Nasce Futuro e Libertà: passaggi salienti del discorso di Gianfranco Fini, Perugia, 7 novembre 2010

«Abbiamo tutto il diritto per essere davvero molto soddisfatti. Di noi avevano detto: sono quattro gatti insignificanti. Invece in poche settimane, a partire da Mirabello fino a questa manifestazione siamo diventati politicamente determinanti, sia per le sorti del governo che per l’avvenire della nostra patria». «Quello che abbiamo fatto è un piccolo grande miracolo, i cui artefici siete stati solo voi». «Abbiamo dimostrato di voler credere in un progetto ideale da anteporre a un progetto personale. Perché se siete qui è per una certa idea dell’Italia, non per una fedeltà a una persona. Gli uomini passano, le idee restano».

«Nessun rancore personale, la nostra è stata una corale assunzione di responsabilità, il desiderio di voltare pagina, di essere artefici del proprio destino, protagonisti». E poi la citazione di Saint Exupéry: «se vuoi costruire una nave … non organizzare il lavoro … ma risveglia prima negli uomini la nostalgia del mare lontano». In Italia, dice Fini «c’era nostalgia di politica diversa, pulita»

I valori di Fli

«Fli non sarà An in piccolo, ma nemmeno la zattera della medusa pronta a raccogliere i naufraghi di ogni stagione. Le porte sono aperte a tutti, esclusi gli affaristi e i carrieristi. E per essere coerenti dobbiamo vigilare. Il nostro progetto è ambizioso, perché abbiamo la volontà di incarnare i valori autentici del centrodestra italiano, in collegamento con il centrodestra europeo, con quel moderatismo che in Europa è uno dei punti di riferimento del popolarismo, come evidenziano i valori contenuti nel nostro manifesto»

I valori capisaldi del progetto di Fli: «la nazione, il senso di appartenenza alla comunità; la legalità, come abito mentale e precondizione perché ci sia la libertà; il rispetto per la persona umana e la tutela dei diritti civili senza distinzioni di razza e religione; l’esaltazione del lavoro in tutte le sue espressioni; la centralità della famiglia come cellula primaria della società».

La politica di Fli

«Non saremo mai subalterni alla cultura politica della sinistra, che rispettiamo ma che non ci può insegnare nulla. E non saremo mai nemmeno sinonimo di pensiero debole, di un insipido minestrone». «Fli ha un progetto ambizioso che si riassume nella volontà di far nascere il soggetto politico che era alla base dell’intuizione che ha portato alla nascita del Pdl, ma che non si è realizzata, se non in minima parte. Quell’ambiezione del Pdl era: incarnare il moderatismo italiano, per cambiare volto alla società e ammodernare le nostre istituzioni».


«Questo progetto non è contro il Pdl, dove ci sono tante donne e uomini nei confronti dei quali non possiamo avere nulla di polemico, comprendiamo la loro amarezza. E non siamo nemmeno contro Berlusconi, per certi versi. Siamo molto più ambiziosamente oltre il Pdl e oltre Berlusconi. Quella pagina si sta rapidamente chiudendo»

Il progetto di Fli
«Il nostro progetto ambizioso non è dare vita a un partitino per lucrare posizioni di potere. Fli non lavora nell’interesse di una comunità politica ma di una comunità nazionale. Dobbiamo ascoltare l’Italia profonda e silenziosa, che non urla e non ha la bava alla bocca, che rappresenta la stragrande maggioranza del nostro popolo». «Perchè il nostro non è il paese dei balocchi che dipinge Belusconi, come ha fatto nella direzione del Pdl».


«Tremonti è stato capace di preservare l’Italia dal rischio di una crisi finanziaria. Fli non sarà mai il soggetto che chiede spesa allargata senza copertura, magari per mantenere sacche di privilegio. A Tremonti contestiamo le modalità con le quali ha mantenuto i conti pubblici sotto controllo, perché la politica dei tagli lineari è stata la modalità per non scegliere: si toglie qualcosa a tutti ma non si indica su cosa si deve tagliare e su cosa investire»
«La riforma dell’Università del ministro Gelmini va nella direzione giusta, innova».
«Il ministro Maroni, ma anche la polizia e i carabiniei hanno segnato buoni risultati».
«Su alcune questioni il governo ha ben operato, ma non ha la percezione reale di quella che è la condizione dell’Italia, sta galleggiando ma ha perso di vista la rotta, non ha un progetto essenziale per costruire l’Italia di domani, vive alla giornata».


«Ci sono quattro-cinque questioni da affrontare subito, altro che ddl sulle intercettazioni.
C’è un indebolimento dell’identità nazionale (il tricolore bruciato a Terzigno) e per troppo tempo siamo stati condizionati dall’egoismo territoriale strisciante della Lega a cui non interessa nulla di quello che accade dal Po in giù. Il Pdl al Nord è una copia sbiadita della Lega. C’è una caduta della coesione sociale: stanno aumentando le disuguaglianze, il ceto medio si sta impoverendo, c’è un conflitto generazionale che si affaccia, da risolvere con un patto tra generazioni». E su questo la proposta di Fini è guardare a quello che fanno in Germania «con contratti di lavoro a termine che hanno come corrispettivo una busta paga più pesante». «Serve una politica per la ripresa della produzione di ricchezza»

«Non è vero che c’è un governo fare, c’è un governo del fare finta che tutto va bene. C’è un’eccessiva tolleranza nei confronti della cultura dell’arbitrio, la logica secondo la quale il mondo si divide in due categorie. Serve invece la cultura del bene comune»
«C’è anche un decadimento morale della nostra società, per la progressiva perdita di decoro e rigore. Se si è personaggi pubblici si è chiamati ad essere di esempio». Citando il Papa Gianfranco Fini dice poi, con spirito laico: «la spazzatura non è soltanto nelle strade, è negli animi e nelle coscienze e la politica non se ne può lavare le mani»

«Non tutto quel che era nella Prima Repubblica oggi è da buttare. Rimpiango il rigore e lo stile di Moro, Berlinguer, Almirante, La Malfa, i quali non si sarebbero mai permessi di trovare ridicole giustificazioni a ciò che non può essere giustificato»
L’Italia, dice Gianfranco Fini «non è un paese destinato a declinare, c’è una parte della società che è sana, che ha necessità di una politica più alta rispetto alla quotidiana bagarre, c’è la necessità di superare la fase in cui o si sta di qua o di là».
«Il bipolarismo non può significare che finita la campagna elettorale l’altro è il nemico da combattere».

«Serve una politica che garantisca stabilità alle istituzioni. Non abbiamo bisogno di un’ennesima campagna elettorale, è necessario valutare se ci sono condizioni per il patto di legislatura proposto da Berlusconi per arrivare fino alla fine della legislatura. Ma non è un compitino da svolgere su cinque punti che gli scolaretti alla Camera devono votare. È possibile a patto di un colpo d’ala, di una svolta: decretare la fine di una fase, con nuova agenda politica e nuovo programma di governo fino alla fine del 2013. In agenda politica ci devono essere due questioni: il rilancio in termini economici e produttivi da ottenere attraverso un patto sociale con la convocazione degli stati generali dell’economia e del lavoro». Ma servono anche «riforme per l’ammodernamento del nostro sistema istituzionale». E sul federalismo fiscale, «non ho timori per il Sud per il quale è una bella sfida che farà emergere le capacità della classe dirigente. Ma serve la camera delle autonomie, il senato delle regioni. E va cancellata la legge elettorale che è una vergogna, perché avete diritto di scegliere i vostri parlamentari. Servono una nuova agenda, un nuovo programma, perché è cambiato tutto rispetto al giorno in cui il centrodestra ha vinto le elezioni».

«Berlusconi deve mostrare il suo amore per l’Italia, il suo disinteresse. Ha fatto appello all’unità nel centrodestra», «si fosse reso cosciente un po’ prima che il nostro non era il controcanto, la volontà di dire no, ma il desiderio di fare davvero politica». «Ora è necessario verificare se ci sono le condizioni per l’unità della coalizione». «Berlusconi ha fatto appello ai moderati italiani che si ritrovano nell’Udc. Ama dire che non gli piace il teatrino della politica, ma ha capito e sperimentato i peggiori meccanismi di un certo teatrino: è impossibile che il centrodestra si ricompatti soltanto perché ha riconosciuto la nostra esistenza». «Fli non può rinunciare alla sua identità e autonomia soltanto perché è invitato ad accettare il patto di legislatura. È illusorio pensare che l’Udc dica sì al sostegno al governo. Sono logiche che non appartengono alla politica legata alle identità, è una logica che appartiene all’ identità mercantile». Perciò «non ci sarà patto legislatura se non si è chiari su questi aspetti. Deve essere lui a decidere di rassegnare le dimissioni, salire al Colle e dichiarare che la crisi è aperta di fatto, avviare la fase in cui rapidamente si ridiscutano agenda e programma, verificare la natura della coalizione e la composizione del Governo. Noi non ci tireremo indietro, se non ci sarà questo colpo d’ala Ronchi, Urso, Menia e Buonfiglio non rimarranno un minuto in più in quel governo. I nostri gruppi continueranno a votare le cose che condividono. Ma se continueranno i giochetti di palazzo la spina la staccheranno gli italiani».

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