Mattarella difende i conti pubblici: «Non c’è motivo di aprire una procedura d’infrazione», 2 luglio 2019

Ieri il consiglio dei ministri si è riunito senza il vicepremier Luigi Di Maio (Sorgi: «della serie: non ci metto la faccia»), ha approvato l’assestamento di bilancio (-7.6 miliardi di deficit) e varato un decreto ad hoc che congela 1.5 miliardi di risparmi del reddito di cittadinanza e quota 100. Salvini, non vedendo Di Maio al tavolo, s’è dichiarato offeso e ha abbandonato a sua volta i lavori (Sorgi: «della serie: non mi faccio fregare»). «Ora la procedura è ingiustificata» hanno commentato al Ministero dell’Economia. La lettera per evitare la sanzione europea è pronta. Sui conti italiani però si è speso anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha parlato di un’economia solida e si è detto convinto che non esistano i presupposti per aprire una procedura nei nostri confronti: «Il disavanzo di bilancio in Italia è passato dal 2,4 al 2,1 tra il 2017 e il 2018, l’avanzo primario è passato dall’1,4 all’1,6: e sono dati di trend positivi per i conti pubblici». Matterella ha voluto poi ricordare che l’Italia è la terza economia Ue, la seconda per forza manifatturiera. La riunione dei commissari che doveva tenersi oggi, è slittata a domani per via del vertice sulle nomine, e il commissario Günther Oettinger ne ha approfittato per dire all’Italia di arrivare pronta all’appuntamento: «Pensateci tre volte prima di deludere l’Ue». Conte però non s’è lasciato intimidire: «I numeri sono sempre quelli, positivi e non sono cambiati».
«La novità tutt’altro che trascurabile è dunque questo intervento di Mattarella. Sobrio, come nelle abitudini, ma secco nella sostanza contro il pericolo di mischiare fatti diversi: la procedura d’infrazione, l’emarginazione di Roma sulle nomine che contano e le pressioni contro la scelta salviniana dei “porti chiusi”.
Quando il capo dello Stato afferma: «Non vedo motivi che giustifichino la procedura», egli non chiede comprensione all’Unione. Va oltre: nega che esistano i presupposti per avviare il processo. Come dire: badate che le sanzioni non devono servire a punire l’Italia sul piano politico. Un sostegno a Conte e alla maggioranza in un passaggio critico.
Idem per la comandante della nave. In base alla Costituzione, dice il presidente, è la magistratura che decide perché così funziona in uno Stato di diritto. Qui non c’è una risposta diretta al collega tedesco, ma si sottolinea che i rapporti con la Germania sono solidi e tali devono rimanere. Quindi è opportuno che tutti “abbassino i toni”. Sottinteso: in Italia, ma anche fuori dai nostri confini» [Folli, Rep]

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