Agenda della Politica italiana

Berlusconi e Forza Italia danno il via libera al governo giallo-verde 5stelle e Lega, 10 maggio 2018

Ieri sera, intorno alle 21.15, Berlusconi ha dato il via libera al governo giallo-verde, cioè a un governo sostenuto da una maggioranza formata dagli eletti del Movimento 5 stelle e della Lega. Questo, senza rompere l’alleanza di centro-destra.

Ecco la nota: «Per quanto ci riguarda non è mai neppure cominciata una trattativa, né di tipo politico, né tantomeno su persone o su incarichi da attribuire. Il Movimento Cinque Stelle ha dimostrato di non avere maturità politica. Se però un’altra forza della coalizione di centrodestra ritiene di assumersi la responsabilità di creare un governo con i Cinquestelle, prendiamo atto con rispetto della scelta. Non sta certo a noi porre pregiudiziali».

Di Maio e Salvini avevano capito che qualcosa stava per succedere e alle 13 s’erano incontrati per 8 minuti a Montecitorio e avevano concordato di chiedere a Mattarella altre 24 ore prima dell’incarico al premier neutrale. Mattarella ha concesso, e dopo la nota di Berlusconi darà di sicuro qualche altro giorno di tempo ai due quasi-alleati per concordare programmi e ministri. Ma non troppi giorni

«Con il capo della Lega il Cavaliere non parla più da tempo, e anche ieri a tenere i contatti con Arcore è stato Giorgetti, verso il quale il leader di Forza Italia nutre affetto e ammirazione.
Ma è una simpatia personale, perché i rapporti politici con i vertici del Carroccio si sono ormai consumati. L’alleanza formalmente resta in piedi nei territori amministrati con la Lega, non fosse altro perché minacciare la crisi delle giunte regionali e comunali sparse per l’Italia avrebbe potuto procurare a Berlusconi un’altra dolorosa scoperta: la presa di distanza di una parte consistente del suo stesso partito sui territori. Già bastavano i sinistri scricchiolii nei gruppi parlamentari, meglio evitare. Così l’ex premier ha ceduto e ha firmato la nota con cui sostiene di voler “togliere l’alibi” a Salvini e Di Maio: “Che si facessero il governo, se ne sono capaci”. La disistima nei loro confronti è pari alle pressioni di cui è stato oggetto: li considera “una rovina per il Paese”. Quando era ancora pomeriggio, a chi gli chiedeva di “dare una mano” per far nascere l’esecutivo, ha risposto di scatto: “Io non gli darei neppure un dito. Scusate, ma non me la sento…”. Ed è andato a riposare, mentre il mondo gli faceva il girotondo e aspettava il suo pronunciamento» [Verderami, CdS].

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