PENNAVAJA CRISTINA, Il gioco dell’argomentare. Percorso creativo per migliorare lo stile, la scrittura, la vita, FrancoAngeli/Le Comete, Milano, 1997

Cristina Pennavaja

Il gioco dell’argomentare. Percorso creativo per migliorare lo stile, la scrittura, la vita

FrancoAngeli/Le Comete, Milano, 1997

(Quarta di copertina)

Vorreste scoprire i punti deboli dei discorsi seducenti ma ingannevoli?

Desiderate aiutare vostro figlio a esprimersi con proprietà di termini e argomenti adatti a risolvere i problemi in famiglia, nella scuola, nella vita?

Siete insegnante e vi piacerebbe trasmettere ai vostri allievi la passione per il dialogo, e con essa la strategia e le tattiche utili a una discussione proficua?

Scrivendo un testo importante (lettera, tema scolastico, relazione di lavoro, articolo, saggio, tesi di laurea), temete di non esprimervi al meglio?

0 avete abbozzato un racconto (forse un romanzo), ed esitate fra sogni e dubbi?

Proponendovi una sintesi originale dei contributi di linguistica e retorica moderna questo libro vi insegna in modo serio e gradevole:

  • a sperimentare le varie “funzioni” della comunicazione orale e scritta (tramite racconti, esempi, esercizi, test a chiave che vi mostrano se avete capito);
  • a comprendere che cosa significa argomentare (nella sua differenza dal supporre e dal dimostrare) e a definire l’uditorio e i mezzi adatti allo scopo;
  • a distinguere fra buona e cattiva chiarezza, buona e cattiva oscurità di stile;
  • a creare testi man mano più precisi ed efficaci, qualunque siano l’uditorio, lo scopo, il contesto e la tesi con cui volete persuadere o convincere;
  • a comporre scritti in cui si senta non “il poetico”, bensì la Poesia;
  • a nutrire i vostri desideri (con bibliografia, glossario, ampi consigli di lettura).

Fondandosi sulla fiducia nel ragionamento e nella parola, la “nuova retorica” è la base necessaria per verificare ogni scelta che dobbiamo compiere nella vita. Questo libro sapiente e divertente, scritto con passione da un’esperta di letteratura e scienze sociali, vi offre una solida base teorica e tanti stimoli utili ad arricchire le scelte di stile, il rapporto con voi stessi e con gli altri, e quindi i progetti che vi stanno a cuore (soprattutto quelli di linguaggio e scrittura).

Qui di seguito si danno l’indice e parte dell’introduzione al testo, per orientare il potenziale lettore.

Indice

Ringraziamenti

  1.  Introduzione 
  2. Perché e per chi è stato scritto questo libro
  3. Saper argomentare bene aiuta a vivere bene
  4. Né l’educazione familiare né quella scolastica ci insegnano la tecnica necessaria ad argomentare con successo
  5. La teoria dell’argomentazione contrasta efficacemente l’angoscia, la prevaricazione, il fanatismo e l’ignoranza
  6. Questo libro può costituire un supporto per lezioni ed esercitazioni scolastiche, corsi di scrittura argomentativa, giornalistica, narrativa e poetica
  7. Struttura di questo testo. Suggerimenti per una lettura proficua
  8. Apostrofe al lettore incerto fra vita e letteratura

Prima parte  – Il discorso parlato 

  1.   Maniere e finalità della comunicazione umana
  2. Si può comunicare anche senza le parole
  3. Perché nel corso dell’evoluzione umana il linguaggio verbale ha assunto un ruolo preponderante rispetto ai linguaggi non verbali?
  4. Contrariamente agli altri linguaggi basati sui cinque sensi, il linguaggio verbale è economico, preciso, creativo
  5. La comunicazione verbale mette in opera sei funzioni fondamentali
  6. Che cosa significa argomentare? La fondamentale differenza tra il percorso della dimostrazione logico-matematica e quello dell’argomentazione che vuole convincere
  7. Suggerimenti ed esercizi
  8. Gli elementi del discorso argomentativo
  9. Che cosa significa argomentare
  10. Come riuscii a convincere un uditorio difficile
  11. Analizziamo gli elementi della mia argomentazione. L’uditorio. Lo scopo. Voglio persuadere o convincere? Percorso sintetico o analitico. L’ordine degli argomenti
  12. I tre gradi di critica: argomenti personalistici, argomenti particolari. argomenti universali
  13. Un quadro d’insieme di quanto abbiamo visto. Le prime due fasi del lavoro argomentativo: l’esplorazione di tutte le idee, la selezione e l’ordine (o disposizione) delle idee utili
  14. Suggerimenti ed esercizi
  15. Come dare all’argomentazione un’apparenza di dimostrazione logico-matematica: gli argomenti quasi-logici
  16. Qualche esempio di argomentazione quasi-logica
  17. La logica peculiare delle argomentazioni quasi-logiche. Le argomentazioni di somma e di    divisione
  18. Le argomentazioni di non-divisione. L’esclusione e il dilemma
  19. Uso e abuso degli argomenti quasi-logici.

5 Altri esempi di argomenti quasi-logici

  1. Gli argomenti di reciprocità
  2. Gli argomenti di transitività
  3. Gli argomenti di inclusione
  4. Gli argomenti di paragone, probabilità, sacrificio
  5. Gli argomenti dello spreco, della direzione e della doppia gerarchia
  6. Suggerimenti ed esercizi
  7.  Come dare l’energia, il colore e il ritmo più adatti alle nostre argomentazioni: lo stile 
  8. In una breve frase pronunciata senza tanto riflettere, quante figure di stile possiamo trovare!
  9. Chi respinge gli espedienti di stile in nome della spontaneità creativa li usa senza saperlo. La retorica rispecchia le astuzie della fantasia umana nel campo della lingua!
  10. Altre figure di cui ci serviamo nel linguaggio orale
  11. Approfondimento e riflessione. Le pratiche retoriche e la retorica come disciplina
  12. ‘Buon divertimento, caro!’ Creatività e retorica nella prosa di Alfred Polgar
  13. Suggerimenti ed esercizi

Seconda parte – Il discorso scritto

  1. Il discorso scritto è il prodotto di un artificio
  2. Quattro consigli per scrivere bene
  3. Esaminiamo vari testi scritti: lettere che chiedono sostegno finanziario
  4. Per addentrarci nell’universo delle figure retoriche, scopriamo gli effetti che esse producono nel testo
  5. La classificazione delle principali figure retoriche in base agli effetti prodotti nel testo
  6. Suggerimenti ed esercizi
  7. Una lettera molto importante
  8. La prima stesura
  9. L’esplorazione di tutte le possibili idee
  10. La selezione e l’ordine delle idee
  11. La seconda stesura
  12.  Il tema in classe. (Indicazioni su tesina scolastica, saggio critico, relazione di lavoro, tesi di laurea)

Prima parte: suggerimenti per chi lo propone

  1. Il tema in classe, visto dagli allievi
  2. Il tema in classe, visto dagli insegnanti
  3. Come e perché proporre il tema in classe

Seconda parte: suggerimenti per chi lo scrive

  1. Il tema scolastico è una sfida positiva e un’occasione per arricchirsi
  2. In una composizione scolastica a carattere argomentativo l’enunciato stesso può essere sottoposto a critica
  3. Come ci si può preparare sfruttando molte occasioni di vita quotidiana
  4. Esempio: svolgimento di un tema scolastico
  5. Non esistono testi assolutamente ‘oggettivi’ e neutrali. La retorica entra in ogni discorso, orale e scritto, prodotto nella nostra vita
  6. Suggerimenti ed esercizi
  7. C’è buona e cattiva ambiguità, come c’è buona e cattiva chiarezza. Impariamo a distinguerle leggendo vari testi: relazione di lavoro, verbale di polizia, articoli di giornale, brani saggistici, versi poetici.
  8.  La nota, il rapporto e la relazione di lavoro
  9.  Quattro voci diverse raccontano lo stesso episodio di cronaca: verbale di polizia, commento ironico, resoconto del giornalista, parere dell’esperto
  10.  “Restituisca la dentiera allo Stato”. Una sorta di elzeviro sulle assurdità della burocrazia
  11.  Uno scritto di natura saggistica: Giuseppe Pontiggia ci parla della lettura
  12.  L’argomentazione nel testo poetico in versi. L’anguilla di Eugenio Montale
  13.  Suggerimenti ed esercizi
  14.  Consigli di lettura

 

  1. Commiato

Risposte ai quesiti

Bibliografia

Glossario

Indice dei nomi

  1. Introduzione
  2. Perché e per chi è stato scritto questo libro

Ho scritto questo libro per le persone che cercano un testo serio e gradevole, rigoroso ma non troppo difficile, che mostri i fondamenti di un’argomentazione ben condotta rispetto allo scopo, all’uditorio e alle situazioni più varie in cui possiamo trovarci nel corso della vita.

Dopo essermi occupata a lungo di filosofia e di economia, mi sono convinta che tutto, proprio tutto ciò che viene detto e scritto nei vari campi della comunicazione e del sapere umano trae la sua forza dalla forma in cui è presentato: dalle parole, dai loro rapporti grammaticali, musicali e cromatici. Lo stile dà un’impronta, e quindi un’energia persuasiva, anche ai testi cosiddetti scientifici; d’altra parte molte strutture che sembrerebbero esclusive del linguaggio matematico entrano in gioco nei nostri discorsi quotidiani, facendo sembrare logicamente incontrovertibili affermazioni molto controvertibili. L’interesse per questo mondo – in gran parte sommerso e segreto ai più – del ragionamento orale e scritto mi ha portato a insegnare quello che avevo scoperto e appreso. Questo libro nasce dalla mia esperienza didattica, dalla richiesta affettuosa dei miei allievi e da una lunga pratica di scrittura argomentativa e narrativa.

Nonostante le differenze, la gente che si rivolge a me ha un problema in comune: desidera far fronte con un linguaggio più adeguato ai numerosi compiti che la vita presenta ogni giorno. Certo, le conoscenze ricevute a scuola ci forniscono qualche supporto. D’altra parte molti di voi concorderanno con me sul fatto che l’educazione scolastica, più che insegnarci a presentare con chiarezza e a difendere con vigore le idee in cui crediamo, ci induce a imparare pensieri e parole altrui, ci piacciano o no. Docenti e studenti provano disagio verso l’imposizione di compiti prescrittivi del cui valore didattico non sono più certi. Io penso che molti lavori scolastici diventerebbero più gradevoli, interessanti e quindi efficaci se venissero proposti come giochi strategici allo scopo di persuadere e convincere un uditorio reale. In un capitolo di questo libro ho mostrato come l’annosa questione del ‘tema in classe’ può trasformarsi in un vero momento di crescita intellettuale e morale sia per gli allievi sia per gli insegnanti.

  1. Saper argomentare bene aiuta a vivere bene

La capacità di argomentare in modo efficace, che dovremmo apprendere ed esercitare già a scuola, è necessaria a casa. Una sera, durante un laboratorio di scrittura, una signora portò una lettera che voleva dare a sua figlia. Invece di leggerla e commentarla come un testo di esercitazione, le dedicammo ben tre incontri. Quella lettera, indirizzata “a una bambina che ha un’orribile pagella” ci diede molto filo da torcere. La madre pretendeva come suo diritto che sua figlia desse i risultati scolastici che aveva dato lei tanti anni prima, “tanto più che ora la vita è diventata molto più facile rispetto ai tempi miei!”, aggiungeva sollevando gli occhi al cielo. Ancora ricordo la tensione positiva di quelle serate: alcuni allievi controargomentavano mettendosi nei panni della ragazza, altri mediavano le posizioni della madre delusa. Ci demmo tutti molto da fare, la signora riscrisse più volte la missiva da cima a fondo, poi, quando finalmente andava bene, decise di consegnarla alla figlia, la quale tornò agli studi che aveva interrotto. Se la storia di Irene e Lisa vi interessa (forse ne avete un’altra simile, aperta o già conclusa?) potete saperne di più leggendo il cap. 7.

  1.  Chi ci insegna ad argomentare con successo?

Credo che ognuno di noi, prima o poi, si trovi di fronte a problemi di questo tipo: voler indurre un giovane, che dipende da noi e dal quale noi stessi dipendiamo, a fare quello che dice di non voler fare. Certuni obiettano che in molti casi di disaccordo bastano i consigli dettati lì per lì dal buon senso, e i criteri in base ai quali tutti noi prendiamo decisioni ogni giorno. Ammetto che esistono le eccezioni: persone geniali e generose, famiglie che educano i figli in maniera perfetta, società senza scontri… Ma temo che queste siano rare parentesi idilliache all’interno di una realtà molto più dura. La mia esperienza mi dice che le norme che apprendiamo nel crescere – ammesso che siano adeguate – possono esserci utili come indicazioni di massima, ma raramente ci illuminano sulle parole più opportune da usare nel momento davvero critico. Una cosa simile avviene quando chiediamo consiglio a uno psicologo. Se nei rapporti familiari qualcosa d’importante si incrina, l’appoggio di un valido esperto può riuscire preziosa. Però la questione di quali parole dire nelle varie situazioni (che sono sempre più capricciose e cangianti di quelle ipotizzate a tavolino) dobbiamo risolverlo noi! Credetemi: c’è una differenza enorme fra l’usare parole approssimative e il servirsi di parole ben ponderate, in tutte le occasioni della nostra vita. In una famiglia di genitori che hanno adolescenti difficili (o viceversa) trascurare le ragioni dell’altro gettandogli un’accusa dalla quale potrà a stento difendersi conduce spesso a drammi. (Nel corso di tutto il libro, ma specialmente nei capitoli 4 e 7, saranno evidenziate le espressioni inutilmente offensive e, al contrario, quelle che presentano un’argomentazione cauta e rispettosa per le ragioni del prossimo). Rispondere in fretta e alla meno peggio alla lettera insolita di una persona da cui, per lavoro o affetti, dipendiamo può significare perdere un incarico, un’amicizia, una collaborazione che potrebbe invece durare a lungo, con profitto per noi e i nostri cari. Una lettera che deve aiutarci a ottenere o ricusare qualcosa, per avere buone probabilità di essere accolta, necessita di un esordio di comunione, la scelta chiara del percorso sintetico o analitico nel quale spiegare le nostre motivazioni, molte figure di contatto, presenza e passione, una chiusa consona all’esordio e naturalmente un lessico adatto all’uditorio. Credete di avere imparato dai vostri genitori o dagli insegnanti questi elementi fondamentali?

  1.  A che cosa serve la teoria dell’argomentazione.

Anche quando, per intuito o talento naturale, noi riusciamo a portare acqua al nostro mulino con mezzi appropriati, la mancanza della tecnica argomentativa si fa sentire: la paghiamo con il prezzo dell’incertezza, dell’ansia che nascono dal nostro muoverci a tentoni, privi di norme, direttive e modelli consolidati attraverso l’esperienza di chi ci ha preceduto negli anni e nei secoli. La paghiamo con errori, amarezze che avremmo potuto evitare. Ma pagano anche gli altri, coloro che ci hanno sopraffatto. Nel dialogo rispettoso non ci sono vinti né vincitori. Chi fa ingiustizia al suo prossimo fa ingiustizia a se stesso.

  Questo libro non è soltanto il risultato di una lunga ricerca. Vuole essere soprattutto la prova che tutti possono imparare ad argomentare in maniera adeguata, utilizzando pensieri e parole aperti al dialogo con il prossimo, senza cadere nel ridicolo né mettere in ridicolo l’altro, evitando una inutile modestia e abbracciando invece la fruttuosa umiltà.

Chi non è capace, per altro verso, di capire le idee che si nascondono in un discorso ingannevole (fra le migliaia che i mass media ci propinano ogni giorno) diventa vittima di una violenza che non è meno reale di quella fisica. Chi non sa identificare una petizione di principio corre il rischio di sposare opinioni erronee, spesso sbandierate come rimedi universali. La teoria dell’argomentazione è un ottimo antidoto al fanatismo e all’ignoranza.

C’è un altro motivo per cui ho lavorato con passione a questo libro. Il testo di ogni corso, sebbene preparato con molta cura, resta fondamentalmente un discorso parlato. Una volta fuori dal contesto vivo (in gran parte extraverbale) della lezione, quando è steso sul letto di carta, diventa pallido e smagrito, e ci vuole un ricostituente per dargli tono e forza. Questo testo si propone di mantenere il più possibile gli aspetti positivi della lezione pronunciata (il linguaggio colloquiale, molti esempi di vita quotidiana, figure di contatto e presenza) unendo i vantaggi del manuale scritto (schemi, suggerimenti, proposte di prove ed esercizi con chiavi di verifica e svolgimenti di compiti, glossario dei termini difficili, indice dei nomi, bibliografia ragionata su testi variamente utili). Per queste ragioni penso che possa interessare sia alle persone che si accostano per la prima volta alla materia, sia a chi avverte l’esigenza di un supporto per esperienze già iniziate e perfino giunte a una buona maturazione.

Se lo leggeranno sia i giovani sia i loro formatori (genitori, insegnanti, educatori in genere), il profitto sarà molto maggiore. Poiché solo un Robinson Crusoe su un’isola deserta può snobbare le strategie della discussione dialogica, il mio testo si rivolge a tutti.

  1. Struttura di questo testo. Suggerimenti per una lettura proficua.

Indirizzando il libro a un uditorio ampio, ho creduto opportuno servirmi di illustrazioni prese dalla nostra vita. (Quanti lettori si riconosceranno nel quadro di dispute familiari, quelle in cui dovremmo argomentare con calma, e non recriminare o comandare!). Desiderando partire da testi vicini a ciascuno di noi, utilizzo molti scritti con cui abbiamo a che fare di continuo. Poiché l’esperienza dimostra che dal facile si può passare al difficile senza impantanarsi nell’incomprensibile, ho scritto i capitoli dal più semplice al più complesso. Però chi volesse affrontare singoli temi può farlo, poiché nel libro ci sono numerosi rimandi agli argomenti già trattati, con indicazione di capitolo e paragrafo.

Il libro presenta un’analisi del discorso argomentativo in due fasi. Nella prima (dal cap. 2 al cap. 5) vedremo tutto ciò che riguarda l’argomentazione verbale orale e scritta, mentre nella seconda ci concentreremo sulle forme scritte (lettere, verbali, temi scolastici, articoli di giornale, brani critici, testi di saggistica, narrativa, poesia) trattando con maggior cura le questioni di forma. Il libro si indirizza quindi sia a chi vuole trovare idee e parole adeguate a parlare bene, sia a chi desidera trovare le idee, le parole e lo stile adatti a scrivere bene, nelle più diverse circostanze in cui si trovi.

Avverto che alcune parti, benché importanti, possono essere tralasciate a una prima lettura senza che vada perduta la comprensione generale del testo. Sviluppando e precisando alcune questioni, costituiscono un approfondimento.

E stiano in guardia gli (aspiranti) scrittori: la migliore prosa e la poesia stessa si nutrono di argomentazioni forti, di parole che rendono fedelmente i pensieri e le sensazioni dell’artista. Che cosa resterebbe della buona letteratura, se togliessimo massime e aforismi, metafore, antitesi, iterazioni? Nulla più che uno scheletro, un triste spartito dal quale è fuggita ogni musica.

  1. Apostrofe al lettore incerto fra vita e letteratura

Sii dunque paziente, tu che mi tieni in mano un po’ perplesso, forse intimorito, dubitoso sull’utilità di me, ennesimo testo che ti parla di altri testi. Cerchi un po’ di evasione, un tocco di finzione? Sei innamorato della vita? Ebbene: le troverai tutte e tre. La pazienza sarà ricompensata dallo splendore dell’ultimo testo: lo scritto di un grande artista che seduce la nostra mente e il nostro cuore con la musica di parole insostituibili. Così si mostrerà la duplice natura della retoriché: l’arte di convincere con la forza delle argomentazioni e persuadere con il vigore dello stile (è dunque la sostanza che nutre la grande letteratura universale). Questa nostra amica ha almeno duemilacinquecento anni, ma li porta benissimo. Chi la frequenta con una certa intimità trova che con il passare del tempo ha acquistato fascino, sta guadagnando toni, colori, nuove sfumature. E’ una creatura ricchissima, potente, saggia. E molto generosa verso chi si affida a lei.

Se volete godere i suoi favori, fate il suo gioco!

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