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INVITO A VOTARE NO ALLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA
A un giorno dal voto, ci sarebbero moltissime ragioni che potrei richiamare a sostegno della scelta di votare convintamente NO a questo referendum.
Non è mia abitudine difendere posizioni per motivi ideologici o di appartenenza partitica, ma vi sono molte ragioni per le quali oggi sento il bisogno di invitare quante più persone possibili a votare NO a questa riforma, che ridisegna l’equilibrio tra i poteri dello Stato consentendo all’esecutivo di asseumere posizioni di potere all’interno dell’organismo di autogoverno della magistratura.
Come cittadina, dico NO a questa riforma per le modalità con le quali è stata approvata: il dibattito parlamentare non è stato consentito, non è stato dato spazio ai correttivi proposti da più parti, la riforma è stata portata avanti a colpi di maggioranza ed è stata approvata dalla maggioranza assoluta, grazie anche al forte premio di maggioranza di cui gode il parito di governo all’interno del parlamento.
Come giurista, dico NO a questa riforma poichè, sebbene sia stata presentata come “la riforma sulla separazione delle carriere”, contiene una minaccia ben più intensa e nascosta al principio di separazione dei poteri:
– con il sorteggio secco della componente togata del CSM e il sorteggio temperato (che è come dire, la nomina) dei componenti laici da parte del Parlamento si indebolisce la componente togata in favore di quella di derivazione “politica”;
– viene inserita un’Alta Corte disciplinare per decidere sugli illeciti disciplinari dei magistrati, quando in realtà di quest’organo non vi è alcun bisogno, poichè gli illeciti sono attualmente di competenza del CSM. Qual è allora la finalità del suo inserimento, se non quello di consentire al governo di esercitare un controllo molto più pervasivo sulla magistratura? E ciò lo si deduce dalla composizione dell’Alta Corte, oltrechè dalle sue norme di funzionamento:
– il peso della componente laica aumenta rispetto alla famosa regola dei 2/3, poichè nell’Alta Corte i laici rappresentano i 2/5 del totale (6 componenti su 15), cosa che influirà anche sulla composizione dei collegi giudicanti, poichè se si osserva la regola delle 3 persone per ogni collegio, un collegio su 5 sarà composto da 2 laici e un solo togato;
– il Presidente dell’Alta Corte è estratto a sorte tra i componenti laici (letteralmente “tra i giudici nominati dal Presidente della Repubblica o estratti a sorte dall’elenco compilato dal Parlamento in seduta comune”, e già qui non si comprende come la Costituzione possa lasciare aperta un’alternativa di tale portata… tra chi lo estraiamo dunque? E chi lo deciderà? La legge ordinaria… lasciando così alla maggioranza del momento la possibilità di cambiare il criterio di elezione del Presidente dell’Alta Corte);
– le decisioni dell’Alta Corte saranno impugnabili… innanzi all’Alta Corte stessa, mentre il cittadino comune che viene condannato in primo grado può giustamente ricorrere alla Corte d’Appello, un giudice diverso da quello del primo grado. Ma questo lusso ai magistrati non sarà consentito…
Vi sarebbero molte altre ragioni, poi, nascoste nel “non detto” della riforma, per votare convintamente NO:
– la cultura della giurisdizione, ad esempio, verrebbe totalmente smantellata dalla separazione della formazione di magistrati giudicanti e requirenti, mentre il garantismo penale passa proprio dall’unità della formazione e dalla condivisione della stessa cultura giuridica dei giudici e dei PM;
– non si sa come verrà composta e quanti componenti conterrà la lista di elezione parlamentare dalla quale estrarre i componenti laici, lasciando così al governo la possibilità di regolare questi aspetti di volta in volta con legge ordinaria;
– la previsione dell’Alta Corte sarebbe incostituzionale rispetto all’art. 102 della Costituzione, che vieta l’istituzione di giudici straordinari o speciali;
– dai sistemi di sorteggio dei componenti togati e di sorteggio temperato dei componenti laici dei nuovi organi che si vuole andare a creare emerge un unico disegno governativo (che per distorsione professionale chiamerei un “unico disegno criminoso”, se letto insieme alle altre riforme che ha in pancia questo governo), volto a indebolire la magistratura e a far penetrare il potere esecutivo in quello giudiziario.
Diciamo NO a questa riforma, che al posto di rendere i giudici più indipendenti, come qualcuno vorrebbe farci credere, li assoggetta al potere politico, svilendone il ruolo, la missione istituzionale e l’importanza che la loro indipendenza riveste per la tutela dei diritti di tutti i cittadini.
Chiudo con due frasi dei nostri Padri Costituenti.
Calamandrei: “Perchè il cittadino sia libero, occorre che il giudice sia indipendente”
Lucifero: “Quando noi infiliamo la politica nella Magistratura, rimane solo la politica e scompare la Magistratura”
Votate NO!
Scopri di più da MAPPE nel sistema dei SERVIZI alla persona e alla comunità, a cura di Paolo Ferrario
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