Ultimo grande progetto annunciato da questa Giunta, quasi a conclusione della legislatura, è il nuovo modello di gestione dei malati cronici: 3,5 milioni di cittadini coinvolti, dal meno grave che deve curare solo con un farmaco l’ipertensione al pluripatologico che necessita invece di assistenza sanitaria continuativa e multidisciplinare, il 70% delle risorse del bilancio sanitario regionale impegnato, e la consapevolezza di essere di fronte ad un problema che nei prossimi anni avrà numeri sempre più alti. L’obiettivo sbandierato è la presa in carico globale della singola persona con un piano individualizzato per il suo bisogno di cura. Sulla carta potrebbe essere un modello valido e che in molte regioni (Toscana, Emilia Romagna, Veneto) è già partito da tempo con significativi investimenti , ma sono tutte realtà che hanno un sistema differente dal nostro: a forte trazione pubblica, con un lavoro che dura da anni sull’implementazione della sanità territoriale – che è il vero luogo di cura per la grande maggioranza dei cronici -, e che hanno avuto inoltre la forza di introdurre delle leve organizzative e economiche per gli attori coinvolti (medici di base e specialisti) che hanno portato il modello ad essere efficiente ed efficace. La proposta lombarda invece ha enormi limiti: l’incertezza sul sistema di tariffazione, che è stato cambiato in corso d’opera e che ancora oggi è una incognita e mette in discussione la sostenibilità generale del sistema; la adesione residuale, e a macchia di leopardo, sul territorio dei medici di famiglia, senza i quali il progetto è destinato a fallire. E così quella che doveva essere una rivoluzione per le persone in condizione di cronicità e che doveva garantire le cure meglio rispondenti ai bisogni individuali di salute, rischia di trasformarsi esclusivamente in una lettera recapitata a casa, con tanti proclami di buoni intenti e nessun beneficio.
Proposte:
- Rivedere radicalmente il progetto di presa in carico regionale che oggi non ha ancora una forma e rilanciare, con l’estensione graduale in tutta la regione e per tutte le patologie, l’esperienza – ancora attiva partita nel 2011 in alcuni territori – di presa in carico dei malati cronici che prevede un piano di cura individualizzato gestito dal proprio medico di base per assicurare la continuità del percorso assistenziale extra-ospedaliero del paziente (CREG – Chronic Related Group) anche tramite servizi di telemedicina, che ha visto una adesione apprezzabile dei pazienti seguiti e dei medici di famiglia coinvolti e su cui esistono già risultati positivi relativi agli esiti di salute per i cittadini (minori ricoveri e minori accessi al pronto soccorso) e alla sostenibilità economica.
- Affidare al medico di medicina generale il ruolo strategico di “gestore” di questo modello di presa in carico affinché rimanga responsabile primo della salute di tutti i pazienti con una o due patologie croniche (escludendo i 150mila cittadini con tre o più patologie che già oggi sono di fatto in carico alle Aziende sanitarie o alle RSA).
- Incentivare, vincolando i benefici ai risultati di salute degli assistiti, la costituzione in cooperativa dei medici “gestori” anche tramite l’offerta di servizi gratuiti (infermiere, servizio segreteria).
Scopri di più da MAPPE nel sistema dei SERVIZI alla persona e alla comunità, a cura di Paolo Ferrario
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.
