ACTING OUT, scheda di Paolo Ferrario

Termine usato in psicanalisi per designare le azioni che provocano una “rottura” del sistema motivazionale abituale della persona.

Gli psicanalisti (che hanno la psiche “incastrata” nel paradigma del rapporto fra “normale” e “patologico”) vedono in questi comportamenti prevalentemente le forme auto- o etero-aggressive ed i segni dell'”emergere del rimosso”.

In ulteriore prospettiva, si può anche argomentare che il campo applicativo di questo “concetto significante” è più ampio.

Nella mia esperienza psicologica l’acting out si è manifestato come un comportamento attivo e, quindi, capace di contrapporsi alla statica del blocco nevrotico (lieve o grave che sia).

E, pertanto, un “fare acting out” si è dimostrato capace di innovare la vita psichica interna e, di conseguenza, anche quella relazionale.

La mattinata del pellegrinaggio “risarcitorio”  per Noelle ne è un esempio concreto: queste tre ore in riva al lago sono state come una seduta di analisi o un sogno attivo. Immaginazione attiva, direbbe Jung, anche se questa volta mi sono giovato della forza del luogo.

Insomma: voglio dire che si può tenere lo sguardo più ampio ed aperto.

Interrogando il linguaggio arrivo a una definizione maggiormente integrata alla mia esperienza psicologica.

To act appartiene al campo del teatro: “to act a play“= recitare un testo teatrale; “to act a part“= recitare una parte.

La parola out apporta qualche ulteriore sfumatura: esteriorizzare, esibire ciò che si è tenuto finora per sè. Con tutto quello che di positivo ciò può comportare nei suoi risultati.

Diciamolo alla lombarda: acting out=tirar fuori. Senza implicite allusioni sessuali.

(mia libera e personale rielaborazione della voce contenuta in Laplanche e Pontalis, Enciclopedia della psicanalisi, Editori Laterza, 1968, pag. 3-4)

6 commenti

  1. acting out e acting in sono due locuzioni tecniche psicanalitiche ma nulla vieta come hai fatto tu di estenderne la portata al di fuori di un ambito di riferimento più peculiare,
    acting out sì è esternare, buttar fuori, manovra evacuativa, scompensante, mettere in atto uno scompenso e diamine se ce n’è bisogno e se vi facciamo ricorso! in psicoanalisi la sonda di esplorazione si avvale proprio dei lapsus e degli scompensamenti per appuntare l’attenzione sulla significazione del conscio e in misura più intuitiva sul rimosso ma nella vita vera è uguale se vogliamo analizzarci e capire il perché di certi nostri comportamenti ed atti e se vogliamo, sbottare, esternare, squilibrare un certo assetto è anche un modo a buon mercato per calmierare le nostre emozioni. Io lo faccio spesso, qualche volta in modi fin troppo esternanti e mi dico -e comunque so che mi accade- che è come esondare per un fiume quando il livello di guardia è irrimediabilmente superato, anzi l’immagine del fiume in piena che straripa paradossalmente mi calma mi fa un effetto placante, forse mi consolo forse mi assolvo, nell’appaiamento alla inesorabilità del fiume trovo una ragione, una plausibile giustificazione.
    Ovviamente anche per l’acting out c’è uno spettro di intensità e di relativa responsabilità o di mancanza di coscienza e di lucidità. in fondo tutto è nelle nostre mani ed ogni momento dobbiamo essere in grado di accollarcene il carico

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  2. grazie, papavera, per questi arricchimenti concettuali e di esperienza.
    devi sapere che la mia mente funziona come una mappa (es. questa è quella sulla mia/nostra devozione ai Luogo : http://geniuloci.wordpress.com/2012/03/06/genius-loci-variazioni-su-una-mappa/), cioè è più propensa alle connessioni.
    probabilmente mi sono tenuto lontano dal freudismo (e ancor più dal lacanismo) proprio per le loro ortodossie. jung mi ha aperto le prospettive. la montefoschi ha rischiato di tirarmi dentro in una ancor più terribile ortodossia (http://paolodel1948.com/2011/03/26/vivere-il-tempo-supporti-da-quovadis-memoriae-tracce-e-sentieri/). ma anche da lì mi sono salvato.
    emanuele severino dice che è LA VITA ED ESSERE PERICOLOSA.
    dunque ho avuto c. … sono stato fortunato

    PS la base concettuale dell’acting out l’ho però presa da laplanche pontalis che sono i custodi quasi talebani del freudismo.
    tuttavia credo che ci si libera dai blocchi nevrotici OLTREPASSANDO ancora un caro saluto

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