Piero Terracina (1928-2019)

Sopravvissuto al campo di concentramento nazista di Auschwitz. Dopo essere sfuggito al rastrellamento del 16 ottobre 1943, fu arrestato a Roma il 7 aprile 1944 su segnalazione di un delatore (che in cambio ebbe dalle Ss con cui collaborava un compenso di 5.000 lire). Con lui fu presa tutta la famiglia: i genitori, la sorella Anna, i fratelli Cesare e Leo, lo zio Amedeo, il nonno Leone David. Detenuti per qualche giorno nel carcere di Roma di Regina Coeli, il 17 maggio del 1944 furono deportati ad Auschwitz. Degli otto componenti della famiglia, fu l’unico a fare ritorno in Italia. A partire dagli anni Ottanta si era molto speso per raccontare la sua storia.
«Vedemmo dai carri che le SS erano schierate tutte con un bastone in mano e un cane al guinzaglio (…). Cominciarono a colpire con i bastoni e ad aizzare i cani contro chiunque si attardasse. Uno degli interpreti si avvicinò e mi chiese l’età: “Ho compiuto 15 anni a novembre”. “Ti domanderanno l’età, tu rispondi che hai 18 anni”. “Perché devo dichiarare 18 anni se ne ho 15?”. “È importante; non lo dimenticare”. Ho ritrovato la mia scheda nell’archivio di Auschwitz e ne conservo la fotocopia; c’è scritto: Piero Terraccione , paternità Giovanni, il numero in alto a sinistra del foglio è: A-5506 (il numero che mi venne tatuato sull’avambraccio sinistro), anni 18, studente. Quel prigioniero penso che mi abbia salvato la vita: avessi dichiarato i miei 15 anni sarei stato mandato a morire insieme ai bambini (…)» [stralcio di una testimonianza di Piero Terracina nel 2017 a Francoforte].

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