M. L’uomo della provvidenza di Antonio Scurati (Bompiani), 2020

in libreria M. L’uomo della provvidenza di Antonio Scurati (Bompiani). Luca Mastrantonio su Sette (Corriere della Sera): «Se nel primo volume, M. Il figlio del secolo (dal 1919 al delitto Matteotti), Scurati racconta la violenza e la forza rivoluzionaria del fascismo, in questo M2 (dal 1925 al 1932) racconta gli anni del regime, della dittatura, la tragedia di una nazione che sacrifica l’individuo sull’altare della Patria. Come? Con uno Stato poliziesco che riduce la Storia a cronaca nera o rosa e con il miraggio di un Impero che sarà “collezione di deserti” ma seduce gli italiani e produce orrori. Tradotto in 40 Paesi, M è il miglior vaccino narrativo attualmente in circolazione contro i nuovi populismi: un romanzo europeo dove stile e contenuto si fondono nel discorso indiretto libero, libero perché la voce interiore del Duce è riprodotta senza caporali, costringendoci a farla scandalosamente nostra, libero perché lo sguardo è affrancato da pregiudiziali ideologiche che impedirebbero di raccontare da dentro e senza reticenze, come una lunga ammissione, gli ardori, i furori, gli errori e gli orrori del fascismo. […] In M2 la narrazione del fascismo è mutazione del corpo sociale e politico dell’Italia attraverso il corpo del Duce, che cambia. “Mussolini è il primo politico che mette il corpo al centro della scena, come strumento di dominazione e seduzione delle masse. Violento se ferisce, erotizzato se seduce. I commentatori che bollano i nuovi leader populisti come fascisti dimenticano che sono eredi di Mussolini in quanto lui è l’archetipo del leader populista, non in quanto fondatore del fascismo. Attenti a liquidare come stupidi Trump o altri, perché tutti hanno un corpo mentre non tutti hanno un dottorato a Harvard, e con il loro corpo i populisti comunicano al corpo di tutti. In M1 racconto il corpo violento ed erotizzato, in M2 il corpo diventa mistico, trasfigura in un simulacro impalpabile perché si materializza nei busti, nel filmati Luce: ma è un corpo malato, afflitto da ulcera duodenale per tutta la sua vita politica adulta. Per 5 settimane Mussolini è stato lontano dai riflettori, per l’ulcera che l’ha portato quasi alla morte. Fatto noto, ma gli storici lo liquidano in due righe”» (leggi qui, e qui un estratto).

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