POLITICS: Politica italiana. La (ri)(s)personalizzazione, di CLAUDIO VELARDI

Chiedetevi che cosa sarebbe accaduto se il giorno dopo l’approvazione della riforma costituzionale (16 aprile 2016) – cioè 3 anni dopo il discorso di rielezione di Napolitano e “le domande pressanti di riforma delle istituzioni” (22 aprile 2013), a 2 anni e passa dal cosiddetto “patto del Nazareno”  (18 gennaio 2014) e dalla nascita del governo Renzi (22 febbraio 2014) centrato sulle riforme costituzionali, dopo 6 contrastate approvazioni parlamentari del disegno di legge (8 aprile 2014) del governo (non di qualche passante), dopo centinaia di votazioni, migliaia di emendamenti, reiterati voti di fiducia sull’Italicum, insomma dopo che per 3 anni non si è discusso d’altro – bene, chiedetevi che cosa sarebbe accaduto se, dopo tutto questo, il Presidente del Consiglio avesse serenamente detto: “Perfetto, ora andiamo al referendum. Gli italiani votino con tranquillità, perché il voto non riguarda il futuro del governo. E tantomeno il sottoscritto, che rimarrà al suo posto, qualunque cosa accada”. Anche mio nipote (nato all’epoca del Napolitano bis) si sarebbe ribellato. Politici e giornali avrebbero irriso ad una “riforma senza padri”. I nemici avrebbero fatto dell’opportunistico distacco renziano il principale motivo di campagna elettorale (“Ma come, D’Alema si dimise per mooolto meno…”).  Con Zagrebelsky c’avrebbe discusso Ceccanti (magari con esito analogo: di critica, se non di pubblico).

Buchi Neri

Mancano due mesi all’appuntamento e stamattina il mio pusher della Pignasecca (l’unico ad avere il Parmigiano di Vacca Bruna a Napoli) la mette così: “Ma si perde, Renzi se nne va?”. Il tono è neutro, impenetrabile; da bravo commerciante non lascia trasparire preferenze. Neppure quando, dopo un mio altrettanto impenetrabile sondaggio, conclude, con meraviglioso neologismo (me lo conferma la Treccani): “Mah, ‘a gente è sfiduciosa“.

Dubito che, nei prossimi sessanta giorni, lui e i suoi colleghi, cittadini normali, avranno tempo e voglia di ragionare di oligarchie e derive autoritarie. Tantomeno si eserciteranno in una lettura comparata della Costituzione prima e dopo la cura. Qualcuno, forse, si interrogherà sugli effetti della riforma (domande basic, tipo: cambierà qualcosa?). A qualcun altro, forse, piacerà l’idea di avere meno politici in giro. Ma, in generale, i nostri concittadini daranno una risposta secca alla domanda del pusher: con il sì, Renzi resta a Palazzo Chigi…

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