Giornata mondiale della visibilità e dell’orgoglio bisessuale, 23 sett 2020

Giornata mondiale della visibilità e dell’orgoglio bisessuale. Silvia Turin e Maria Teresa Veneziani sul Corriere della Sera: «I bisessuali sono in aumento, con le donne in netta maggioranza. Secondo diversi studi, coloro che si autodefiniscono “bisessuali” costituiscono infatti il singolo gruppo più numeroso all’interno della realtà non etero. Eppure sono ancora “invisibili”, anche all’interno della comunità Lgbt (lesbiche, gay, bisex e transgender). “E ferocemente condannati anche tra gli omosessuali, quasi a voler sottolineare la necessità di stare da una parte o dall’altra”, come spiega il professor Emmanuele A. Jannini, presidente della Società italiana di andrologia e medicina della sessualità. […] Nel 2010 l’ultima ricerca sistematica a opera della San Francisco Human Rights Commission, pubblicata sul Journal of Sexual Medicine e basata su un campione rappresentativo della popolazione a livello nazionale degli Usa, ha rilevato che tra gli adulti il 3,1% si auto-identifica come bisessuale, rispetto al 2,5% che si definisce gay o lesbica. E, andando a guardare la differenza tra uomini e donne nella percezione di sé, si nota che ci sono più donne bisessuali che lesbiche (3,6% contro lo 0,9%), mentre tra gli uomini è vero il contrario. I dati che riguardano gli adolescenti mostrano una forbice ancora più sorprendente: le ragazze che non si percepiscono come etero si sentono bisessuali e rappresentano l’8,4% degli adolescenti. Solo lo 0,2% della popolazione adolescenziale femminile si definisce lesbica. Nei ragazzi le percentuali sono molto più vicine tra loro: gli omosessuali sono l’1,8% e i bisessuali, questa volta in minoranza, l’1,5%. […] “Mentre esistono molti dati che indicano come l’omosessualità maschile sia fondamentalmente una caratteristica innata, nulla o quasi si sa a proposito delle donne”, spiega Emmanuele A. Jannini. […] “E questo ci fa pensare che l’orientamento sessuale femminile e, in particolare il fenomeno crescente della bisessualità sia maggiormente influenzato dall’ambiente, dai contesti culturali e familiari”, continua l’esperto. […] La condanna sociale più marcata quindi consiste nella negazione della bisessualità, come se la mancata “scelta” rappresentasse di per sé una “colpa” da sanare e il comportamento bisessuale fosse in qualche modo solo una fase di passaggio o una maschera per chi teme di dichiarare la propria omosessualità. L’altra “accusa” è quella di essere una persona poco fedele, promiscua e quindi, per una sorta di bizzarra proprietà transitiva, poco degna di fiducia».

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