CHECCHI D. (a cura di), Immobilità diffusa, Perché la mobilità intergenerazionale è così bassa in Italia

CHECCHI D. (a cura di)

Immobilità diffusa

Perché la mobilità intergenerazionale è così bassa in Italia

Collana “Studi e Ricerche”

pp. 336, (€ 31,00) € 26,35
978-88-15-13759-3
anno di pubblicazione 2010

in libreria dal 17/06/2010

Copertina 13759

Uno dei fattori che più rallentano lo sviluppo in Italia è la sostanziale immobilità intergenerazionale. Come si genera e che cosa la sostiene? Questa corposa ricerca offre dati e strumenti per comprendere il fenomeno, indicando anche possibili linee di intervento per contrastarlo. La situazione famigliare – misurata dal titolo di studio, dal reddito, dall’occupazione e dalla ricchezza dei genitori – influenza le decisioni sul tipo di scuola da scegliere e sul titolo di studio da conseguire, agisce sul rendimento scolastico e sulla probabilità di abbandonare gli studi, determina le modalità d’ingresso nel mondo del lavoro. Condizioni di svantaggio dei genitori tenderanno a riprodursi, influenzando il futuro dei figli e trasmettendosi per generazioni. Politiche adeguate dovrebbero andare oltre il semplice sostegno alle famiglie in difficoltà, concentrandosi sullo sradicamento della povertà nell’infanzia, intesa come condizione di esclusione, e supportando i giovani negli anni della formazione.

Daniele Checchi, professore di Economia dell’istruzione ed Economia del lavoro nell’Università degli studi di Milano, è stato consulente INVALSI per la predisposizione di un piano nazionale per la valutazione degli apprendimenti (2008) e per la stesura di un modello di valutazione delle scuole (2009); è membro del Consiglio direttivo della Fondazione per la Scuola (Torino) dal 2009. Per il Mulino ha pubblicato “Sistema scolastico e disuguaglianza sociale. Scelte individuali e vincoli strutturali” (curato con G. Ballarino, 2006) e “Istruzione e mercato. Per una analisi economica della formazione scolastica” (1999).

Volumi – CHECCHI D. (a cura di), Immobilità diffusa

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Un commento

  1. La responsabilità è, prescindere le condizioni economiche, di noi genitorie delle “Mamme” dei poverini che preferiscono vivere in casa al caldo e con l’ovetto sbattuto più il sussidio di disoccupazione piuttosto che..conosco per professione tanti schivazappa e, per mia grande fortuna anche tanti volonterosi pronti a fare e purtroppo a partire o partiti e felici. Loro nuovi emigrati contribuiscono al benessere e alla crescita dei paesi tipo NZ, Australia ec. che li accolgono felici d’importare merce pregiata: brain-power !

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