Per una lettura di genere del fenomeno “NEET”: Le giovani madri che non lavorano. Senza welfare non c’è progresso, articolo di Mila Spicola, in Domani 8 agosto 2026. pag. 11

L’articolo di Mila Spicola pubblicato su Domani l’8 agosto 2026 (a pag. 11 nell’edizione cartacea) è intitolato «Per una lettura di genere del fenomeno “NEET”: Le giovani madri che non lavorano. Senza welfare non c’è progresso» e offre un’analisi critica del fenomeno NEET (Not in Education, Employment or Training) in Italia, con particolare attenzione alla dimensione di genere e al ruolo delle giovani madri. editorialedomani

Contenuti principali

L’articolo si basa sui dati del Rapporto Dedalo della Fondazione Gi Group (Neet, giovani non invisibili: tra cura e rinuncia, una lettura di genere del fenomeno), dal quale emergono alcuni elementi chiave: editorialedomani

  • Tra i giovani 15–34 anni che non studiano, non lavorano e non si formano, il 59% sono donne (oltre un milione di persone). editorialedomani
  • Di queste donne NEET, il 49,4% sono madri, una percentuale quasi sei volte superiore a quella dei padri NEET. editorialedomani
  • La ragione principale dell’inattività femminile non è il disinteresse per il lavoro, ma le responsabilità familiari e di cura (43,8% contro il 3,8% degli uomini). editorialedomani

Spicola sottolinea che dietro la categoria statistica “NEET” si nascondono situazioni molto diverse (scoraggiamento, lavoro sommerso, divari territoriali), ma ignorare la composizione di genere è stato non solo un limite analitico, ma anche un errore politico. editorialedomani

Argomento centrale: welfare come infrastruttura economica

Il cuore dell’articolo è la tesi secondo cui servizi come:

  • asili nido,
  • scuole a tempo pieno,
  • servizi per la disabilità e l’assistenza domiciliare,
  • strutture per anziani,
  • congedi parentali paritari (non solo materni),

non devono essere considerati come misure “benevole” o diritti delle donne, ma come infrastrutture economiche e sociali indispensabili, la cui presenza o assenza ha ricadute macroeconomiche rilevanti. editorialedomani

Spicola ricorda che:

  • Nel 2025 il tasso di occupazione femminile (20–64 anni) era 71,3% nell’UE, 79,8% in Svezia e solo 58% in Italia. editorialedomani
  • La differenza non dipende da “attitudini” culturali, ma da architetture istituzionali che rendono più o meno compatibile lavoro e genitorialità. editorialedomani
  • Congedi riservati ai padri (come le 16 settimane spagnole) riducono il rischio occupazionale percepito sulle donne. editorialedomani

Conclusione politica dell’articolo

L’autrice conclude che:

  • Quando un servizio manca o è troppo costoso, il suo costo non scompare: viene convertito in tempo femminile non retribuito. editorialedomani
  • “Socializzare la cura” non significa sottrarre bambini o anziani alle famiglie, ma impedire che quelle relazioni producano inattività e dipendenza economica delle donne. editorialedomani
  • Le donne NEET sono spesso giovani madri costrette a lasciare il lavoro, con un costo collettivo altissimo in termini di crescita, entrate fiscali, sostenibilità previdenziale e capitale umano disperso. editorialedomani
  • La responsabilità non è delle donne, ma della politica, che non crea le condizioni per liberarne tempo, lavoro e autonomia. editorialedomani

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