Residenze collettive, un modello socialmente innovativo, da secondo welfare

Uno degli effetti della crisi socialmente più impattanti è la crescente difficoltà di molte famiglie a far fronte alle spese per l’abitazione (dalle rate del mutuo, all’affitto, alle spese condominiali); non a caso, negli ultimi anni aumentano un po’ ovunque nel nostro Paese (ma specialmente nelle metropoli) i provvedimenti di sfratto, le richieste di case popolari, il numero dei senza casa.

Una risposta innovativa alla crisi, di crescente rilievo, passa attraverso l’abitare collettivo nelle sue diverse forme. L’idea di vivere in strutture edilizie che prevedano sia spazi privati per ogni nucleo familiare, sia zone e servizi condivisi è probabilmente lunga quanto la storia stessa dell’umanità, in particolare in contesti rurali. Oggi, invece, è proprio in città che nascono e si sviluppano i progetti più interessanti. Anche limitandosi al solo caso italiano, il panorama dell’abitare comunitario risulta piuttosto variegato e comprende almeno quattro categorie principali – condomini solidali, residenze temporanee, edilizia sociale privata e cohusing – di cui di seguito sono brevemente indicate le principali caratteristiche.

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Residenze collettive, un modello socialmente innovativo.

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