Ferdinando Camon su: Diego De Leo, Alberta Cimitan, Lutto traumatico: l’aiuto ai sopravvissuti

Diego De Leo, Alberta Cimitan, Kari Dyregrov, Onja Grad e Karl Andriessen, Lutto traumatico: l’aiuto ai sopravvissuti, Alpes editore, Roma 2011, pagg. XVIII-202, euro 23,00

L’angoscia più grande: perdere un figlio. Come sopravvivere

“La Stampa – Tuttolibri” 4 febbraio 2012

Non c’è situazione più angosciata di chi perde un figlio. Specialmente se lo perde d’improvviso, non per malattia ma per incidente stradale. I genitori passano di colpo dalla felicità alla disperazione, e dalla disperazione non escono più com’erano prima. Se escono. Perché non tutti ce la fanno: la perdita di un figlio apre una voragine nella famiglia, e in quella voragine può essere inghiottito qualche altro famigliare. Il sopravvivere non è continuare a vivere, perché niente continua come prima. Il non-sopravvivere, il farla finita, è anche un tornaconto, un interesse: condensa in un attimo la sofferenza che altrimenti sarebbe diluita per anni o decenni. E poi, ateo o credente che sia il genitore che la fa finita, c’è sempre in lui l’illusione, la speranza, di andare dov’è il figlio: la fine come un ricongiungimento, un nuovo inizio. Perciò la perdita di un figlio è un grande tema letterario e artistico. Malick ne fa lo spunto di partenza per il suo film The tree of life, Palma d’oro 2011: il film comincia dolce ed elegiaco, vita di campagna, paesaggi stupendi, improvvisamente una lettera informa che un figlio è morto, e subito una voce chiede ai cielo: “Cosa siamo noi per te?” e dall’alto scende una risposta raggelante: “Dov’eri tu, quand’io creavo le galassie e gli abissi?”. Come dire: sei un niente, non hai diritto di fare domande. È il tema del film La stanza del figliodi Nanni Moretti, Palma d’Oro del 2001 (ma dunque Cannes ama il lutto?). È il tema del libro luttuoso per eccellenza, Tutti i bambini tranne uno, di Philippe Forest, scritto per la morte della figlia, per la quale il padre pensò e pensa ancora ogni tanto al suicidio. A questo dolore che non ha rimedio ora un gruppo di psichiatri offre un vademecum per cercare di uscirne, una guida per ridare senso alla vita. L’idea di mettere insieme questo gruppetto di studiosi è di uno psichiatra italiano che ha patito in prima persona la perdita non di un figlio ma di due: nello stesso incidente. Precipitando così da una vita stracolma e un’esistenza deserta. I figli di Diego De Leo avevano 19 e 17 anni, erano due maschi. Se c’è un’età in cui si amano i figli di un amore privo di ambivalenza, è quella. Da genitori, si con-vive la loro vita presente e si pre-vive la loro vita futura. E questo riempie il presente e il futuro. Persi i figli, lo psichiatra Diego De Leo ha avuto una reazione umanamente sublime: fare di quella sventura una forza per l’umanità, registrare le tappe di una via d’uscita e metterle a disposizione di tutti coloro che ne hanno bisogno. Anzitutto ha sentito, insieme con la moglie Cristina, che il lutto non cancella, ma rafforza la genitorialità. E che i figli perduti continuano a vivere con te, se tu vivi per loro, e per salvare gli altri genitori che han perso figli come i tuoi. I coniugi De Leo han cercato e trovato nel mondo psichiatri che lavorano sul lutto, si son messi insieme per sommare le esperienze, e ora stampano insieme Lutto traumatico, l’aiuto ai sopravvissuti.  È una miniera di insegnamenti. Il primo insegnamento è che si può lavorare per i figli anche se non ci sono più, risolvere all’umanità il problema che la loro morte ha lasciato. L’umanità è un cerchio, che si stringe a te con gli amici: gli amici diventano la tua nuova famiglia. È una famiglia che sa, e tutto quello che dice dipende da questo sapere: non ti può ingannare o mentire, perché nel grande dolore funzionano solo le parole autentiche. Il dolore è un crivello, che separa le parole vere da quelle false. Uscire dal lutto si può esprimendolo: l’espressione è liberatoria se rivela, se nasconde è repressiva. Il lutto porta a scartare le persone infide, a cercare quelle amiche. A volte, non di rado, porta al divorzio, perché se c’era un solco tra marito e moglie, diventa un abisso. Il lutto comprende la protesta, la ricerca, la disperazione, la depressione, si riduce quando comincia la riorganizzazione, e la riorganizzazione va insieme col senso (difficile a dirsi) di un guadagno: una più completa verità.

undefined

Lascia un Commento se vuoi contribuire al contenuto della informazione

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.