DIPAK RAJ PANT, Coronavirus: tra globalizzazione e sostenibilità. Le lezioni da imparare dalla grande crisi che rivoluziona le nostre vite, saggio condiviso da siderweb.com/, aprile 2020

Per capire a fondo un fenomeno spesso bisogna poterlo analizzare da più punti di vista. Un assunto che assume maggior forza quando ci si confronta con eventi epocali come si candida ad essere l’epidemia di coronavirus.

Di seguito quindi, nello spirito di contaminazione che ha sempre caratterizzato siderweb pubblichiamo un’interessante riflessione proposta dall’antropologo Dipak Raj Pant.

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Riflessione sul coronavirus di Dipak R. Pant | Siderweb – La community dell’acciaio

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L’attuale crisi sanitaria globale di Covid-19, iniziata nella Repubblica Popolare Cinese (RPC), ha messo in evidenza che il modello di sviluppo economico incentrato sulla crescita materiale e monetaria è la fonte principale di molti problemi.

Negli ultimi tre decenni abbiamo assistito al susseguirsi di importanti sviluppi geopolitici ed economici sicuramente tra loro collegati: la fine del blocco comunista in Europa e parti dell’Eurasia e, allo stesso tempo, l’ascesa di un regime comunista, Repubblica Popolare Cinese, come superpotenza economica globale. La fine del blocco comunista e il crollo dell’Unione Sovietica sono stati accolti con grande soddisfazione e trionfalismo dai pensatori economici incentrati sulla crescita e dalle istituzioni occidentali per la presunta “superiorità” ideologica della politica democratica e del sistema del libero mercato. Nello stesso periodo, i pensatori economici incentrati sulla crescita hanno elogiato e incoraggiato lo stato comunista autoritario cinese, altamente centralizzato, per la sua forte spinta allo sviluppo incentrato sulla crescita. Sembra che essere illiberale e non-democratico (ideologicamente “inferiore”) non sia un problema fintanto che un regime persegue una rapida crescita materiale e monetaria e diventa la locomotiva per la domanda globale dei consumatori e per l’ulteriore crescita economica. La “crescita” è diventata l’elemento fondamentale della politica economica e della strategia di impresa per tutti, a prescindere dalle differenze nell’ideologia politica e nel sistema di governo. Ciò ha portato ad una diffusa accettazione della Repubblica Popolare Cinese nella comunità mondiale nonostante i suoi scarsi risultati in termini di protezione ambientale e diritti umani. La “crescita” economica ha conferito rispettabilità politica e legittimità morale al regime comunista cinese. La Repubblica Popolare Cinese è diventata l’epicentro della globalizzazione mercantile, una globalizzazione parziale e distorta in cui gli affari ed i mercati sono stati globalizzati ma gli standard ambientali e sociali sono rimasti affari nazionali. Tutti corsero verso la Cina per fare grandi affari; e gli uomini d’affari cinesi sono stati ben accolti ovunque; tutto per il bene della “crescita” economica.

Il prezzo della globalizzazione

Ora gli italiani (e gli europei) stanno pagando un prezzo pesante a causa delle loro intime relazioni economiche con la Repubblica Popolare Cinese che è diventata una grande potenza industriale grazie alla forza lavoro relativamente economica (rispetto all’Occidente), al grande mercato interno, ai bassi livelli di standard ambientali e sociali e all’economia di scala (grandi quantità di prodotti a basso costo e bassa qualità). Tecnici, managers e imprenditori europei hanno continuato a spostarsi tra la Cina e l’Europa fino alla fine di gennaio 2020, quando il coronavirus era già presente e diffuso in Cina. A quel tempo, la malattia polmonare causata dall’infezione da coronavirus (Covid-19) stava già causando numerosi decessi nell’area metropolitana di Wuhan-Hankou (provincia di Hubei) e anche in altre province vicine. Ora le ondate di malattia e morte stanno investendo il mondo intero. Per quanto ne sappiamo da vari resoconti dei media, l’infezione virale è stata notata molto prima del diffuso contagio. Nel dicembre 2019, alcuni membri del personale medico di Wuhan hanno ripetutamente avvisato i loro colleghi e amici quando troppi casi si stavano accumulando nei corridoi dell’ospedale locale. La Repubblica Popolare Cinese ha un governo monopolizzato dal partito comunista che è politicamente vigile, non lascia spazio all’opposizione e non dà scampo alla dissidenza. Il governo cinese si è dotato di una tecnologia di sorveglianza di massa ben sviluppata; è un sistema sociale altamente controllato. Niente può passare inosservato. I primi medici ed infermieri che hanno suonato l’allarme per il contagio da coronavirus furono rimproverati, puniti e messi a tacere. Le prove dell’iniziale insabbiamento cinese dell’infezione da coronavirus a Wuhan sono ora di dominio pubblico. Sopprimendo le informazioni sul coronavirus e consentendogli di diffondersi in modo incontrollato nelle prime settimane cruciali, il regime comunista cinese ha messo in pericolo non solo i suoi cittadini, ma anche i cittadini di tutto il mondo che ora si trovano ad affrontare il disastro potenzialmente devastante. Molto probabilmente l’attuale pandemia di Covid-19 diminuirà gradualmente (si spera presto). Ma il mondo potrebbe non essere più lo stesso. Gli affari come sono condotti fino ad oggi non sono più sostenibili.

Le lezioni da imparare

Ci sono alcune lezioni da imparare da questa grande crisi. Prima di tutto, in questo periodo di difficoltà e confusione, i pensatori scientifici ed i ricercatori di verità devono rimanere vigili e freddi. Perché le accuse, contro-accuse e le polemiche proliferano a causa delle rivalità geopolitiche (tra USA e Cina). Le notizie false si diffondono ampiamente. Le storie infondate di complotti e cospirazioni circolano nei social media e nelle reti. Sembra che vi siano in corso deliberati sforzi di propaganda da parte del governo cinese per distogliere l’attenzione dalla sua colpa originale: l’insabbiamento del coronavirus e la soppressione di coloro che per primi diedero l’allarme. Il governo cinese sta cercando disperatamente di dissociare l’epidemia di Covid-19 dal suo epicentro originale che è in Cina (Wuhan, Hubei) per discolparsi dalle accuse di insabbiamento e soppressione iniziale. Il governo cinese è riuscito a persuadere l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) a eliminare qualsiasi riferimento a ‘Wuhan’ o ‘Cina’ con il morbo di coronavirus. Pertanto, per amore di verità, la malattia di coronavirus deve essere letta nei seguenti termini: C-hina O-riginated Vi-ral D-isease del 2019  =  Covid-19  =  malattia virale iniziata in Cina nel 2019.

la cosa più importante, gli sforzi di sviluppo economico devono essere diretti al benessere, non alla ricchezza. Dinamismo, diversificazione, sostenibilità e resilienza dovrebbero essere le caratteristiche di un sistema economico, non la crescita quantitativa continua ad ogni costo. Il progresso di una nazione deve essere misurato nella capacità del suo governo di ridurre la vulnerabilità dei cittadini, non nell’aumentare il possesso di beni materiali e dei loro voraci consumi.

Il blocco quasi-totale della vita civile e commerciale che stiamo vivendo nelle ultime settimane dovrebbe farci ripensare le pratiche commerciali globali e la gestione della catena di approvvigionamento (supply chain management). Si spera che l’attuale crisi possa condurre la nostra economia verso ciò che potremmo chiamare “tendenza-a-zero”. La ‘tendenza-a-zero’ significa massimi sforzi per “km zero”: approvvigionamento da luoghi più vicini possibili al luogo di consumo; “tempistica zero”: acquisto e consumo di prodotti/servizi il più vicino possibile alla stagione giusta; “rifiuti zero”: riduzione di oggetti materiali e manufatti, riutilizzo e riciclaggio.

La ‘tendenza-a-zero’ significa passare dall’economia lineare globale all’economia circolare locale.

A proposito, “zero” (Shunya in sanscrito) è un antico concetto indù e buddista. Indica lo stato permanente (‘non-Essere’) che è al di sopra e al di là di tutti gli esseri e avvenimenti nel cosmo, nella vita e nella materia. Il Nirvana è lo stato di “zero”: nessuna rincarnazione dopo la morte, dissoluzione definitiva nel cosmo. Il sistema decimale di numeri in matematica deriva proprio da questo antico concetto metafisico. Il sistema decimale di numeri, inventata dagli antichi indù, si diffuse in tutto l’Oriente con il buddismo, prima dell’Occidente. Fu presa dagli antichi arabi dal subcontinente indiano, e lo passarono all’Europa post-romana; molti secoli fa.

In termini economici scientifici d’oggi, la strategia della sostenibilità significa tendere verso “zero”.

Prof. Dipak Raj Pant, antropologo e economista, libero docente presso le università italiane e estere, è stato il fondatore e direttore dell’Unità di Studi Interdisciplinari per l’economia Sostenibile LIUC, il primo gruppo di studi sulla sostenibilità in Italia, dal 2000 fino al 2017.

Dipak R. Pant

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