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Dipak R. Pant e le terre estreme (“Extreme Lands Program”): resoconto di viaggio in Mongolia

da una EMail ricevuta oggi:

Egregio Professor  Paolo Ferrario,
mi ricordo di Lei con piacere; ringrazio per il Suo interesse nei miei lavori.
Sto per raccontare una mia recente spedizione scientifica.

Sponsor economici della spedizione:

  • Gessi SpA (Serravalle Sesia, Piemonte),
  • GEA Spa (Brindisi, Puglia),
  • MielePiù SpA (Salerno, Campania)
  • Gelosmino SpA (Foggia, Puglia).


Ulaan Baatar (Ulan Bator), 25 Agosto 2010.

Eccomi qui nella capitale della Mongolia di nuovo, dopo un lungo e tortuoso itinerario di sopralluogo (field survey) tra le steppe, le alture ed il deserto, con due soste in due luoghi remoti per una ricognizione approfondita (habitat, community and household survey).

Questa spedizione scientifica è stata resa possibile grazie alla fiducia, all’amicizia ed alla generosità dei miei sostenitori italiani: gli esponenti di alcune imprese italiane che eccellono sia per la bravura nei loro affari sia per la loro illuminata responsabilità sociale e leadership culturale: Gessi SpA (Serravalle Sesia, Piemonte), GEA Spa (Brindisi, Puglia), MielePiù SpA (Salerno, Campania) e Gelosmino SpA (Foggia, Puglia).

Constato con piacevole sorpresa che tra le nuove generazioni degli imprenditori ed alti dirigenti d’impresa italiani, del nord e del sud, esistono anche quelli che potremmo chiamare illuminati e lungimiranti, che si interessano di scienza, cultura, umanità e pianeta e che si distinguono da coloro che sponsorizzano solo le squadre di sport, le barche per le regate, i rallies, gli spettacoli o le gare di grandi visibilità televisiva, le sfilate di moda, gli eventi mondani ed i concorsi di bellezza (la mercificazione dei giovani corpi femminili) o altre cose effimere. I miei sostenitori-imprenditori italiani hanno dato a me, un semplice professore che si occupa di economia sostenibile, tanto incoraggiamento e molti consigli pratici oltre a disporre di un finanziamento adeguato per tutto il ciclo del lavoro di ricerca in questa fase.

In questa spedizione scientifica: tre settimane di movimento in compagnia di 5 persone mongole (accademici e tecnici mongoli che riescono bene a comunicare in inglese parlato e scritto) ed un percorso di circa 3600 km. di cui circa 3000 km. di strade (si fa per dire ‘strade’) sterrate e di tracciati a malapena carrozzabili con due veicoli abbastanza robusti (una fuoristrada russa, la Uaz 69, ed una fuoristrada giapponese, la Toyota Land Cruiser) caricati di mappe, strumenti di ricerca ed osservazione, viveri, medicinali, pezzi di ricambio e ruote di scorta, attrezzature ed arnesi meccanici, tende, fornelli da campo ed altre cose di utilità logistica – attraverso le steppe relativamente umide (con fiumi, torrenti, laghi e laghetti) tra 1200 e 1800 metri sopra il livello del mare, poi le steppe verdi di altura a ridosso delle foreste di conifere tra 1800 e 3000 m.s.l.m. sulla catena dei monti Khangai, poi le steppe aride di pianura a ridosso del grande deserto (Gobi) tra 1000 e 1700 m.s.l.m. e, infine, le steppe aride di altura delle propaggini della grande catena dei monti Altai che partono dai confine Kazakhistan-Russia-Cina-Mongolia e che finiscono nel grande deserto mongolo (Gobi-Altai) tra 1700 e 2800 m.s.l.m.

Le comunità ed i loro ecosistemi osservati e studiati in questa missione sono tra i più remoti del mondo con un’economia primaria (agro-silvo-pastorale, nomade e transumante) di sussistenza oltre, naturalmente, ad essere tra i luoghi meno facilitati dal punto di vista delle infrastrutture e dei servizi.
Le grandi zone (AIMAG, equivalente alla ‘regione’ in Italia) transitate sono: Tov, Bulgan, Arkhangai, Ovorkhangai, Bayankhongor, Gobi-Altai e Arvakheer. I contatti ufficiali e le partnership istituzionali sono con i governi di due AIMAG: Arkhangai e Gobi-Altai.
I due contesti approfonditi in collaborazione con le amministrazioni locali di otto BAG (equivalente al ‘comune’ in Italia) che fanno parte di due SOUM (equivalente alla ‘provincia’ italiana) sono: il SOUM di Olziit nell’AIMAG (regione) di Arkhangai ed il SOUM di Darvi nell’AIMAG di Gobi-Altai.
Olziit (Arkhangai) fa parte di un territorio di steppe relativamente umide, poco distante dalla taiga (la foresta di conifere) del nord che poi prosegue verso il confine con la Siberia (Federazione Russa). Darvi (Gobi-Altai) ha invece un territorio di steppe aride di altura dove le propaggini della catena degli Altai incontrano il grande deserto dei Gobi nel sud-ovest della Mongolia (verso i confini con la Cina).

Prima di questa ricerca sul campo sono state effettuate ricerche bibliografiche preliminari ed è stata ottenuta una serie di informazioni geografiche, demografiche, sociali ed economiche. Una buona parte delle informazioni è già stata ottenuta in precedenza, durante i lavori del precedente progetto di sviluppo sostenibile in Mongolia e Cina (nella regione della Mongolia Interna), con il supporto dell’Unione Europea (“EU-TransMongolia Partnership for Sustainable Development of Tourism and Related Businesses”, 2008-2010). Il sottoscritto è stato l’ideatore ed il suo team (Unità di Studi Interdisciplinari per l’economia Sostenibile, LIUC) è il partner scientifico di quel progetto internazionale in collaborazione con la Camera di Commercio di Milano, con la Camera di Commercio & Industria della Slovenia, con l’amministrazione della regione autonoma della Mongolia Interna (Cina), con un’ONG della Mongolia (Rural Investment Support Centre) e con il governo mongolo.

Il focus della presente ricerca è la comprensione della situazione economica, sociale ed ambientale; la valutazione della vulnerabilità/resilienza delle comunità locali e della sostenibilità/insostenibilità del sistema economico attuale. Più nello specifico: la quantificazione dei fabbisogni formativi degli operatori economici locali per un’eventuale sviluppo sostenibile. E’ uno studio interdisciplinare all’incrocio tra l’ecologia umana e l’economia territoriale – contestualizzato in un progressivamente più ampio quadro delle dinamiche nazionali (Mongolia), regionali (l’Asia settentrionale-orientale), internazionali (la globalizzazione) e planetarie (i cambiamenti ambientali e le incertezze climatiche).

Lo scopo dello studio è di elaborare un progetto di sviluppo del capitale umano locale (capacity building) per il miglioramento della situazione di reddito, occupazione, cura/protezione degli eco-sistemi locali e degli assetti culturali. Nel concreto si tratterebbe di un progetto di formazione itinerante (la “scuola-carovana”) per servire i fabbisogni pratici dei pastori nomadi delle terre estreme (steppe ed altura). Il lavoro è stato fatto con massima cura con un metodo empirico rigoroso e senza particolari incidenti o problemi, grazie alla collaborazione seria ed amichevole degli esperti mongoli: il personale accademico della Mongolia State University of Agriculture (Ulan Bator) ed il personale tecnico della Rural Investment Support Centre (Ulan Bator), e grazie anche alla grande disponibilità da parte dei partners istituzionali: le amministrazioni dei due AIMAG (Arkhangai e Gobi-Altai) e dei due SOUM (Olziit e Darvi).

Sarebbe superfluo parlare delle difficoltà fisiche, mentali e materiali di un ricercatore straniero in contesti come questi (forse non sarebbe nemmeno immaginabile per uno che vive e opera nel contesto italiano ed europeo).

Adesso sono qui nella città capitale della Mongolia (Ulan Bator), moderatamente caotica, in una stanza comoda di albergo di livello medio-alto (ma la connessione internet non sempre funziona), a poco più di 100 metri dalla piazza principale del centro-città. Insieme con il partner principale (Rural Investment Support Centre, un’ONG tecnico-economica di Ulan Bator) sto per elaborare i risultati della ricerca sul campo appena compiuta. In seguito prepareremo due documenti: la relazione finale dello studio sul campo (field survey report) e un progetto-proposta di sviluppo del capitale umano nei territori studiati per i prossimi anni, da sottoporre, per eventuali beneplaciti e finanziamenti, alle istituzioni nazionali mongole ed agli organismi internazionali (Unione Europea, ONU, World Bank, Asian Development Bank…) oppure ai generosi sponsors privati. Speruma! Sperem!!

Eravamo partiti dall’Italia io e mia figlia Sara (19 anni compiuti) alla fine di luglio, appena 5 giorni dopo il mio rientro dall’Africa occidentale dove ero impegnato insieme al mio collaboratore stretto (Dr. Mark Brusati) in una pianificazione di sviluppo di un nuovo ateneo (Makeni, Sierra Leone), durante quasi tutto il mese di luglio, subito dopo la conclusione del secondo semestre (febbraio-giugno) dell’anno accademico 2009-‘10. Mia figlia, una studentessa del primo anno di scienze biologiche presso l’University College London, attualmente in ferie estive, è stata con me in tutto questo giro delle terre estreme di Mongolia. Mi sembra che si sia “divertita” di questa avventura durissima insieme al suo babbo e che abbia anche imparato qualcosa di buono. Ha collaborato attivamente sia come una studentessa-osservatrice degli eco-sistemi (la biodiversità locale) di queste terre estreme, sia come la fotografa amatoriale della spedizione scientifica. Adesso sta per rientrare in Italia per passare le restanti due settimane di ferie estive con i suoi nonni piemontesi prima di riprendere gli studi a Londra nel mese di Settembre.

Io invece resterò qui ancora un paio di settimane per completare i lavori di stesura (relazione finale, nuovo progetto-proposta) e per partecipare alle varie riunioni ed incontri (e salamalecchi) ufficiali. Verso metà settembre andrò in Cina (Mongolia Interna e Beijing) per altri incontri ufficiali (e altri salamalecchi) nell’ambito del progetto EU-TransMongolia che sta per concludersi (entro fine 2010). Dalla Cina rientrerò in Italia, transitando dal Nepal per 3 o 4 giorni (per un fugace saluto alla mia mamma anziana, 84 anni, che vive a Kathmandu). Penso che sarò in Italia prima della fine di settembre siccome avrei bisogno di una settimana – tra riposo e  preparazione – prima che si inizino le lezioni del primo semestre dell’anno accademico 2010-’11, nei primi giorni del mese del ottobre.

Ogni ricercatore serio sente il dovere di diffondere i risultati delle sue ricerche oltre ad esporre i suoi valori (nella mia etica: pro-Natura, pro-Umanità, pro-business), di condividere il metodo (nel mio lavoro: osservazione empirica, analisi critica, elaborazione degli scenari prospettici e formulazione di strategie sostenibili) e di sensibilizzare le menti dei giovani e meno giovani (nel mio caso: le tematiche della ‘prosperità sostenibile’ e del ‘wellness’). Perciò fare il professore presso un’università è il posizionamento operativo più appropriato per uno come me; e non penso che fare il professore sia una roba da rango professionale o da status sociale.

La mia passione principale rimane la ricerca sul campo e la pianificazione strategica per l’economia sostenibile, in particolare per le comunità marginali e remote e per le terre estreme, ma in generale per tutte le imprese, istituzioni ed organizzazioni che mirano alla sostenibilità.

Il mio campo di ricerca da (oramai) tanti anni sono le terre estreme (“Extreme Lands Program”). Però sono disponibile a servire anche le comunità, i territori, le istituzioni e le imprese delle terre meno estreme e più vicine ai miei affetti/amicizie (in Italia ed altrove).

Il mio vero essere è di un’aquila selvaggia e solitaria. Però sono disponibile anche a diventare (sporadicamente e temporaneamente) un compagno umano, tenero e conviviale, alle persone compassionevoli ed illuminate – like You.

A presto.
Cari saluti.

Professor Dipak R. Pant Ph.D.,

Direttore – Unità di Studi Interdisciplinari per l’Economia Sostenibile  (Head, Interdisciplinary Unit for Sustainable Economy)

Docente-titolare di Economia Sostenibile e di Sistemi Economici Comparati  (Professor, Sustainable Economic Policy and Management and Comparative Economics)

Universita’ Carlo Cattaneo (LIUC)

Vedi anche:

da: Tracce e Sentieri


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