LA FIAMMIFERAIA, di AKI KAURISTAMI, 1989

Terza parte di una trilogia proletaria, è il ritratto di Iris che passa la vita tra

la fabbrica di fiammiferi dove lavora, genitori incolori e taciturni,

disinganni nei rapporti amorosi (un amore finito, un aborto). Conquistata

l’indifferenza di cui è vittima, compra un topicida, consuma alcuni quieti

delitti e aspetta l’arrivo dei poliziotti. Dialoghi ridotti al minimo, assenza di

psicologia, attori gelidi, è un film sotto il segno di una radicale antiretorica

e di un ascetismo figurativo che ricorda Bresson. Cinema disperato della

sottrazione.

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