GUERRITORE Monica, Quel che so di lei. Donne prigioniere di amori straordinari, Longanesi, 2019

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26 settembre 2019

Alla Libreria Rizzoli di Milano, presentazione di Quel che so di lei. Donne prigioniere di amori straordinari di Monica Guerritore (Longanesi). Laura Zangarini su La Lettura (Corriere della Sera): «“Giulia Trigona, dama di corte della regina Elena di Savoia, moglie del conte Romualdo Trigona dei principi di Sant’Elia e zia di Tomasi di Lampedusa, accetta la richiesta di un ultimo incontro da parte del suo amante, il tenente di cavalleria Vincenzo Paternò. Da pochi mesi Giulia ha messo fine alla relazione clandestina che ha stravolto la sua vita, ma l’uomo l’ha supplicata, ha detto di essere in partenza e che non la cercherà mai più”. L’autopsia rivelerà che la contessa ha avuto un rapporto sessuale con il suo assassino prima di morire colpita da ventisette pugnalate, la testa quasi spiccata dal collo per la furia dell’assalto. […] Su Giulia Trigona e sulla sua tragica fine – il primo femminicidio a essere seguito dai quotidiani nazionali –, Monica Guerritore ha scritto “compulsivamente, negli anni, sceneggiature, corti testi teatrali”. Lavori poi “lasciati lì”, accantonati per mancanza di finanziamenti. Non il pensiero di Giulia e della sua discesa agli inferi. Cosa si aspettava la contessa da quell’ultimo incontro? Cosa porta le donne a consegnarsi al proprio assassino, reale o metaforico? In cerca di risposte, Guerritore ripercorre le orme della contessa, entra nella sua testa, immagina il suo pensiero, “gli scarti che l’hanno fatta deviare”. Attingendo, nel viaggio, alla sua fantasia, alla sua intuizione, ai suoi personaggi femminili. […] Sul palco Guerritore ha portato generazioni di donne dolenti, ribelli, intrappolate in uno schema che si ripete sempre uguale. Poi, vent’anni dopo, ricorda nelle pagine finali del suo bel libro, “ho messo in scena la mia versione di Mariti e mogli di Woody Allen. E ho trovato quiete, sorriso e amore. Nel coraggio di reinventarsi finalmente lievi ho trovato l’uscita dal labirinto. Lo sgambetto che interrompe l’eterno ritornare del vecchio schema odioso amore-tradimento-morte”. L’amore, è la conclusione dell’attrice, “va preso di petto, stravolto e reinventato di continuo: questo amore è ciò che può volgere la tragedia in commedia, offrendo al nostro tempo il dono più grande di tutti: la leggerezza”».

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