Pronto soccorso per le emozioni. Le parole da dirsi nei momenti difficili, di Raffaele Morelli (Mondadori)

Michela Proietti su Sette (Corriere della Sera): «Vulnerabili, imperfetti, esposti agli imprevisti della vita. Eppure, sulla scia di Brené Brown e del suo elogio della vulnerabilità nella super-performante società Usa, è iniziata anche in Italia una stagione fertile per le emozioni. La pandemia, dopo l’emergenza sanitaria, ha generato una nuova necessità: la cura della nostra parte interiore. Pronto soccorso per le emozioni. Le parole da dirsi nei momenti difficili (Mondadori) è il titolo del nuovo libro di Raffaele Morelli, psichiatra e psicoterapeuta, che ribalta i punti di vista. Un prontuario che attraverso consigli brevi riporta ognuno al centro di un progetto: se stesso. In questo periodo qual è l’emozione che ha il codice rosso e ha immediato bisogno di cure? “La paura, prima del contagio e ora del futuro. Con il sottofondo di un’idea contorta: che le emozioni siano permanenti, mentre sono la cosa più mutevole che c’è. I bambini sono maestri: un minuto prima piangono, quello dopo giocano”. Qual è il farmaco migliore per le emozioni? “La distrazione, l’oblio. Vale anche per i litigi all’interno della coppia: chi non discute è destinato a lasciarsi, ma al tempo stesso non bisogna coltivare il rancore, che è come nero di seppia che si attacca al cervello”. La domanda che i suoi pazienti le hanno posto più di frequente in questo periodo? “Purtroppo la più sbagliata: ‘Dottore, dopo questo periodo saremo persone diverse?’. C’è l’idea che il virus ci farà diventare migliori, sottovalutando il potenziale dell’imperfezione. Eraclito diceva che ognuno di noi è una pianta differente e c’è posto per tutti nel giardino del cosmo”. Dobbiamo mettere in discussione l’ambizione di evolvere? “No, ma dobbiamo accettarci, senza passare noi stessi al microscopio. Il conoscersi è un’ambizione sbagliata: Goethe diceva che mettersi troppo a nudo potrebbe generare una profonda delusione di noi”. Quali sono i luoghi comuni da sfatare? “Il valore del passato. Quello che ti è successo conta meno di niente: non mi importa sapere da un paziente se nella vita è stato amato oppure no, se ha avuto dei buoni genitori. Non voglio sentire la sua storia, voglio connettermi con le sue affinità, con quello che riesce a fare senza sforzi. Di nuovo, pensiamo ai bambini: tutto quello che scelgono di fare è pura passione”. […] Spesso lei fa riferimento all’energia erotica. “Un motore indispensabile che vive di spontaneità e non nasce da un modello mentale da perseguire. Siamo come gli istrici nei sentimenti: ci pungiamo se siamo troppo vicini, ma poi torniamo a cercarci. La mascherina non ci toglie il desiderio di amare, di conoscere, di assaporare. La vera distanza di sicurezza da osservare è dai nostri pensieri e da quello che limita la nostra curiosità del nuovo”».

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