Lettere dal carcere di Antonio Gramsci (Einaudi): la nuova edizione accresciuta,13 ott 2020

Lettere dal carcere di Antonio Gramsci (Einaudi): la nuova edizione accresciuta. Simonetta Fiori su la Repubblica: «Questa ancora non s’era vista: Gramsci ritratto come una sorta di punkabbestia, cocainomane, vizioso e pieno di anelli, che mette incinta una ragazza e poi scappa senza riconoscere il pupetto. Se non fosse lui stesso a raccontarlo, si potrebbe pensare all’ultima stravagante caricatura prodotta dall’eccitata gramscimania in cerca di scoop. Ma la vicenda tragicomica narrata dal grande intellettuale nasce da un episodio finora ignoto su cui fa luce la nuova edizione einaudiana delle Lettere dal carcere. Prima di trasferirci al numero 3 di via Arcivescovado a Torino, sotto le finestre dell’Ordine nuovo, dove il direttore Antonio Gramsci tiene una pistola sulla scrivania perché nel biennio rosso non si può star tranquilli, occorrerà soffermarsi sulla prima vera notizia culturale: le Lettere dal carcere tornano a circolare integralmente con il marchio dell’Einaudi dopo un’assenza lunga oltre cinquant’anni. Non che in questa protratta parentesi siano mancate antologie e raccolte gramsciane sotto il simbolo dello Struzzo, ma la precedente edizione integrale uscita in via Biancamano risale al 1965, data del prezioso lavoro di Elsa Fubini e Sergio Caprioglio. E da svariati decenni per leggere il romanzo epistolare più bello del Novecento bisognava rivolgersi a Sellerio, che nel 1996 ha pubblicato per la cura di Antonio Santucci un elegante cofanetto azzurro con tutte le lettere, ormai fuori diritto. Ben venga quindi questa importante iniziativa della Einaudi, che ne ha affidato la guida a Francesco Giasi, direttore della Fondazione Gramsci. Ogni edizione porta con sé nuove lettere e nuovi documenti, e ha ragione Ernesto Franco quando lo definisce “un libro forse interminabile”. Qui siamo a quota 489 missive di cui 4 inedite, le datazioni si fanno più certe, alcuni brani cassati dallo stesso prigioniero e ora reintegrati aprono piccoli squarci su sogni presto svaniti (“Ho pensato di essere finalmente diventato una bolla e di essere da domani fuori”, scrive il 6 novembre del 1932 nell’illusione di beneficiare dell’amnistia: “Chissà quanti viaggi”). Ma il merito principale del curatore è di aver ripercorso le incredibili traversie di un libro postumo – involontario e conteso – con la serenità di chi vuole lasciarsi alle spalle le zuffe politiche novecentesche» (leggi qui).
Un estratto, da la Repubblica: «14 luglio 1929 Carissima mamma, […] perché almeno non mi fai scrivere, qualche volta, se tu non puoi, da Teresina [la sorella minore – ndr] o da Grazietta [la sorella maggiore – ndr] o anche da Mea [figlia naturale del fratello Gennaro – ndr]? Credo che tutti siano, un po’ più un po’ meno, irritati contro di me. Mea si sarà piccata perché ho osservato che faceva troppi errori d’ortografia; ma non è poi peccato mortale né il fare errori d’ortografia né rimproverare una scolara di terza elementare perché fa troppi errori d’ortografia. Si può correggere con un po’ d’attenzione. D’altronde io avevo avuto l’impressione che Mea fosse troppo vezzeggiata e si fosse potuta fare una opinione troppo vistosa del suo valore scolastico e perciò ho voluto suonare un campanellino d’allarmi sulla quantità veramente esorbitante degli errori di ortografia, che poi stanno ad indicare lettura troppo frettolosa e memoria disordinata. Così Teresina. Ha forse potuto credere, come ha creduto Carlo [il fratello minore – ndr], che il pacco dello Statuto, col suo cioccolato, l’abbia respinto io? L’ha respinto la direzione del carcere, che mi aveva consegnato un pacco di Tatiana [sua cognata – ndr] arrivato prima e non credette di farmi ricevere il vostro, non perché vostro, ma perché più di uno forse non se ne può ricevere nella stessa occasione. Come si può credere che io possa respingere un pacco? Non lo respingerei neanche se me lo mandasse la bisnonna del diavolo, che pure non deve essere una donna molto piacevole. […] Cara mamma, ti abbraccio teneramente Antonio / Ho ricevuto le sigarette. Grazie».

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