in Francia gli stranieri sono ormai di terza o quarta generazione e sono più a loro agio con i conservatori, di Antonio Picasso | in Multitalians

Sarkozy ieri ha detto che il Trattato di Schengen va rivisto. Troppo tardi? Troppo elettoralmente tardi! Parigi tenta una nuova rotta in materia di immigrazione e integrazione. Il presidente sente il fiato di Marine Le Pen sul collo, la quale protesta per la troppa carne halal macellata in Francia e intanto erode l’elettorato di destra che potrebbe tornare utile a Sarko a maggio. Troppo tardi per chiudere le frontiere e ripudiare Schengen. Troppo tardi perché certe decisioni possano davvero spostare i voti a favore dell’attuale inquilino dell’Eliseo.
Puntare il dito contro gli immigrati ha un senso. Tatticamente però. Nicolas Sarkozy è libero di abbracciare razzismo e xenofobia, propri del Front National, e scommettere sulla destra borghese e provinciale dell’Esagono. Il problema è che così le preferenze restano ingessate. La destra, a questo punto sempre meno moderata, prende molti voti oggi che domani potrebbero sparire. Strategicamente, infatti, è un piano che fa acqua un po’ da tutte le parti. Prima è la questione etica. «Fuori gli immigrati dalla Francia!» Non si dice. Soprattutto se si è il presidente di una nazione che, ormai un secolo, fa il pieno di immigrazione e che, grazie agli stranieri, ha costruito un edificio culturale esemplare per tutti. L’Eliseo ha un’immagine. Il primo a doverla rispettare e promuovere è il presidente.
Seconda cosa: in Francia gli stranieri sono ormai di terza o quarta generazione. Non sta scritto da nessuna parte che votino tutti contro Sarkozy. Anzi. Lo straniero di fede islamica e praticante si trova più a suo agio a parlare con politici cattolici, o comunque conservatori, anziché con laici o addirittura atei. È vero: è nel Dna delle tante anime democratiche l’apertura dei confini. Ma lo straniero, una volta sbarcato in Europa, è posto davanti a questioni morali (divorzio e aborto) che per fede non sono fonte di discussione. Il che potrebbe avvicinarlo alle linee più tradizionaliste della politica europea. 

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