Animazione Sociale n. 263, 2012

copertina Animazione Sociale

L’ultimo numero di Animazione Sociale

Negli anni Settanta, le cooperative sociali hanno svolto una funzione di innovazione fondamentale nel settore delle politiche sociali in Italia, rispetto al modo di affrontare le problematiche sociali promuovendo una moderna idea di dignità umana. Sono le stesse cooperative che oggi stanno vivendo una fase di flessione. Nell’intervista La cooperazione dentro e oltre i nodi della crisi Luca Fazzi sviluppa un’analisi su rischi e prospettive per la cooperazione in Italia (pp. 3-14).

Nel proseguire la riflessione sul gruppo oggi, iniziata con gli articoli di Eugène Enriquez e di Franca Olivetti Manoukian nel precedente numero di rivista, Ugo Morelli sceglie una precisa ottica di ricerca alla luce dell’ipotesi che ogni gruppo nasca dalla tensione creativa alimentata dalla mancanza che ogni generazione sperimenta e tende a colmare (Il gruppo nasce nel vuoto creaturale, pp. 15-26).

Il patrimonio della cooperazione sociale, in termini di significati etico-culturali, di capacità di convocare i cittadini attorno ai problemi, di innovazione democratica nelle forme organizzative, è messo alla prova dalla crisi di oggi. Per non chiudersi in se stessi o limitarsi a un’indignazione sterile, Massimo Campedelli rimanda come via di uscita a un supplemento di pensiero perRiporre al centro il principio di cooperazione (pp. 27-39).

C’è una cosa di cui il lavoro sociale oggi ha bisogno. Imparare a raccontare. Perché non prendere parola è non esistere e soprattutto non fare esistere un’idea alternativa di convivenza sociale. Con tale consapevolezza, nell’autunno scorso la rivista ha promosso a Roma uno “stage residenziale per operatori interessati alla scrittura”, nella accogliente e stimolante cornice dell’Istituto centrale di formazione del Dipartimento per la giustizia minorile. L’inserto Raccontare oggi il lavoro sociale raccoglie le riflessioni che Francesco d’Angella, Roberto Camarlinghi, Franca Olivetti Manoukian, Paola Schiavi e Milena Magnani hanno prodotto durante l’esperienza dello stage (pp. 40-77).

Per gli operatori sociali scrivere contribuisce alla formazione di un pensiero sulle situazioni lavorative. Perché l’esperienza dello scrivere consente di fermare la realtà per ascoltare ciò che ha da dire. In questo senso – spiega Mario Schermi nell’articolo Perché l’operatore sociale non può non scrivere – scrivere permette di venire incontro a quel bisogno di riflessività spesso frustrato dalle urgenze e dalla gestione delle esigenze organizzative (pp. 78-87).

Per gli educatori che lavorano con preadolescenti, si rivelano utili attività laboratoriali, purché accompagnate da un’adeguata rielaborazione di pensiero. In Fare laboratorio per apprendere con i ragazzi Alessandra Augelli si interroga su come far sì che il mondo socio-educativo riconosca l’importanza della pratica e al contempo che i laboratori non siano solo luoghi del fare ma sappiano rendere davvero i ragazzi protagonisti consapevoli (pp. 88-97).

Il bazar si apre con la poesia Amico ti conosco di Gianni Rodari, vivacemente illustrata da Giulia Orecchia. Seguono le soste di discussione (Felice Scalvini rilegge conquiste e nodi critici della cooperazione sociale), i diari degli operatori (Simona d’Alò esprime sensazioni e pensieri di un primo incontro in una relazione di aiuto), i viaggi fra i libri (Cecco Bellosi percorre testi che tratteggiano rapporti e potere nel lavoro sociale) e le locande del sociale (Emiliano Proietto racconta la riuscita integrazione alla Locanda dei Girasoli) (pp. 98-112).

Leggi il sommario

da Gruppo Abele – L’ultimo numero di Animazione Sociale.

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