Carlo Federico Grosso: Tav, punite le violenze personali, non il movimento – LASTAMPA.it

viviamo in uno Stato di diritto, nel quale è giustamente riconosciuto il diritto di esprimere, anche in forma dura, il proprio dissenso e la propria opposizione alle decisioni delle autorità, ma nel quale non è consentito usare la violenza contro persone o cose per affermare, e fare eventualmente prevalere, le proprie disapprovazioni.

D’altro canto, se si riscontra la commissione di reati, è dovere dell’autorità giudiziaria procedere secondo le regole stabilite dal codice di procedura penale: aprendo indagini, eventualmente arrestando, esercitando l’azione penale nei confronti di coloro a carico dei quali sono emersi sufficienti indizi di colpevolezza. Si tratta di un ulteriore profilo del principio di legalità sul quale si fonda lo Stato di diritto.

Proprio perché viviamo in uno Stato di diritto, a ciascun indagato (ed a ciascun arrestato) è d’altro canto riconosciuto il diritto di difendersi in un giusto processo, dimostrando la propria innocenza o la liceità di ciò che si è commesso e per il quale si è accusati.

….

le imputazioni configurate dalla Procura della Repubblica meritano qualche ulteriore riflessione.

Innanzitutto, mi sembra doveroso sottolineare che la Procura di Torino ha contestato, a soggetti singoli ed individuati, specifiche condotte che hanno cagionato lesioni personali o dato luogo a violenza o resistenza a pubblici ufficiali. In questa prospettiva è evidente che l’autorità giudiziaria non ha in nessun modo inteso criminalizzare il «movimento», o minacciare il diritto delle popolazioni interessate a dissentire o protestare contro l’Alta velocità. Ha, semplicemente, colpito singole persone che si sono rese individualmente responsabili di singole (o plurime) azioni illegali.

La preoccupazione che non si facesse confusione fra tali piani è apparsa d’altronde chiara nelle parole del Procuratore Caselli …

tutto l’articolo qui: Tav, punite le violenze non il movimento – LASTAMPA.it.

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