Quel pasticciaccio brutto dell’Imu – qdR magazine

Che l’abolizione dell’Imu sull’abitazione principale sia un errore – specialmente in un contesto di scarsissime risorse pubbliche come questo – lo hanno già detto in tanti.

In tanti hanno ribadito che un’imposizione sulla prima casa esiste in tutto il mondo, spesso in forme molto più incisive. Tanti hanno anche ricordato l’incongruenza più vistosa: in un paese che non cresce da vent’ anni (e decresce da quattro) e che vanta la tassazione sui fattori produttivi tra le più alte al mondo, non ha alcun senso economico rischiare addirittura di dover aumentare quella tassazione – o quella sui consumi – per voler abolire un’imposta patrimoniale. Specialmente dopo che l’introduzione di una patrimoniale – assieme all’immancabile “lotta all’evasione fiscale” – viene da più parti invocata come la bacchetta magica per risolvere ogni problema dell’economia italiana.

In pochi hanno invece sottolineato un ulteriore elemento negativo. Seppur tra le mille difficoltà connesse all’introduzione e messa a regime dell’Imu, nel dicembre scorso si era finalmente riusciti a creare un assetto relativamente stabile tra finanza pubblica statale e quella locale.

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