Terza parte di una trilogia proletaria, è il ritratto di Iris che passa la vita tra
la fabbrica di fiammiferi dove lavora, genitori incolori e taciturni,
disinganni nei rapporti amorosi (un amore finito, un aborto). Conquistata
l’indifferenza di cui è vittima, compra un topicida, consuma alcuni quieti
delitti e aspetta l’arrivo dei poliziotti. Dialoghi ridotti al minimo, assenza di
psicologia, attori gelidi, è un film sotto il segno di una radicale antiretorica
e di un ascetismo figurativo che ricorda Bresson. Cinema disperato della
sottrazione.

