Le CASE FUNERARIE o SALE DEL COMMIATO. In Spagna: TANATORIOS, VELATORIOS. La morte non è più pubblica. Un articolo di Laura Campanello e Daniela Monti

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2 commenti

  1. Ciao Paolo,
    ho ricevuto la mail in cui riporti una parte del tuo Testamento Biologico.
    O.k., giusto volersi sottrarre al rischio di essere oggetto di “falso cordoglio”? e a quello “vero” ci hai pensato? Ma forse la nostra propria morte è talmente unica anche nei pensieri che facciamo dentro di noi da vivi che, parlandone, rischiamo di non farci capire. Ma neppure di capire gli altri.

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    1. grazie Patrizia per il tuo commento. Io credo che bisogna trattare bene le persone PRIMA della soglia. E la buona comunicazione è al primo posto. Passata quella soglia resta il RICORDO. E se abbiamo trattato bene, rispettando identità e profondità, quel ricordo resta. Non mi sembra che i funerali , con la netta distinzione fra chi effettivamente è stato vicino a quella persona e chi lo ha detestato fino ad ieri, svolgano la stessa funzione del TRATTARE BENE LA PERSONA PRIMA DELLA SOGLIA. L’unica cosa che mi manca, nel mio ragionamento è l’effettiva possibilità (perchè è per l’appunto impossibile) di organizzare la mia morte. Purtroppo me la organizzeranno altri, spinti dal “sociale” ipocrita”. Di me resteranno (per un decennio ) i miei scritti, i miei blog. E poi più niente. E forse il RICORDO. Tu pensa che io ricordo come fosse oggi la Vodia Cremoncini, seduta al Comune di Lecco ad organizzare un tirocinio e io lì ad imparare da lei (era il 1973). Ecco pèrchè la Vodia è “eterna”

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