La rivoluzione dei “goriziani”: MASSIMO BUCCIANTINI sul libro JOHN FOOT, La “Repubblica dei matti. Franco Basaglia e la psichiatri radicale in Italia, 1961-1978, Feltrinelli 2014, in Il Sole 24 ore, da da belfagor

«Qui è notte fonda, su un’isola popolata di fantasmi. Barricata su se stessa, lontana dalla memoria degli uomini». A pronunciare queste parole non è il capitano Willard di Apocalipse now, né il marinaio Marlow in Cuore di tenebra. Siamo in Italia, in una piccola città di provincia, nei primi anni Sessanta del secolo scorso. Ma siamo ugualmente in uno dei luoghi più tenebrosi della terra e quella che si sta compiendo è una vera e propria discesa agli inferi.

A scriverle è Franco Basaglia appena giunto a Gorizia. È l’inverno del 1961 quando decide di lasciare il suo posto di assistente all’Università di Padova – non ci sono cattedre per lui, glielo dicono chiaro e tondo – e se ne va alla fine del mondo, in un luogo dimenticato e senza futuro, dove non ci si passa ma «ci si va soltanto se bisogna andarci». Allora l’Ospedale psichiatrico di Gorizia era «il più periferico, piccolo e insignificante di tutti i manicomi italiani». Abitato da 600 pazienti, la metà dei quali non parlava italiano, era come la città diviso in due dalla cortina di ferro. Il confine tra Italia e Jugoslavia passava proprio tra le mura, i cancelli, le sbarre, i reparti chiusi a chiave del manicomio; come dentro ai suoi bellissimi giardini, sempre silenziosi e deserti, fatta eccezione per la presenza di qualche internato legato a una panchina o al tronco di un albero.

segue qui

belfagor: Basaglia e la repubblica dei matti.

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