Mina Welby e Marco Cappato assolti dall’accusa di istigazione al suicidio, 27 luglio 2020

Mina Welby e Marco Cappato sono stati assolti dall’accusa di aiuto al suicidio per la morte di Davide Trentini, malato di Sla deceduto a 53 anni il 13 luglio 2017 in una clinica Svizzera. Il fatto non sussiste hanno stabilito i giudici della corte di Assise di Massa. Ricorda Marcello Palmieri su Avvenire: «Sotto il profilo giuridico, la questione è complessa. Fino alla sentenza 242 del 2019, il nostro codice penale vietava sempre e comunque l’assistenza nel suicidio di una persona. Poi, alla Consulta è arrivato il caso di dj Fabo, un altro malato – cieco e tetraplegico – aiutato a morire sempre in Svizzera, e sempre da Cappato. Ed ecco la decisione del cosiddetto “giudice delle leggi”: l’assistenza al suicidio non può essere punita quando il malato che la chiede è tenuto in vita da presidi di sostegno vitale, è affetto da una patologia irreversibile che sia fonte di sofferenze fisiche e psichiche da lui ritenute intollerabili, ancora è in grado di prendere decisioni libere e consapevoli, e già è stato inserito in un ciclo di cure palliative. Condizioni tutte presenti in Trentini, a eccezione – almeno così sembrava – di una sostanziale: la sottoposizione a trattamenti di sostegno vitale, come per esempio la ventilazione assistita. Ed era proprio su questo aspetto che si era concentrato il consulente di parte, l’anestesista Mario Riccio, salito alla ribalta nel 2006, quando aveva staccato i macchinari a Piergiorgio Welby: per lui, la terapia farmacologica (contro i dolori e gli spasmi) e meccanica (per l’evacuazione delle feci) costituivano una terapia di sostegno vitale, in grado dunque di determinare l’assoluzione degli imputati».
«“Chiedo per Mina Welby e Marco Cappato3 anni e 4 mesi di carcere, il minimo della pena con tutte le attenuanti generiche perché credo ai loro nobili intenti. È stato compiuto un atto nell’interesse di Davide Trentini, a cui mancano i presupposti che lo rendano lecito”. Mai in Corte di Assise a Massa era stata ascoltata una requisitoria così nobilmente dalla parte degli imputati. E un pm, Marco Mansi, convinto sì della colpevolezza degli imputati (perché così prevede la legge italiana) ma allo stesso tempo convinto che siano “meritevoli di tutte le possibile attenuanti” per quel gesto estremo» [Gasperetti, CdS].

 

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