«Lavarsi le mani, un gesto semplice che ha cambiato però il cammino della medicina. A intuirlo a metà Ottocento un medico ungherese, Ignaz Semmelweis (1818–1865), che scoprì l’origine della febbre puerperale

Mani
«Lavarsi le mani, un gesto semplice che ha cambiato però il cammino della medicina. A intuirlo a metà Ottocento un medico ungherese, Ignaz Semmelweis (1818–1865), che scoprì l’origine della febbre puerperale, frequente causa di morte per le donne dopo il parto. Nell’ospedale di Vienna dove lavorava vi erano due reparti: uno gestito dai medici, l’altro dalle ostetriche. Nel primo vi era una mortalità assai alta (oltre il 10 per cento), mentre nell’altro i decessi erano solo dell’1 per cento. La causa: medici e studenti andavano in sala parto e in corsia immediatamente dopo aver eseguito autopsie sulle donne decedute senza nessuna particolare procedura di pulizia delle mani, cosa che non accadeva alle ostetriche che non eseguivano dissezioni cadaveriche. Ecco la ragione per cui il loro padiglione presentava una più bassa mortalità. Per verificare l’esattezza di questa ipotesi, nell’estate del 1847 Semmelweis impose a colleghi e studenti di medicina di lavarsi le mani con acqua e cloruro di calcio prima di entrare in sala parto o eseguire visite sulle donne incinte. In pochi giorni il crollo di mortalità per sepsi puerperale nel reparto gestito dai medici fu impressionante, allineandosi a quello minimo dell’altro reparto. E però la “rivoluzione” del medico ungherese, nonostante l’evidenza dei risultati, non venne accettata dai colleghi e anzi fu addirittura osteggiata. Solo molti decenni più tardi, dopo gli studi di Louis Pasteur (1822–1895) sulla contaminazione batterica e di Robert Koch (1843–1910) sul ruolo dei germi come causa di infezione, la pratica del lavaggio delle mani prima di ogni procedura medica invasiva ideata da Semmelweis iniziò a diventare abituale in ambito sanitario. A proposito: l’oggetto più ricco di germi in assoluto è il manico dei carrelli del supermercato. Sono i principali ricettacoli di batteri e virus, più ancora dei corrimano di bus e metrò» [Sironi, Avvenire].

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