

A Luca Bonini
(lettera non recapitata)

Mio carissimo Luca,
non so chi e quando ti leggerà questa lettera del tuo caro nonnetto. Potrai capire che tu sei stato e resti per lui la cosa più importante della vita. Vedrai quanto sono preziosi i tuoi riccioli, i tuoi occhietti arguti e pieni di memoria, la tua inesauribile energia.

Saprai così che tutti ti abbiamo voluto un gran bene ed il nonno, forse, appena un po’ più degli altri. Per quel poco che è durato sei stato tutta la sua vita.
Ed ora il nonno Aldo, che è costretto ad allontanarsi un poco, ti ridice tutto il suo infinito affetto ed afferma che vuole restarti vicino.

Tu non mi vedrai, forse, ma io ti seguirò nei tuoi saltelli con la palla, nella tua corsa al [… ] nel guizzare nell’acqua, nel tirare la corda al motore. Io sarò là e ti accarezzerò, come sempre ti ho accarezzato, dolcemente il visino e le mani. Ti sarò accanto la notte, per cogliere l’ora giusta della pipì, e farti poi dolcemente riaddormentare. E la mattina portarti la vestaglietta, magari con le scarpette pronte in mano in attesa della pizza o del pane fresco.

Queste sono state le grandi gioie di nonno e, per quanto è possibile lo resteranno.

Cresci buono, forte, allegro serio. Il nonno ti abbraccia forte forte, ti benedice con tutto il cuore, spera sia in mezzo a gente che ti vuol bene e che forma anche la tua psiche.
Con tanto amore
il nonno

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