a cura dell’ISPI: Iran-Usa: nuovi venti di guerra in Medio Oriente Milano, 9 gennaio 2020 – ore 18.00 (Palazzo Clerici, via Clerici 5)

L’uccisione da parte degli Stati Uniti del generale iraniano Qassem Suleimani, a capo delle brigate al Qods, porta il confronto tra Teheran e Washington su un nuovo livello. A rischio c’è la stabilità dell’intera regione mediorientale, il destino della coalizione internazionale anti-Stato Islamico e lo stesso accordo sul nucleare.
Quali scenari si aprono per l’Iran e per la regione? Quale la strategia statunitense? Quali le implicazioni per l’Europa e per l’Italia?
Intervengono:
Pejman Abdolmohammadi, Università di Trento e ISPI
Cinzia Bianco, ECFR (in collegamento)
Viviana Mazza, Corriere della Sera
Gianluca Pastori, Università Cattolica del Sacro Cuore e ISPI
Nicola Pedde, Institute for Global Studies
Annalisa Perteghella, ISPI
La partecipazione è libera con registrazione obbligatoria.
L’accesso alla sala sarà garantito fino al raggiungimento della capienza massima.
Segreteria ISPI
tel: +39 02 86.93.053
USA-IRAN: LE CONSEGUENZE DELLA MORTE DI SOLEIMANI
Il generale ombra, il cavaliere oscuro, il guerriero imprendibile, ma soprattutto il “martire vivente”. Molte sono state le definizioni attribuite in vita a Qassem Soleimani, il comandante delle brigate al Qods del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, responsabile delle operazioni all’estero della Repubblica Islamica iraniana: dalla lotta allo Stato Islamico al puntellamento dell’Iraq post-Isis, fino all’assedio di Aleppo e alla riconquista della Siria a favore di Bashar al-Assad. Dal momento della sua uccisione a Baghdad per mezzo di un drone USA, Soleimani è però diventato il martire per eccellenza, la figura attorno Teheran può ricompattare un paese estremamente diviso al proprio interno, anche per effetto della pesante campagna di pressione statunitense alla base del peggioramento delle sue condizioni economiche, e pertanto dell’aumento del malcontento. A livello regionale, però, la mossa statunitense rischia di dare origine a una nuova ondata di destabilizzazione i cui effetti si riverbereranno con ogni probabilità ben oltre i confini iraniani.
Il commento del Direttore dell’ISPI Paolo Magri per il Tg1

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