Intervento del Presidente Napolitano alla cerimonia per lo scambio degli auguri di Natale e Capodanno con i rappresentanti delle istituzioni, delle forze politiche e della società civile, 16 dicembre 2013

Mi sono tuttavia più che mai confermato in una precisa convinzione. Riforme come quelle del superamento del bicameralismo paritario, dello snellimento del Parlamento, della semplificazione – in chiave di linearità e di certezza dei tempi – del processo legislativo, o come la revisione del Titolo V varato nel 2001, sono ormai questioni vitali per la funzionalità e il prestigio del nostro sistema democratico, per il successo di ogni disegno di rinnovato sviluppo economico, sociale e civile del nostro paese nel tempo della competizione globale.

Tale convinzione era stata pienamente condivisa dalla maggioranza che fece nascere nell’aprile scorso il governo Letta accordando la fiducia al programma che comprendeva tra i suoi elementi costitutivi quel disegno, appunto, di riforme costituzionali. E oggi vorrei rivolgere uno schietto appello al partito che il 2 ottobre scorso si è distaccato dalla maggioranza originaria guidata dal Presidente Letta, perché quella rottura non comporti l’abbandono del disegno di riforme costituzionali, di cui sono state poste le premesse tra giugno e settembre con la relazione della Commissione presieduta dal ministro Quagliariello. Nel ringraziare ancora per l’impegno disinteressato e costruttivo i membri di quella Commissione, esprimo l’opinione che sarebbe dissennato buttar via quel prezioso telaio propositivo e rinunciare a trarne le conclusioni che spettano al Parlamento.

Il mio appello a collaborare al percorso delle riforme costituzionali indispensabili è rivolto anche a forze di opposizione che hanno osteggiato il provvedimento procedurale contenente deroghe all’articolo 138 della Costituzione, ma non, in linea pregiudiziale, la scelta di determinate riforme. La ricerca della più larga convergenza a questo riguardo in Parlamento, resta sempre uno sforzo da compiere, e non ha nulla a che vedere con il concordare o il contrastare larghe intese o grandi coalizioni di governo. Mancare anche questa volta l’obbiettivo della revisione della II parte della Costituzione sarebbe fatale per il rilancio delle potenzialità e del progresso della nazione. Quell’obbiettivo era stato tracciato già nel 1992 nel messaggio d’insediamento del Presidente Scalfaro nel cui solco mi sono in questi anni conseguentemente mosso.

Quelle riforme, insieme con una nuova legge elettorale di cui presto dirò, sono indispensabili anche per rafforzare “il principio maggioritario” che l’Italia ha assunto dal 1993-94 – così mi espressi nel mio primo messaggio al Parlamento – “come regolatore di una operante democrazia dell’alternanza”. “La maturità di un sistema politico bipolare” – aggiunsi – implica “il reciproco riconoscimento, rispetto ed ascolto tra gli opposti schieramenti” e anche l’individuazione dei “temi di necessaria e possibile convergenza tra essi nell’interesse generale”. Temi come quelli, innanzitutto, delle modifiche costituzionali.

Nessun equivoco o contrapposizione, dunque, tra piani diversi nei rapporti politici e istituzionali, il piano delle riforme e delle regole e il piano delle scelte e delle responsabilità di governo. Non tornerò sull’ampia disamina che feci, a suo tempo, del processo che condusse alla nascita del governo Monti nel novembre 2011 e della singolare fisionomia di quel governo. Con la formazione del governo Letta dopo le elezioni del febbraio di quest’anno prese corpo, più esplicitamente in termini politici, una maggioranza analoga per ampiezza a quella precedente. Sia l’una che l’altra hanno però conosciuto una rottura e fine precoce. 

Volendo dare di ciò la lettura più obbiettiva, dirò che, per vicende antiche e recenti, in Italia non sono risultate mature o percorribili senza tensioni distruttive soluzioni di governo a tempo determinato basate sulla collaborazione eccezionale tra forze politiche tradizionalmente antagoniste. Soluzioni di quel tipo si sono di recente imposte come necessarie per via del risultato stesso delle elezioni anche in paesi caratterizzati storicamente per il bipolarismo del sistema politico, per l’alternanza al governo tra schieramenti concorrenti. Da noi, la formazione, a fine aprile, del governo Letta non rispecchiò un ripudio della competizione bipolare, ma rappresentò il solo modo di fare i conti con la realtà del Parlamento uscito dal voto di febbraio. Sono però prevalsi negli ultimi mesi fattori di divisione in quella maggioranza, che si è potuta riprodurre solo su scala più ridotta e in discontinuità con l’intesa iniziale.

Importante, tuttavia, è che su queste basi l’Italia continui a essere governata, innanzitutto nel così impegnativo 2014 che sta per cominciare.

da  Discorso.

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