La Pianista di Michael Haneke, recensione in Ondacinema

Erika è una donna glaciale, inappagata, che ha abbandonato da tempo i propri sogni di fama nel mondo musicale e si è rassegnata ad essere una mediocre insegnante di pianoforte. Conseguenza della sua infelicità è la sottomissione incondizionata alla madre (Annie Girardot), generale inflessibile che la controlla in ogni aspetto della sua vita; con il ricatto dell’amore l’ha indotta a non lasciare mai l’appartamento natale e a riservare solo per lei ogni cura e dedizione. La loro casa diventa così un’alcova di amore quasi coniugale (non a caso dormono nello stesso letto) e un rifugio inespugnabile ai dolori del mondo esterno, per il quale provano solo odio e disprezzo. Ogni cosa là fuori, bambina mia, è cattiva, subdola e spietata. Ogni uomo ti ingannerà e ti farà soffrire. Erika crede di poter tessere un affetto sincero unicamente con l’anziana donna, la quale approfitta di questa convinzione per tirarle via a colpi di sciabola ogni forma di indipendenza.

Alla dittatura materna la figlia reagisce debolmente, passando dalla totale abnegazione a momenti di insana rivolta, cercando disperatamente una via d’uscita. 

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