Pietro Ichino: “Credo che alla Fiat, e a Fim, Uilm e Fismic, interessasse più che la parte della sentenza relativa ai diritti sindacali della Fiom, la parte relativa alla legittimità dei nuovi contratti. E su questa parte le difese della Fiat sono state integralmente accolte”- LASTAMPA.it

 

Come si può interpretare il decreto del giudice del lavoro di Torino?
«Per una valutazione più precisa occorrerà attendere il deposito della motivazione della sentenza, che dovrebbe avvenire molto presto, entro due settimane. Ma è probabile che il giudice abbia ritenuto, per un verso, l’operazione di Pomigliano qualificabile come trasferimento d’azienda, come sostiene la Fiom, ma per altro verso ne abbia tratto soltanto una piccola parte delle conseguenze che la Fiom avrebbe voluto».

Più precisamente?
«Se il passaggio dei lavoratori dalla vecchia impresa, la Fiat, alla nuova, cioè la cosiddetta newco, va considerato come trasferimento d’azienda, la prima conseguenza, a norma di una direttiva europea, è che esso deve essere preceduto da una procedura di consultazione sindacale con tutti i sindacati presenti nella vecchia impresa, quindi anche con la Fiom. Il giudice probabilmente ha ritenuto che sia antisindacale l’omissione di questa procedura, che dovrà dunque essere eseguita. È comunque un adempimento della durata massima di 25 giorni. Non è particolarmente oneroso: mi pare che la Fiat possa ottemperarvi senza problemi nei prossimi mesi».

E l’altra conseguenza?
«L’altra conseguenza del trasferimento d’azienda è che la nuova impresa, in questo caso la newco, deve applicare la disciplina collettiva applicata presso la vecchia, fino a che essa non sia sostituita da una “disciplina di pari livello”. Qui il giudice del lavoro ha accolto le difese della Fiat, riconoscendo come valido contratto “di primo livello” quello stipulato a livello nazionale dalla Fiat con Fim e Uilm per il settore auto. Dunque questo contratto sostituisce da subito il contratto collettivo nazionale dei metalmeccanici in entrambe le versioni: quello del 2008, firmato anche dalla Fiom, e quello del 2009».

Però la sentenza riconosce anche il diritto della Fiom alle rappresentanze sindacali presso la newco.
«Questa è la parte del dispositivo che non riesco a spiegarmi. La avrei capita se il giudice avesse ritenuto applicabile alla newco il contratto collettivo nazionale dei metalmeccanici del 2008: allora ne sarebbe derivata automaticamente la titolarità in capo alla Fiom di quei diritti sindacali. Ma la sentenza esclude l’applicazione alla newco di quel contratto collettivo: quindi, in base all’articolo 19 dello Statuto, la Fiom non avrebbe diritto alle rappresentanze sindacali, non essendo firmataria di alcun contratto collettivo applicato nella newco».

In conclusione?

«Credo che alla Fiat, e a Fim, Uilm e Fismic, interessasse più che la parte della sentenza relativa ai diritti sindacali della Fiom, la parte relativa alla legittimità dei nuovi contratti. E su questa parte le difese della Fiat sono state integralmente accolte. Per questo parlerei più di un 2 a 1 che di un pareggio».

Ichino: “Non è un pareggio Vince il Lingotto due a uno”- LASTAMPA.it.

2 commenti

  1. Non mi piace, non mi piace e non mi piace! Non il contratto, non i contenuti, siamo ancora alla fottuttissima battaglia contro il padronato, lecita nella rivoluzione industriale, superata dalla storia dalla termodinamica e dal senso comune, nemmeno di moda oggi. Contro la storia e contro i tempi! Quali “padroni”, dove e chi. Fateli vedere a tutti noi popolo imbevuto dalla becero-cultura, del concettualismo degradato di massa dai padroni delle ferriere siamo passati ai padroni delle comunicazioni, dei media,ai padroni del cialtronismo mediatico. dell’apparire e del non essere.
    Nessuno osa nessuno ne parla, i veri padroni sono dove esiste ancora il caporalato, o lo sfruttamento dei minori nelle imprese manufatturiere che noi conosciamo o per le strade di notte piene e ripiene di violenza sulle donne e dove non ho mai sentito dell’apparire di una femminista, nemmeno della dolce Emma, nemmeno dell’acida, secca Rosy, piuttosto del casto Ferrero nel maschio settore scarpe & colla, altro che cinesi. Molto peggio.
    Tutto il resto è demagogia populistica. Andiamo con i k47 nei cantieri o negli stabilimenti dove esiste la schiavitù, dove i predatori dissanguano e divorano l prede, dove i predatori predano i contributi dello “Stato”, per l’occupazione.
    Auguri e sostegno a chi ci proverà

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  2. Non mi piace, non mi piace e non mi piace! Non il contratto, non i contenuti, siamo ancora alla fottuttissima battaglia contro il padronato, lecita nella rivoluzione industriale, superata dalla storia dalla termodinamica e dal senso comune, nemmeno di moda oggi. Contro la storia e contro i tempi! Quali “padroni”, dove e chi. Fateli vedere a tutti noi popolo imbevuto dalla becero-cultura, del concettualismo degradato di massa dai padroni delle ferriere siamo passati ai padroni delle comunicazioni, dei media,ai padroni del cialtronismo mediatico. dell’apparire e del non essere.
    Nessuno osa nessuno ne parla, i veri padroni sono dove esiste ancora il caporalato, o lo sfruttamento dei minori nelle imprese manufatturiere che noi conosciamo o per le strade di notte piene e ripiene di violenza sulle donne e dove non ho mai sentito dell’apparire di una femminista, nemmeno della dolce Emma, nemmeno dell’acida, secca Rosy, piuttosto del casto Ferrero nel maschio settore scarpe & colla, altro che cinesi. Molto peggio.
    Tutto il resto è demagogia populistica. Andiamo con i k47 nei cantieri o negli stabilimenti dove esiste la schiavitù, dove i predatori dissanguano, uccidono e divorano le prede, dove i predatori predano i contributi dello “Stato”, ovvero di tutti noi predati, per l’occupazione.
    Vi vedete Baffino e Ferrero, piuttosto dell’amabile Fini o del neodem o neocat, armati, con torcia e scorta, a caccia degli sfrutttatori del lavoro minorile (Colla e scarpe), piuttosto che delle donne Romene vittime della mafia albanese (Sesso e strada). Altro che Fiom, altro che Triplice, i problemi sono altrove.
    Auguri a chi lo vedrà.

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