MOLINARI Maurizio, Atlante del mondo che cambia, Rizzoli, 2020. Indice del libro

Sulla pagina Facebook della fondazione Human Technopole presentazione di Atlante del mondo che cambia. Le mappe che spiegano le sfide del nostro tempo di Maurizio Molinari (Rizzoli) (ore 18). Ferruccio de Bortoli sul Corriere della Sera: «Il direttore di Repubblica affronta, con l’abituale chiarezza espositiva, le otto grandi emergenze del pianeta – dai conflitti armati alle disuguaglianze, dal riscaldamento climatico al razzismo – con l’ausilio costante dell’infografica. È un interessante e innovativo esperimento di data journalism. I grafici contano più delle parole. Ma ciò non toglie nulla alla profondità del racconto, all’indagine sulla complessità dei fenomeni e alla loro articolazione tra cronaca e storia. […] “Le mappe sono le compagne d’avventura di ogni pioniere – scrive Molinari –. Hanno consentito all’umanità, nelle epoche più diverse, di vedere oltre l’orizzonte”. E nell’era dei big data sono una sintesi necessaria per non naufragare nell’abbondanza dei segnali. Nell’analisi di Molinari vi sono quattro tipi di conflitti: quelli armati tra Stati, milizie e clan tribali, il terrorismo, le guerre cibernetiche e le contrapposizioni sull’uso delle risorse naturali. La rivoluzione digitale è stata un detonatore di cui non abbiamo ancora compreso la portata. Ciò ha fatto sì, per esempio, che l’odio jihadista e quello neonazista o suprematista si alimentassero a vicenda e utilizzassero le stesse modalità operative ed espressive. Sono il veleno della violenza che tracima nel linguaggio pubblico, lo assedia e lo corrompe, trasforma gli avversari in nemici. Richiede contromisure che non abbiamo ancora perfettamente individuato. È una delle sfide più impegnative dell’Occidente. Un grafico chiarisce che la maggioranza degli attacchi hacker, diretti a inquinare il dibattito delle democrazie occidentali, a spiare segreti e brevetti, proviene da tre Paesi: Russia, Cina e Iran. La geopolitica del gas – che spiega per esempio l’attivismo del presidente turco Erdogan nel Mediterraneo – è la chiave degli equilibri futuri nel mercato dell’energia. Di gas naturale, ne abbiamo anche noi nell’Adriatico, ma facciamo finta di non vederlo, restando così dipendenti ed esposti a fornitori infidi, come Mosca» (leggi qui, e qui un estratto).

17 dic 2020:

Su PescaraFestival.it presentazione di Atlante del mondo che cambia. Le mappe che spiegano le sfide del nostro tempo di Maurizio Molinari (Rizzoli) (ore 17). Nicola Mirenzi sull’Huffington Post: «Basta sfogliare l’ultimo libro di Maurizio Molinari, Atlante del mondo che cambia (Rizzoli), per accorgersi immediatamente che nel pianeta tutto è collegato: l’emergenza ambientale, i conflitti che innescano le migrazioni, la classe media impoverita e spaventata dagli stranieri, l’ascesa dei partiti sovranisti e populisti, le discriminazioni e le lotte per l’uguaglianza: “Da sempre, le mappe hanno accompagnato l’uomo nell’esplorazione del mondo: gli hanno consentito di orientarsi, ma anche di guardare al di là dell’orizzonte, aiutandolo a scoprire percorsi nuovi. Gli equilibri politici, sociali ed economici continuano a cambiare. Eppure, le mappe rimangono le migliori compagne d’avventura di qualsiasi pioniere”. […] Le mappe, le ha disegnate lei? “Sono mappe diverse dalle cartine geografiche che siamo abituati a consultare: rappresentano i grandi fenomeni del nostro tempo, attraverso l’elaborazione di un numero enorme di dati che abbiamo a disposizione, dagli scontri per l’approvvigionamento di riso in Africa alle epidemie più pericolose che si sono diffuse negli ultimi anni. Il testo, invece, stabilisce delle connessioni tra le mappe e cerca di interpretarle”. Cosa ha scoperto che non sapeva già? “Negli ultimi due anni, l’umanità ha prodotto più dati di quanti ne siano stati creati in tutti i secoli precedenti. Il ritardo è nell’elaborazione di questa massa immensa di informazioni. Già osservare un fenomeno – per esempio, la parità di genere –, esprimendolo prima numericamente e poi graficamente, è sorprendente. Mai mi sarei aspettato, però, di raccogliere i dati degli attacchi cibernetici nel mondo e scoprire che la stragrande maggioranza proviene da tre Paesi soltanto: la Russia, la Cina, l’Iran”. Non proprio i Paesi più raccomandabili del mondo. “Sulla protezione, il controllo e l’elaborazione dei dati si gioca la sfida più impegnativa del nostro tempo: un grande terreno di scontro anche tra modelli politici diversi. Le dittature, infatti, tendono a usare i dati per opprimere, spiare, controllare. Le democrazie e le società libere, invece, dovrebbero usare i dati per custodire e arricchire i diritti delle persone, allargare le conoscenze, diffondere il sapere”».

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