LE POLITICHE SOCIALI NEL NUOVO GOVERNO: LA CONTINUITÀ DOPO LA DiSCONTINUITÀ, articolo di Luigi Colombini, settembre 2019

LE POLITICHE SOCIALI NEL NUOVO GOVERNO: LA CONTINUITÀ DOPO LA
DiSCONTINUITÀ
di Luigi Colombini
ex docente di legislazione ed organizzazione del servizi sociali – Università Statale
Roma TRE, corsi DISSAIFE E MASSIFE
Collaboratore del SUNAS – Redattore di ”OSSERVATORIO LEGISLATIVO SOCIO-
SANITARIO SUNAS

PREMESSA
Già nel precedente governo, nel c orso di quattordici mesi, sono state portate
avanti politiche sociali caratterizzate dal rilancio di una funzione di indirizzo e
coordinamento tesa a superare gli squilibri ancora esistenti fra le Regioni, e il
superamento di condizioni di disparità di trattamento fra i cittadini in relazione alla
loro residenza anagrafica e collocazione territoriale.
Sono a tale proposito assolutamente di rilievo provvedimenti legislativi e di
indirizzo che hanno confermato gli orientamenti volti a definire specifiche linee di
intervento tali da garantire uniformità di risposta dalle Istituzioni (Regioni, Comuni
associati in ambiti sociali) in relazione ai programmi da svolgere.
A tale riguardo si sottolinea che già con la LEGGE 30 dicembre 2018, n. 145,
Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale
per il triennio 2019-2021 , sono state emanate specifiche disposizioni che,
rimettendo in capo allo Stato ulteriori competenze e gestione di specifici fondi
(FNPS, Fondo per le non autosufficienze, Fondo per il sostegno del ruolo di cura e
di assistenza del caregiver familiare, Fondo per la Famiglia, Carta Famiglia, Fondo
per le politiche giovanili, Fondo per non udenti, Fondo mobilità disabili, Fondo per
il diritto al lavoro dei disabili, UE Disability Card, Fondo per reddito di cittadinanza,
Fondo povertà educativa), hanno riguardato specifiche aree di intervento:
Dipendenze, Famiglia, Giovani, Persone con disabilità, povertà ed inclusione sociale
(a tale proposito si fa rinvio a OSSERVATORIO LEGISLATIVO SOCIO-SANITARIO
SNAS N. 5).
L’ulteriore sviluppo di un deciso orientamento rivolto al rilancio delle politiche
sociali si è determinato con l’ emanazione del Piano Sociale Nazionale, che pur
ripartendo il Fondo Nazionale Politiche Sociali (che è intervenuto a distanza di
circa venti anni dal primo DPR maggio 2001!), ha individuato una specifica
funzione di monitoraggio e di definizione dei “macrolivelli” quali ambiti di azioni di
intervento.
Altra azione specifica è relativa al Riparto del fondo per le non autosufficienze per
l’anno 2018 (DPCM 12 dicembre 2018) in cui sono confermate le linee di intervento
già individuate nel riparto del fondo riferito al 2016 ed il finanziamento dei progetti
sperimentali in materia di vita indipendente.
Per ciò che concerne il programma nazionale di lotta e contrasto alla povertà, con
il DECRETO-LEGGE 28 gennaio 2019, n. 4 “Disposizioni urgenti in materia di
reddito di cittadinanza e di pensioni”, convertito con la LEGGE 28 marzo 2019 , n.
26, è ben noto l’avvio delle azioni conseguenti (DECRETO 19 aprile 2019 – Modalità di
utilizzo della Carta Reddito di Cittadinanza, DECRETO 28 giugno 2019, Adozione del Piano straordinario di potenziamento dei centri per l’impiego e delle politiche attive del lavoro), e le azioni svolte dalle Regioni in proposito, che hanno, nel corso di tre mesi, recepito le linee di azione, sintonizzandole con quanto già da esse stesse portato avanti con specifici provvedimenti (in particolare Campania, Emilia Romagna, Friuli V.G., Lazio, Liguria, Lombardia, Piemonte, Puglia, Umbria, Veneto).
Per ciò che concerne le politiche familiari, con Decreto Ministeriale del Dipartimento per le Politiche della Famiglia del 30 aprile 2019, il Fondo per la famiglia è stato ripartito fra le Regioni, che hanno prontamente attivato i relativi cofinanziamenti ed interventi, con particolare riferimento ai Centri Famiglie ed ai consultori familiari, specificando in proposito il ruolo del servizio sociale professionale e dell’assistente sociale (Basilicata, Emilia Romagna, Lazio, Piemonte, Veneto in particolare).

LA PAUSA ESTIVA
Tale scenario di base per lo sviluppo, nel corso dell’anno e nelle prospettive future,
di un rinnovato welfare – non novus, sed noviter – connesso, come in effetti lo è,
a precedenti provvedimenti legislativi già determinati nella XVII legislatura 2013-
2018 (sulla quale il sottoscritto si riserva un apposito studio), si è venuto a
interrompere bruscamente nel mese di agosto, con una proditoria iniziativa volta a
modificare il quadro politico ed a provocare un nuovo ritorno alle urne per la
ridefinizione di un diverso assetto, rispetto al passato.
Avuto riguardo alle prospettive che sarebbero scaturite da una crisi politica con
risvolti che in ogni caso avrebbero avuto pesanti ricadute sia sulla gestione degli
interventi già indicati nella legge di bilancio e nella gestione complessiva delle
politiche sociali, nel corso dello stesso mese di agosto, secondo i dettami
costituzionali che hanno quale fondamentale riferimento la democrazia
parlamentare, si è venuta a comporre una convergenza politica che ha portato ad
un diversificato quadro di riferimento per la costituzione di una maggioranza
parlamentare che in effetti ha riconfermato il Presidente del Consiglio dei Ministri
su una piattaforma atta a delineare una decisa discontinuità rispetto al passato
governo, in effetti già sfiduciato l’ 8 agosto 2019.
Tale processo ha portato alla costituzione, il 5 settembre del nuovo governo, e il 9
settembre (a un mese di distanza dalla crisi politica), nel corso della presentazione
alla camera dei deputati, il Presidente Prof. Giuseppe Conte ha tracciato le linee
per il corso dell’ intera legislatura proiettate su un programma di ampio respiro, in
cui sono stati evidenziate le politiche sociali che si intendono svolgere.
LA CONTINUITA’
E’ stato affermato in via preliminare che l’intendimento del nuovo programma non
è già una sommatoria di interventi, ma un progetto di governo che preannuncia
specifiche risposte alle attese ed ai bisogni del cittadini.
Di notevole rilievo l’impegno a definire i livelli essenziali delle prestazioni
concernenti l’esercizio dei diritti civili e sociali (contemplato circa venti anni or
sono dalla legge costituzionale n 3/01, recante Modifica al Titolo V della
Costituzione, art. 117, lettera m) ed anche i fabbisogni standard, connessi anche
art. 119 Co comma 5, che prevede l’istituzione di un fondo perequativo volto a
garantire a tutti i cittadini la medesima qualità dei servizi.
A tale riguardo non si può non fare riferimento alla legge 328/2000, pertanto
sempre attuale, con la definizione all’art. 22 dei livelli essenziali assistenziali
(segretariato sociale e sevizio sociale professionale, assistenza domiciliare, pronto
intervento, servizi residenziali e semiresidenziali).
Si fa presente che già con DPCM 27 marzo 2015 fu approvata la Adozione delle note
metodologiche e dei fabbisogni standard per ciascun comune delle regioni a Statuto ordinario, relativi
alle funzioni di istruzione pubblica, nel campo della viabilità e dei trasporti, di gestione del territorio e
dell’ambiente e nel settore sociale, che potrebbe costituire un opportuno riferimento.
Particolare attenzione è stata conferita allo svolgimento di un impegnativo
programma di politiche sociale, definendone le priorità.
La prima priorità è riferita alle politiche rivolte alla famiglia, riconoscendone il ruolo
sociale insostituibile, con lo svolgimento di interventi integrati, che si fondano sull’istituzione dell’assegno unico, e l’erogazione di servizi, condizioni di crescita
adeguate, a sostegno della natalità.
In tale contesto gli asili nido devono configurarsi non più come servizi a domanda
individuale, ma come vero e proprio diritto delle famiglie a usufruirne.
A tale riguardo si fa presente che con l’ “antica” legge n. 53/83, riferita alla
compartecipazione della spesa da parte delle famiglie per i servizi a domanda
individuale (successivamente collegata all’ all’ISEE per la fruizione agevolata dei
servizi sociali rivolti alla persona ed alla famiglia, che concernono anche i servizi
scolastici, abitativi, ricreatici, ecc.) si sono venute a determinare profonde
discriminazioni ed iniquità distributive e contributive, pur ricordando che la prima
legge sugli asili nido risale al 1971, ossia circa due generazioni or sono.
Per le persone con disabilità, è stato affermata l’istituzione di un apposito
Sottosegretariato alla disabilità, alle dirette dipendenze della Presidenza del
Consiglio dei Ministri, per giungere alla formulazione di una riunificazione
normativa di sostegno per la disabilità e la non autosufficienza, con l’istituzione di
un “codice delle disabilità”, per l’inclusione sociale ed il pieno diritto ad una
cittadinanza attiva.
Tale decisione è scaturita anche dal preliminare confronto con le Associazioni
interessate, che l’hanno richiesto, così come lo svolgimento di specifiche politiche
di integrazione lavorativa, scolastica, sportiva, e lotta agli abusi nei confronti delle
persone con disabilità.
A tale riguardo si fa presente che si assiste ad un variegato quadro legislativo, sia
nazionale che regionale, che si riferisce ad aree di intervento non coordinate, che
riguardano l’assistenza (Legge 104/92, legge 146/16), il lavoro (legge 68/99),
l’integrazione scolastica, le persone con spettro autistico (legge 134/15), fino alla
legge 18/09, «Ratifica ed esecuzione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con  disabilità, con Protocollo opzionale, fatta a New York il 13 dicembre 2006 e istituzione dell’Osservatorio  nazionale sulla condizione delle persone con disabilità, e del DPR 4 ottobre 2013 recante “Adozione del  programma di azione biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità.
Per ciò che concerne il Reddito di Cittadinanza, definito quale misura di protezione
sociale, è stato confermato l’intendimento di rafforzarlo ed implementarlo
ulteriormente, con particolare attenzione alla svolgimento di attività di
monitoraggio, nella sua finalità non già assistenziale, ma tesa a recuperare nel
tessuto lavorativo e sociale di persone “esiliate” .
A tale riguardo l’attività di monitoraggio si ritiene che vada condotta con l’intesa
con le Regioni, con una cabina di regia a livello di Conferenza Stato-Regioni con la
definizione di apposite linee-guida volte ad integrare le specifiche e già in atto
iniziative regionali (Lazio, Veneto, Umbria, fra le altre), con la formulazione di
appositi questionari (come già praticato dalla Cote dei Conti per il monitoraggio
della spesa degli Enti locali, e le ASL).
Per ciò che concerne l’assistenza penitenziaria, si è confermato il programma di riabilitazione dei  detenuti attraverso il lavoro, con lo stanziamento di 110 mln di euro per lo svolgimento di lavori edili, e  15 mln di euro per lo sgravio fiscale a favore di imprenditori che assumono detenuti.
Nel contesto dell’intervento al Senato, è stata, a proposito degli “affidi illeciti”, costituita presso il  Ministero della giustizia una squadra speciale per la protezione dei minori, per un monitoraggio della  legislazione vigente ed un censimento degli affidi nonché una banca dati per gli affidi.

OSSERVAZIONI
Il programma del nuovo governo si caratterizza per la sua proiezione negli anni a seguire fino alla  conclusione della attuale legislatura.
Particolare priorità è stata conferita alle politiche sociali, con la definizione preannunciata dei livelli  essenziali per l’esercizio dei diritti civili e sociali, che non riguardano solo le prestazioni assistenziali, ma tutto il complesso dei servizi rivolti alla persona ed alla comunità (d. lgs, n. 112/98, che risale a ben venti  anni or sono), e che riguardano la sanità, l’assistenza, l’istruzione, la formazione, l’edilizia pubblica, i  trasporti, e che, per il loro finanziamento, connessi come sono all’esercizio di diritti fondamentali  costituzionalmente sanciti, sono assolutamente esenti dall’osservanza del patto di stabilità, e connessi  invece allo svolgimento di adeguate ed eque politiche fiscali, come già evidenziato a livello di studiosi  internazionali, quali Piketty, che sottolinea come lo Stato sociale è strettamente legato allo Stato fiscale:
chi paga le tasse ha diritto ad avere il “ritorno fiscale” in ragione dei servizi resi dallo Stato.
Lo svolgimento ed il rilancio delle politiche di welfare fanno riferimento, in effetti, ad una ricomposizione  del quadro normativo iniziato con la legge n. 328(2000, e che richiede il suo pieno compimento.
A fronte di un paese che è caratterizzato da una preoccupante situazione di calo demografico (vedi il rapporto OCSE) che proietta un quadro assolutamente preoccupante per il prossimo trentennio,  prioritario assume l‘impegno ad investire sui giovani, sulle nascite, sulle famiglie.
Assolutamente di rilievo il diritto dei piccoli bambini a fruire dell’asilo nido quale servizio fondamentale,  e non più legato alla ormai vetusta concezione dei servizi a domanda individuale, che risale a  trentacinque anni oro sono e che ha determinato spaventose condizioni di disagio familiare e lavorativo,  con gravissime ripercussioni sulla condizione della donna-madre-lavoratrice in particolare.
La disabilità fuoriesce dalla condizione di un perdurante clima di indeterminatezza, pur a distanza di  dieci anni dalla legge di ratifica della Convenzione ONU sulle persone con disabilità, caratterizzato da  situazioni assolutamente differenziate fra le Regioni, fra gli Enti locali, con criticità notevoli determinate  dalla legge cosiddetta “Del Rio”, n. 56/14, che in effetti ha eliminato le preziose esperienze accumulate  dalla provincie quali enti intermedi ed in grado di gestire interventi di area vasta, fra i quali i servizi e gli  interventi di assistenza scolastica e sociale alle persone con disabilità.
A tale riguardo il sottoscritto ha in corso di elaborazione l’analisi della spesa sociale delle Regioni, da cui si desume, fra l’altro, un vistoso quadro di economie (fondi previsti ma non spesi) proprio nel campo della disabilità.
Il RdC è stato pienamente confermato, e a tale proposito, in sede di monitoraggio, si ritiene opportuno una decisa riconsiderazione del servizio sociale professionale e degli assistenti sociali nella definizione dei percorsi di inclusione, come alcune Regioni hanno già effettuato (Umbria, Veneto).
In conclusione, avuto riguardo alla nuova ministra del lavoro e delle politiche sociali, senatrice Nunzia Cataldo, che si è particolarmente distinta per la definizione e la approvazione del Reddito di cittadinanza, già nel corso della precedente legislatura, le prospettive per un adeguato rilancio delle politiche sociali, nella proiezione dei prossimi tre anni, possono essere positivamente sostenute ed attuate.

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