Non fate i bravi, di Nadia Toffa (Chiarelettere), 2019

Pino Corrias su la Repubblica: «Nadia Toffa era una donna che sembrava una ragazza. Era una ragazza che sembrava una roccia. Ma una roccia sottile, bionda, con gli occhi scuri, il sorriso chiaro. E il sorriso era la sua luce: “Ho energia da far impallidire la Via Lattea”. Se il fine vita è una clessidra che si svuota, Nadia l’ha riempito di parole. Le parole ora formano un libro, si chiama Non fate i bravi (edizioni Chiarelettere). […] È la sua ultima collana di pensieri. E dentro i pensieri ci sono parole come: “respira”; “senti i profumi”; “incrocia le braccia e dondolati”; “consolati”; “ridi”; “colleziona sogni”; “colleziona nuvole”. E poi: “Arrabbiati”; “Fai paura alla paura. Accecala. Affrontala”. Lo ha scritto nell’anno del silenzio, l’ultimo. Lo ha scritto per salutare e salutarsi, gentilezza finale concessa dalla malattia che le ha portato via prima i capelli, e poi la vita. Ma lasciandole il tempo di tramandare qualcosa che non fosse solo lacrime o il vuoto d’ombra nella memoria di chi resta. Scrive: “Il vero viaggio è quello dell’anima, il resto è di passaggio, ha una data di scadenza”. E dunque: “Stammi vicino e non avere paura”. […] Scrive: “Il dolore ci rende più profondi, più forti. Non deve sopraffarci, dobbiamo girargli intorno per avere un controcampo”. E poi: “Voglio un bene inesauribile alla vita”, che è “leggera come la pietra pomice, sembra pesante, ma galleggia”. Nadia Toffa la vita l’ha navigata al timone che ha fabbricato in proprio, “non arrendetevi mai prima del traguardo”. […] In questo diario intimo ha scritto una sola volta la parola malattia. Non aveva più tempo di recriminare sul passato, che è passato per sempre, sulle medicine che non funzionano, sugli amici che non si fanno mai vedere piangere. Sul corpo che si svuota. Non aveva più voglia di compatirsi, ma solo di guardare avanti. E ringraziare la madre, gli amici, la vita: “Abbiamo la vastità del mare negli occhi. E insieme, pur essendo solo due granelli di sabbia, abbiamo la potenza di creare una perla”. Una perla è stato il suo funerale in pubblico, officiato senza retorica, dai suoi cento compagni di lavoro che la chiamavano guerriera. E una perla è questo suo ultimo rendiconto del viaggio, con lunga coda di lacrime e un piccolissimo insegnamento a rafforzare il disarmato coraggio di chi resta.
Ci lascia, lasciandoci andare. Scrive: “Mi nasconderò in un pezzo di vetro, minuscola particella di un desiderio sprecato, mai espresso. Rimarrà sospeso nel pianeta dei pensieri. Mi troverete là”».

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