È la Giornata internazionale delle bambine, da Anteprima – La spremuta di giornali di Giorgio Dell’Arti, 11 ottobre 2019

È la Giornata internazionale delle bambine, cui in alcune parti del mondo viene ancora negato persino il primario diritto alla vita, nella sostanziale indifferenza dell’Occidente. Il Foglio: «“Feticidio femminile”, denuncia la Deutsche Welle. È un’orrida e algida espressione che indica la distruzione dei feti femminili. Avviene in India a causa dell’aborto selettivo. Il riferimento è ai bimbi nati in 132 villaggi negli ultimi tre mesi: nessuno di loro era una bambina. Il governo di Uttarkashi, a nord di Nuova Delhi, cerca di fare luce sulla “scomparsa delle bambine” dal suo territorio. “Non può essere solo una coincidenza. Ciò indica chiaramente che c’è in corso una strage dei feti femminili nel distretto. Il governo e l’amministrazione non stanno facendo nulla”, è la denuncia degli assistenti sociali dell’Asha (Accredited social health activist) all’agenzia di stampa Ani. Secondo quanto riporta il Population Research Institute, dal 1990 a oggi sarebbero state abortite quasi 16 milioni di bambine, esattamente 15,8 milioni. Un “genocidio di genere”. Sempre secondo i dati riportati, dal 2014 a oggi ogni anno ne sarebbero state abortite 550 mila. L’aborto selettivo ha impedito la nascita del 4,1 per cento delle bambine. In Occidente, l’aborto è considerato strumento di progresso ed emancipazione delle donne. “Diritti riproduttivi”, si chiamano in America. In Cina – con la pianificazione demografica e la legge sul figlio unico – e in India l’aborto è diventato strumento di regresso umano, di discriminazione di genere, di sopruso genetico, di femminicidio che non allarma, come invece dovrebbe, i nostri benpensanti. […] L’aborto selettivo sta svuotando l’Asia delle sue bambine. Un fenomeno così grave e dalle proporzioni così epidemiche da minacciare l’equilibrio demografico mondiale (vedi in Cina). E risale a decine di anni fa la denuncia di Amartya Sen, premio Nobel indiano, su questa piaga vergognosa. Ma nessuno lo ha preso sul serio».
Curioso invece il caso di un paesino polacco in cui da anni nascono solo bambine, raccontato in agosto da Joanna Berendt sul New York Times: «È quasi un decennio che da queste parti non nasce nessun maschietto. Il particolare ha attirato per la prima volta l’attenzione dei media polacchi quando il paese ha inviato a una competizione regionale per giovani pompieri una squadra tutta al femminile. Da quel momento, dice la sindaca Krystyna Zydziak, la situazione a Miejsce Odrzanskie è diventata “abbastanza folle e fuori controllo”. Di recente c’erano ben quattro troupe televisive che giravano per il paese, che ha una sola strada principale e 96 case, per raccontare il caso dei maschi mancanti. […] Da quando è nato l’ultimo maschio ci sono state 12 nascite nel paese, una comunità agricola ai margini della provincia più piccola e meno popolata della Polonia. I residenti non sanno quali siano le ragioni di questa anomalia, ma molti pensano che possa essere una semplice coincidenza, come quando lanci una moneta per aria e viene ripetutamente testa. Frischko [Rajmund Frischko, il sindaco – ndr] ha deciso di offrire una ricompensa per la prossima coppia che partorirà un maschio. “Si è parlato così tanto di noi che per un attimo avevo pensato di intitolare una strada al prossimo maschietto che nascerà qui”, dice. “Di sicuro gli faremo un bel regalo. E pianteremo una quercia con il suo nome”» (traduzione di Fabio Galimberti per la Repubblica).

via Anteprima – La spremuta di giornali di Giorgio Dell’Arti

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