Luciana QUAIA Riflessione sul tema della pandemia da COVID-19 e del lutto che sta colpendo i Familiari di Ca’ Prina, Erba (Como), 12 aprile 2020. dal sito giuseppinaprina.it/

dal sito http://www.giuseppinaprina.it/riflessione/:

Pubblichiamo di seguito una riflessione sul tema della pandemia da COVID-19 e del lutto che sta colpendo i Familiari di Ca’ Prina.

Il testo è della dott.ssa Luciana Quaia, Psicologa della Fondazione

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Minuscolo e maiuscolo

(Luciana Quaia, psicologa)

Potevamo immaginarci fino a poco più di un mese fa che qualcosa di infinitesimamente minuscolo potesse deflagare sino a diventare così immensamente maiuscolo da mettere in ginocchio tutta la popolazione mondiale?

Noi, così convinti di poter padroneggiare e controllare tutto, così consapevoli che le catastrofi ci possono accogliere impreparati ma che sono quasi sempre in luoghi lontani da noi, così alla ricerca di rimedi per spostare l’appuntamento finale dell’esistenza un po’ più in là, siamo ora tutti annichiliti e sgomenti dalla sferzata di una natura totalmente indifferente e smisuratamente più forte della nostra fallace onnipotenza.

Abbiamo invertito i ruoli: ci siamo accorti che un organismo invisibile può diventare maestoso protagonista nel rendere noi umani minuscoli e impauriti, esponendoci a domande senza risposta e a fronteggiare un’incertezza senza precedenti non solo dal punto di vista scientifico, ma anche economico, politico, sociale e psicologico.

Eppure la storia dell’umanità ci insegna che l’uomo ha periodicamente affrontato e superato calamità ancora più sconvolgenti di quella attuale, trovando nel corso del tempo il modo per abbattere il nemico invisibile e insegnandoci anche a conviverci insieme.

Ma questo non ci pare sufficiente, perché la velocità – parola che pure ci è tanto cara e con la quale misuriamo il nostro stare nel mondo – è un’attitudine che anche il nostro nemico possiede e che ci avverte in ogni istante che siamo essere mortali.

Che cosa possiamo fare allora in mezzo a una battaglia che ancora si delinea come una sorta di apnea di cui non si riesce a calcolare la durata?

Che cosa possiamo fare allora perché tutta questa sofferenza abbia un senso?

Dobbiamo recuperare le nostre maiuscole, che non sono solo quelle delle ricerche scientifiche – che pure arriveranno – ma che riguardano parole fondanti innanzi tutto per la nostra psiche. Perchè anche se tutto il resto barcolla, le cose importanti restano ferme.

Dolore, la prima maiuscola: ognuno di noi sa che è un ospite inatteso, sempre, e che pure arriva anche se non vorremmo fare nulla per invitarlo. L’ospitalità ci insegna ad accoglierlo, a permetterne l’ingresso, a sapere che, terminata la sua visita, se ne ripartirà, lasciandoci l’esperienza del suo significato. Quello che sta succedendo ci deve aiutare a diluire l’enormità della sofferenza che ci sta soffocando: esiste il dolore individuale, certo, ma adesso il dolore è diventato universale e siamo di fronte a un lutto globale in cui solo se riusciremo a partecipare con le nostre singole quote, potremo costruire un capitale di Comunità di Destino che potrà attenuare il nostro sentimento di sconfitta.

Tempo, la seconda maiuscola. Non siamo più abituati alla lentezza e queste giornate ci sembrano interminabili. Ma il tempo è necessario innanzi tutto per acquisire conoscenza e oggi, gli scienziati, gli esperti cui guardiamo con grande speranza, stanno facendo piccoli passi in avanti man mano che registrano dati evidenti ed è questo il motivo per cui facciamo fatica ad accettare l’inevitabile disordine delle decisioni e delle prescrizioni: l’unica certezza inossidabile è che dobbiamo mantenere il distanziamento sociale, avere la pazienza di attendere e accettare che, come in tutte le battaglie, ci sono i caduti. I nostri anziani, la categoria più colpita da questa malefica ondata, ci hanno cresciuto raccontando le loro storie di riuscita in situazioni che noi credevamo di non dover mai vivere.

Ricordi, la terza maiuscola. La mancanza del commiato, del tocco, del bacio, dell’ultimo saluto è ciò che rende più tragico il nostro vissuto di perdita. Ci sentiamo violentati, rapinati, privati dal gesto più caro e questo purtroppo non ce lo potrà restituire nessuno. Ma possiamo dare spazio all’unico lenitivo indissolubile: la potenza del Ricordo. Onorare la memoria della persona che ci ha lasciato non legando il pensiero agli ultimi istanti, ma recuperando momenti trascorsi nel passato, insegnamenti ricevuti, affetto donato e ricambiato: ricomporre il patchwork dei ricordi aiuta a trasferire dentro di sé in modo indelebile quello che fisicamente non c’è più.

Amore, la quarta maiuscola. In questa terribile storia può venire spontaneo cercare colpevoli, ma di fronte a situazioni sconosciute è complicato fare i passi giusti ed appropriati. Tutti, ma proprio tutti nel senso planetario, stiamo procedendo a tentoni e, a ben guardare, per tutti è difficile rinunciare alla propria libertà, cambiare le proprie abitudini e i propri comportamenti. Ognuno è chiamato a fare la sua parte, ognuno a modo suo si sente un po’ sul fronte, né per scelta, né per colpa. Anche se la scienza resta la nostra forza (come dimostra il superamento di tante altre avversità) restiamo fragili e mortali. Odio, rivendicazioni, ricerche di responsabilità individuali renderanno l’elaborazione del lutto ancora più difficoltoso.

E allora impariamo da chi abbiamo amato e ci è stato strappato dall’onda impetuosa: insegnamenti: valori; forza di resistere, rialzarsi e ricostruire; andare avanti sono i fondamentali che ci hanno trasmesso con le loro memorie. Per poter anche noi fare tutto questo abbiamo bisogno di tenerci per mano.

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