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Walter Veltroni: “La divisione della sinistra apre la porta al populismo: A rischio democrazia e Unione Europea”, estratti da La Repubblica del 26 febbraio 2017

estratti:

La scissione in corso mi sembra la scissione dell’atomo: ci sono già quattro partiti di sinistra. Se ci fossero le elezioni in questo momento, sulla base dei sondaggi di cui disponiamo, non verrebbe certo affidato l’incarico di formare un nuovo governo ad un esponente della sinistra. Sia il Movimento 5 Stelle sia la destra di Salvini, hanno più voti (specie se alleati tra loro) di quanti possa averne un esponente del centrosinistra e questo è il capolavoro che si è creato attraverso questa situazione che ha portato ad una lacerazione del Pd.

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Quando la sinistra si è divisa ha fatto grandi danni al Paese, li ho citati nel discorso all’assemblea, a cominciare dalla vittoria di Berlusconi nel ’94. Se i progressisti e i popolari fossero stati d’accordo avrebbero vinto le elezioni e Berlusconi non avrebbe governato in Italia. Se Prodi avesse potuto continuare nel ’98 il corso della storia italiana sarebbe stato diverso. E poi ho citato il secondo governo Prodi silurato dalla sinistra di Bertinotti e la mancata elezione di Prodi al Quirinale, approvata dall’assemblea unanime ma poi silurata con 101 che non la votarono. E la loro provenienza di corrente che rimase accuratamente segreta.

Cito questi capitoli ma temo di doverne aggiungere un quinto che è il più pesante: nel momento più difficile della storia italiana e della sua democrazia, c’è il rischio che per effetto della divisione della sinistra possano prevalere forze politiche che non sono in grado di assicurare un destino certo a questo Paese

La grandezza storica di Berlinguer fu proprio quella di prendere un partito che si chiamava comunista, al quale lui non voleva recidere le radici. Aveva molto forte il senso delle radici ma la grandezza della sua esperienza fu quella di trasformarle e lo poté fare perché c’era Gramsci alle origini del Partito comunista: nella sua visione una grande sinistra democratica rappresentava le persone oneste e gli “ultimi” della società. Berlinguer conquistò con questa politica il 35 per cento dei consensi. Ma dopo la sua morte la sinistra ricominciò a dividersi. La sola ed ultima volta in cui fu di nuovo unita è stata col Partito democratico”.

Il mio modello, senza per questo paragonarmi a lui, è Vittorio Foa. Vittorio non ha mai chiesto ruoli, gli è capitato di averli, però era un uomo sempre generoso, sempre ottimista, consapevole della durezza del tempo anche per averla vissuta in carcere. Però ci incitava sempre, non aveva mai un atteggiamento distruttivo. Io penso che la sinistra abbia bisogno di qualcuno che non stia dentro le baruffe; qualcuno che possa sostenerla, aiutarla, consigliarla senza essere parte in causa. Penso di poter essere più utile aiutando una battaglia di valori e di contenuti.


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