È la Giornata mondiale del disturbo bipolare, 30 marzo 2020

È la Giornata mondiale del disturbo bipolare. Danilo di Diodoro sul Corriere della Sera: «Tutti sperimentano sbalzi dell’umore, più allegro in certi giorni, più cupo in altri, ma per alcune persone queste variazioni sono talmente ampie da diventare un vero disturbo psichico, il cosiddetto disturbo bipolare, al quale è dedicata la giornata mondiale del 30 marzo, compleanno di Vincent van Gogh, il geniale pittore olandese, che ne soffriva. È caratterizzato da periodi di eccitazione (fase maniacale) e periodi di depressione (fase depressiva).

Ne esistono due tipi:

il tipo 1, nel quale si alternano fasi maniacali (o ipomaniacali, ossia di eccitazione moderata) e fasi depressive;

il tipo 2, nel quale si alternano fasi ipomaniacali e depressive senza che si presentino fasi maniacali vere e proprie. […]

“Il disturbo bipolare interferisce con la vita – […] spiega Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di neuroscienze degli ospedali Fatebenefratelli-Sacco di Milano –. […] Spesso l’insorgenza è precoce, anche in adolescenza. Se non curato, l’alternarsi di fasi depressive e maniacali produce una continua interruzione nel percorso vitale, impedendo il raggiungimento di obiettivi formativi, lavorativi e relazionali. Si interrompono studi, carriere e relazioni affettive.

L’individuo alterna periodi di euforia e iperprogettualità a fasi di solitudine e disperazione. Se la prima condizione mette a dura prova il sistema di affetti e relazioni per i comportamenti disinibiti, rischiosi o aggressivi, la seconda presenta spesso sentimenti di colpa, rovina ed elevato rischio suicidario.

Tra tutte le patologie psichiche è quella che si associa alla probabilità più elevata di suicidio. Il sonno diventa un elemento guida nella cura. Ridotto marcatamente nelle fasi che precedono l’euforia con una sensazione soggettiva di benessere, è alterato e insoddisfacente nelle fasi depressive”. Il trattamento del disturbo bipolare, specie delle fasi maniacali, è reso difficile dalla scarsa collaborazione di chi ne soffre e dal rischio di mancata aderenza alle prescrizioni. Si basa sull’impiego di farmaci, ma anche di alcune forme di psicoterapia, come quella psicoeducazionale, soprattutto nella fase di mantenimento, quando si cerca di evitare una ricaduta. “I farmaci puntano alla stabilizzazione dell’umore e al miglioramento del ciclo del sonno, mentre gli interventi sugli stili di vita e di tipo educativo mirano a permettere a paziente e familiari il riconoscimento precoce dei segnali di una prossima ricaduta maniacale o depressiva – conclude Mencacci –. L’obiettivo è stabilizzare il tono dell’umore, fondamentale per la ripresa di un’esistenza progettuale. Il trattamento d’elezione è ancora basato sui sali di litio, anche se da alcuni anni sono disponibili antipsicotici di seconda generazione, più efficaci del litio in certe forme. Alcune di queste molecole hanno sicurezza e tollerabilità superiore. Quando è presente il rischio di suicidio, il litio resta però l’unica molecola di dimostrata efficacia”».

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