Al via gli esami di maturità, 17 giu 2020

Maturità
Al via gli esami di maturità. AdnKronos: «I circa 500 mila studenti dell’ultimo anno delle superiori affronteranno l’esame di maturità. Ma le scuole già […] hanno aperto i battenti, con i presidenti delle 12.900 commissioni per la Maturità e i commissari (6 professori per ciascuna delle classi che sosterranno l’esame) che hanno tenuto la riunione plenaria che anticipa il colloquio dei primi maturandi. La riunione, come poi gli esami, si è svolta sulla base delle disposizioni sanitarie previste dai protocolli di sicurezza. Questi prevedono: autocertificazioni sullo stato di salute, distanziamento fisico, mascherine indossate, stanze areate. Il numero dei candidati che sostengono il colloquio, per ogni giornata, non potrà essere superiore a cinque, salvo esigenza organizzativa motivata. La commissione ha proceduto con l’estrazione della classe e della lettera dei cognomi di chi farà per primo l’esame e ha quindi stilato il calendario dei colloqui. Entro il 13 giugno i maturandi – secondo quanto stabilito dalla ordinanza ministeriale del 16 maggio scorso – hanno dovuto presentare via e-mail l’elaborato, sulle discipline di indirizzo, che dovranno discutere nel corso del colloquio. I contenuti dell’elaborato sono stati assegnati a ciascun maturando ammesso entro il 1° giugno scorso, dai docenti delle stesse discipline di indirizzo. Per gli studenti dei licei musicali e coreutici, la discussione è stata integrata da una parte performativa individuale, a scelta del candidato, della durata massima di 10 minuti. Il colloquio, che durerà circa un’ora, proseguirà con la discussione di un breve testo, già oggetto di studio nell’ambito dell’insegnamento di lingua e letteratura italiana durante il quinto anno; con l’analisi, da parte del candidato, del materiale scelto dalla commissione; con l’esposizione da parte del maturando, mediante una breve relazione ovvero un elaborato multimediale, dell’esperienza di alternanza scuola-lavoro svolta nel corso del percorso di studi e infine con l’accertamento delle conoscenze e delle competenze maturate nell’ambito delle attività relative a “cittadinanza e Costituzione”».


Il Foglio, 17 giu 2020
L’esame di maturità ha attraversato i miei sogni negli anni, anzi nei decenni successivi a quella mattina di luglio in cui sono uscita di casa in bicicletta per andare a fare l’orale, ho incrociato un gatto (non nero) e ho desiderato ardentemente scambiare la mia vita con la sua: tutto Dante con la sua camminata languida, e i Sepolcri con quello sguardo altero. Diventare un gatto per non affrontare l’attesa, la nausea, l’ingresso in aula, i commissari, la voce che si spezza, le domande che non ti aspetti. Nei sogni naturalmente scoprivo che pochi minuti dopo avevo l’esame di maturità e non avevo studiato niente.
Nei sogni mi dicevano ma che aspetti, hanno chiamato il tuo nome, devi andare, almeno Leopardi lo sai? Era un momento epico, disastrosamente epico, e nella realtà è stato un momento assoluto, in cui è avvenuta la separazione dall’adolescenza. Sfogliare forsennatamente i libri senza vederli, fumare mille sigarette, entrare in aula seguiti da un piccolo corteo di amici e compagni, tutti uniti da quella paura, e poi dall’euforia. Dopo avere desiderato essere un gatto randagio, ho desiderato essere la bidella, e poi ogni mio compagno di classe che usciva dall’aula lanciando in aria lo zaino: finché, per alcuni meravigliosi minuti, sono stata felice di essere me. Libera, quasi adulta, abbracciata a tutti gli altri, anche a quelli che mi erano sempre stati antipatici, unita al mondo dalla pienezza di quella prova. Oggi quella pienezza non potrà esserci, e l’epica è stata sterilizzata. I ragazzi non possono entrare a scuola, ma devono aspettare il proprio turno al cancello. Quando esce uno, che è stato seduto per un’ora a distanza di sicurezza dai professori, anch’essi a distanza l’uno dall’altro e con mascherine (come si fanno gli sguardi di incoraggiamento con il naso e la bocca coperti? Come si suggerisce con la mascherina?), allora potrà entrare un altro, insieme all’unico accompagnatore che è permesso portare (madre, padre, amico, fidanzato, che probabilmente farà un video per tutti gli altri) e che deve compilare il modulo di autocertificazione sullo stato di salute.
Nell’aula, quindi, o sotto il gazebo per chi ha organizzato esami all’aperto con candidato che suda al sole, ci sarà al massimo uno spettatore, qualche mosca e zanzara, e nessun via vai di professori per bere il caffè e per offrire pacche sulle spalle di incoraggiamento ai ragazzi, nessun padre che si nasconde dietro una colonna, nessun innamorato con una rosa dentro lo zaino. Gli abbracciatori clandestini, intanto, aspettano fuori dal cancello e guardano su Whatsapp il video della domanda su Umberto Eco inviato dall’accompagnatore.
Saranno esclusi gli applausi, a meno che l’amica o il fidanzato accompagnatore decidano di sfidare il ridicolo e alzarsi in piedi da soli, in nome di qualcosa che ha sempre avuto in fondo un unico compito: essere memorabile, attraversare nel ricordo la vita intera, tornare ad afferrarli tra vent’anni.
Il virus ha tolto ai maturandi del 2020 qualcosa di immenso perché comunitario, fisico, di passaggio. In cambio ha offerto un altro po’ di tolleranza nella valutazione, e la prova concreta di una stagione epocale, a cui abbiamo opposto soprattutto la distanza dei nostri corpi: ma il corpo, e la paura, e il sudore, e le mani fredde, il cuore in tumulto di un diciannovenne hanno bisogno, per fiorire, per cambiare, di tutti gli altri corpi. Vicini, vicinissimi, terrorizzati ed esultanti. Per fortuna ci sono cose che nessuna pandemia può rovinare: «Ma questa notte è ancora nostra» vale ancora e varrà per sempre.
Annalena Benini

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