numero verde contro la pratica delle mutilazioni genitali femminili in Italia

800 300 558: un numero verde contro la pratica delle mutilazioni genitali femminili in Italia

Il servizio, gestito da operatori della Polizia di Stato, nasce dalla collaborazione tra ministero dell’Interno e il dipartimento per le Pari Opportunita’ della presidenza del Consiglio

Le mutilazioni genitali femminili, le origini culturali

Le difficoltà legate al tema delle MGF sono condizionate dall’origine culturale e tendono a rimanere piuttosto stabili nel tempo. Solitamente sono praticate su soggetti molto giovani, in media ragazze che non hanno ancora compiuto 15 anni. Secondo i dati più aggiornati, forniti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, sono tra 100 e 140 milioni le bambine, ragazze e donne nel mondo che hanno subito una forma di mutilazione genitale femminile. L’Africa è di gran lunga il continente in cui il fenomeno è più diffuso (in alcuni paesi la diffusione supera 80%, quasi la totalità della popolazione femminile).

Nel mondo occidentale, si evince da uno studio commissionato dal ministro per le Pari Opportunità, il fenomeno è presente, seppure in modo sommerso. Si calcola, ad esempio, che in Italia su 110 mila donne africane residenti, provenienti dai paesi “a tradizione escissoria”, circa 35 mila hanno subito MGF, prima di venire in Italia o durante il soggiorno. È quindi facile supporre che, nei prossimi anni, tra le bambine e le giovani donne africane residenti in Italia vi siano le potenziali vittime di questa pratica.

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5 commenti

  1. È molto strano che non si parli mai di mutilazioni genitali sui bambini ma solo di mutilazioni genitali femminili. Perché questa disparità di trattamento? I bambini perché maschietti devono sopportare questa mutilazione? La pratica della circoncisione oltre ad essere una mutilazione al pari di quella femminile, il risultato è rendere insensibile una parte del corpo attraverso una esportazione chirurgica, crea dolore e fastidio per un periodo piuttosto lungo, lo strofinamento di quella parte genitale sugli indumenti è doloroso finché la parte stessa non si desensibilizza. Allora per favore facciamo una campagna senza esclusioni e discriminazioni, le mutilazioni sui bambini sono una cosa barbara punto. Togliamo la parola “femminile” e sostituiamola con “sui bambini”.

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  2. Caro Danilo, nella mia ignoranza so che sono due cose diverse. Non si tratta di discriminazione! Le donne rischiano di morire per queste pratiche! il mondo femminile è molto più articolato di quello maschile a causa del ciclo mestruale e del parto che sono già abbastanza pesanti senza mutilazioni genitali. Per non parlare poi del fatto che l’uomo prova comunque piacere nei rapporti sessuali anche se circonciso mentre la donna no. Per ultimo specifico che MGF non è una semplice circoncisione (che non sottovaluto sia chiaro non penso sia giusto fare ciò nemmeno agli uomini) ma nei casi peggiori l’asportazione del clitoride, delle piccole labbra e di parte delle grandi labbra che vengono cucite provocando immenso dolore fisico ma soprattutto fisico a chi lo subisce

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  3. molte grazie, Giulia
    per le sue informazioni precise e accurate.
    Condivido del tutto la sua argomentazione. Resta il grande problema di come conciliare nei nostri territori e nella nostra cultura abitudino tradizionali coì devastanti con il nostro spirito pèubblico e la nostra concezione del corso, della sua salute e dei vissuti che vi si accompagnano
    le auguro buoni giorni
    Paolo Ferrario

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  4. Grazie a lei per l’immediata risposta, ritengo che in Italia (come in quasi tutta Europa) manchino l’informazione e delle leggi appropriate ma che queste non siano che l’inizio. Le leggi minacciano e spaventano (sempre che i diretti interessati sappiano della loro esistenza!)ciò può essere utile da una parte per scoraggiare le pratiche ( solo qualora la legge venga attuata davvero) ma ciò che manca soprattutto è un sostegno di tipo psicologico alle donne sole, barricate nelle loro abitazioni assieme al loro dolore con l’impotenza provocata dal silenzio opprimente che sono costrette a mantenere su ciò che hanno subito

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  5. Ritengo importante proprio per quello che si è appena detto di non produrre discriminazioni all’inizio di questo cambiamento che deve essere culturale. Ripeto il mio slogan: fermiamo le mutilazioni genitali sui bambini.

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