Lo “scudo penale” sull’Ilva, in quattro fact-checking | in Pagella Politica, 11 novembre 2019

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Lo “scudo penale” sull’Ilva, in quattro fact-checking | Pagella Politica

Ilva, Italia Viva propone di reintrodurre lo scudo penale
Tra i circa mille emendamenti al decreto fiscale presentati alla Camera ce ne sono due di Italia Viva che vogliono ripristinare il cosiddetto scudo penale per ArcelorMittal. Il primo dei due emendamenti riguarda lo stabilimento di Taranto, il secondo tutte le imprese alle prese con opere di bonifica ambientale. Lo scudo, di cui godevano gli amministratori dell’Ilva e che li proteggeva dal rischio di essere coinvolti in cause per i problemi ambientali e di sicurezza creati dalle gestioni precedenti dell’impianto, era stato definitivamente eliminato lo scorso 31 ottobre dal Parlamento con il voto favorevole di M5s, Pd e della stessa Italia Viva. La cancellazione della norma era stata tra i motivi che avevano portato ArcelorMittal a decidere di sciogliere il contratto che la obbliga ad acquistare la più grande acciaieria d’Europa. Anche i deputati della Lega ieri hanno presentato emendamenti per reintrodurre lo scudo penale, in modo da onorare l’impegno e togliere ogni alibi ad Arcelor Mittal. Nel frattempo è slittato a oggi il deposito al Tribunale di Milano dell’atto con cui il gruppo indo-francese chiede di recedere dal contratto, atto già notificato ai commissari straordinari. Questi ultimi a loro volta presenteranno a breve un ricorso ex articolo 700 sostenendo che le condizioni giuridiche del recesso non ci sono e che quindi Arcelor Mittal deve andare avanti. «La linea dei commissari è che le condizioni giuridiche del recesso non ci sono e quindi Mittal deve andare avanti e gestire l’impianto in ossequio al contratto d’affitto. Il guaio è che il colosso franco-indiano sta di fatto già portando gli impianti alla fermata, come annunciato la scorsa settimana quando ha avviato la restituzione dell’azienda e dei dipendenti allo Stato (articolo ex 47 della legge 428/90) da completare entro 30 giorni. Le notizie dal siderurgico sono infatti pessime. Una serie di decisioni, giunte fino al ministero dello Sviluppo, che indicano come la multinazionale si starebbe comportando come se fosse proprietaria degli impianti. La prima mossa è la decisione di fermare una delle due “linee di agglomerazione”, confermata ieri anche da fonti sindacali. È l’area dove vengono preparati i materiali, tra cui i minerali ferrosi, per gli altiforni che producono la ghisa. La fermata è la diretta conseguenza del fatto che il minerale e le altre materie prime non vengono più scaricate» [Fatto].
Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha definito l’idea di nazionalizzare l’Ilva «un’illusione», mentre un ruolo di Cassa depositi e prestiti è «uno strumento che non va escluso dalla cassetta degli attrezzi di cui disponiamo». Si parla di una partecipazione del 20-30%. Ipotesi non scartata da Mittal che però non convince del tutto le fondazioni, azioniste (con il 15,93%) di Cdp.

Intanto si lavora a una riqualificazione di tutta la città di Taranto, con una serie di stanziamenti che dovrebbero essere inseriti nella legge di Bilancio. A Palazzo Chigi, dove il premier ha instituito una cabina di regia con i ministri competenti (Gualtieri, Speranza, Provenzano, Patuanelli, Catalfo), è pronto il fondo pluriennale per Taranto, da 5 o 10 milioni l’anno, operativo per tre anni e prolungabile a cinque [Guerzoni e Salvia, Cds].


Ilva, Arcelor deposita l’atto ufficiale di recesso
È iniziata ufficialmente ieri la battaglia legale attorno ai destini dell’ex Ilva. I legali di ArcelorMittal hanno depositato al Tribunale di Milano l’atto di citazione che formalizza la volontà di recedere dal contratto di affitto dello stabilimento di Taranto. Il documento è sul tavolo del presidente del Tribunale Roberto Bichi che oggi assegnerà il procedimento a una delle due sezioni specializzate in materia d’imprese. Sempre ieri mattina è finito fra le urla l’incontro a Palazzo Chigi tra il Giuseppe Conte e i parlamentari pugliesi del M5s. Alla presenza anche di Di Maio, il presidente del Consiglio ha tentato di ragionare sulla possibilità di reinserire lo scudo penale, magari in versione soft, «così da togliere ogni alibi ad ArcelorMittal, anche in vista della battaglia legale che ci attende». Ma l’ex ministro Barbara Lezzi sarebbe stata ferma sul punto: «Non lo voterò mai, puoi scordartelo». E, dato che i senatori che non accettano alcuna forma di scudo sono 13, in aula il provvedimento potrebbe non passare. A far infuriare la Lezzi anche la proposta di Patuanelli sulla decarbonizzazione .
Con gli emendamenti sullo scudo penale sembrate intralciare il lavoro di Conte. Se la destra votasse il vostro emendamento il governo potrebbe cadere. È questo che volete?
«Al contrario: noi vogliamo togliere gli alibi. A tutti. Non parlerei di scudo penale ma di un principio semplice: chi inquina, deve pagare. Chi bonifica, deve essere aiutato. E questo non può valere solo per Taranto ma per tutte le città, da Piombino a Gela. L’immunità c’era, è stata cancellata dal Conte-Salvini. Se devo star dietro alle polemiche è un disastro» [Matteo Renzi a Francesco Bei, Sta.].

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