“riteniamo importante una legge di regolamentazione del fenomeno della prostituzione”, da politica è responsabilità

Secondo i dati resi pubblici nel corso dell’ultimo Convegno della Caritas, svoltosi nel 2008, l’Associazione ABELE, una onlus che dal 1965 si occupa di studiare fenomeni legati alla “strada” e combattere le situazioni di criminalità collegate, esponeva:

– in Italia operano non meno di “70 mila prostitute” (non solo donne, anche uomini e transex)

– di queste, circa il 50% sono straniere (provenienti da ben 60 paesi diversi: nigeriane, albanesi, polacche e bielorusse soprattutto) ed il 20% minorenni

– le donne che si prostituiscono in strada sono circa 30.000: le restanti esercitano la “professione” in casa o in locali privati

– il 20% di chi si prostituisce è vittima del racket

– sono “9 milioni” i clienti (di cui ben l’80% richiede rapporti “non protetti”)

– se si considera un costo medio per prestazione di 30 euro abbiamo un giro d’affari di 90 milioni al mese, oltre un miliardo l’anno.

Su questi dati da anni è impegnato anche il CIF (Centro Italiano Femminile) trentino, nel Progetto Aurora – “Monitoraggio sulla tratta di minori straniere in Provincia Autonoma di Trento”, sovvenzionato anche dalla PAT. E questi dati hanno trovato conferma nel gennaio 2012 in un progetto pilota attivato nel Comune di Bologna dall’Arma dei Carabinieri e l’Agenzia delle Entrate.

Questi numeri, pur nella loro “approssimatività” (trattandosi di una attività occulta), sono sufficienti per comprendere le dimensioni del fenomeno in oggetto.

Parallelamente a questi dati abbiamo le storie di queste ragazze prostituite, vendute dalle loro famiglie, o scappate da realtà povere e violente, donne condotte in Italia con il miraggio di un lavoro dignitoso per poi, sequestrati i documenti, costrette a prostituirsi attraverso violenze e minacce, rivolte anche a parenti, genitori o figli rimasti in patria; spesso ragazze giovani e ingenue che poi cadono in trappole talvolta mortali e tese da una dilagante criminalità organizzata.

Accanto a queste vi sono, però, molte donne che non vengono sfruttate,

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