| METTIAMO POESIA NEL LAVORO SOCIALE, EDUCATIVO, DI CURAL’anima poetica delle professioni che lavorano con l’umano Questo è un tempo duro, privo di promesse. Per abitarlo ci servono nuovi sguardi, nuove posture. La poesia ci viene incontro. All’anima poetica del lavoro sociale, educativo, di cura è dedicata la lezione di Franco Arminio nel nr. 389/2026 (in distribuzione). |
Imparare a fare sacro il quotidiano«Venute meno le grandi narrazioni di speranza, resta forse la poesia a dare senso a un quotidiano spesso faticoso. Non un nuovo grande racconto, ma uno sguardo che si posa di nuovo sulle cose ‒ un gesto, un volto, un albero ‒ e le illumina di un’attenzione che è già cura». Nel nr. 389/2026 Franco Arminio, tra le voci più autorevoli della poesia contemporanea, ci guida in un lungo viaggio (pp. 6-18) dedicato alla cura dello sguardo e allo svelamento dei nessi tra poesia e lavoro sociale, educativo, di cura. |
| Il percorso “lavoro sociale & poesia”: le tappe precedenti |
| La poesia è uno sguardo, un linguaggio, una disposizione interiore. Ma può essere anche uno strumento di lavoro con persone in situazioni di difficoltà. Per questo la rivista incontra poeti e raccoglie scritture di operatrici sociali. Di seguito, una essenziale bibliografia. |
1. Allestire laboratori di poesia, nr. 387/2026«Allestire laboratori di scrittura creativa non è dare voce a chi ne sarebbe privo, ma creare le condizioni perché qualcosa che esiste già – l’esperienza, il vissuto, il desiderio – possa emergere ed essere riconosciuto. Dagli altri. E da sé stessi». Nel nr. 387/2026 la sezione Sguardi esplora cosa significa allestire laboratori di scrittura poetica in contesti di lavoro sociale. Testi di Anna Salza (Fare poesia con donne in bassa soglia) e Antonella Cuppari (Interrogare parole con caregiver familiari). |
2. Gli alfabeti della gioia: Gianluigi Gherzi, nr. 377/2025«È vero, il quotidiano – micro e macro – è spesso sconfortante, ma tante volte ci appare così perché si è guastato il nostro rapporto con esso. E su questo – sul nostro rapporto col reale – possiamo lavorarci. Ci servono nuovi alfabeti: parole e sguardi capaci di rimettere in cammino, facendoci sentire la bellezza e la responsabilità dei pezzetti di mondo che ogni giorno abitiamo». Nel nr. 377/2025 uno dei più grandi poeti contemporanei, Gianluigi Gherzi, ci offre il suo lessico per abitare questo tempo. |
3. La grammatica poetica del lavoro di cura, nr. 373/2024«Lavorare poeticamente sembra quasi una contraddizione, un agire professionale goffo, esitante, poco pragmatico. Invece è una postura potente, in quanto può consentire la generazione di nuovi spazi di azione e possibilità». Nel nr. 373/2024 il saggio di Antonella Cuppari, operatrice sociale e artista, sulla generatività di approcciarsi poeticamente al lavoro di cura. Un testo che offre indicazioni poetiche e pratiche di lavoro educativo, formativo, sociale. |
4. Coltivare la meraviglia: Antonio Catalano, nr. 366/2023«Reimpariamo a guardare le cose con occhi gentili. A fare silenzio e lasciare che sia l’anima a prendere la parola e a guidarci per sentieri misteriosi». Nel nr. 366/2023 Antonio Catalano, artista e poeta, ci accompagna nella sua pedagogia povera o della meraviglia. |
5. Elogio della tenerezza: Chandra Candiani, nr. 365/2023«Mai come oggi vivere è ospitare, non dominare. È sentirsi parte di un tutto, non presumersene padroni. È riconoscere la biodiversità come trama del vivente. Eppure quest’idea del vivere, sebbene urgente, resta minoritaria. Forse le vie da praticare per darle più spazio sono vie poetiche, meditative, spirituale». Nel nr. 365/2023 la lunga conversazione con Chandra Livia Candiani, poeta e praticante buddhista, una delle figure spirituali e intellettuali più straordinarie del nostro paesaggio culturale. |
| Scopri tutto il nr. 389 di Animazione Sociale |
Il nr. 389/2026 è un grande racconto a più voci di come lavorare nel sociale sia abbattere muri, ogni giorno, anche là dove sembra impossibile farlo.L’illustrazione di copertina è di Giulia Orecchia che firma per il 2026 una serie di copertine dedicate al tema del “viaggio”. Scopri l’indice completo del numero >> Ti ricordiamo che, acquistando il nr. 389 o abbonandoti alla rivista, riceverai la copia cartacea nella cassetta delle lettere ma, da subito, potrai leggere tutti gli articoli nella tua area personale online. |
Scopri di più da MAPPE nel sistema dei SERVIZI alla persona e alla comunità, a cura di Paolo Ferrario
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Imparare a fare sacro il quotidiano«Venute meno le grandi narrazioni di speranza, resta forse la poesia a dare senso a un quotidiano spesso faticoso. Non un nuovo grande racconto, ma uno sguardo che si posa di nuovo sulle cose ‒ un gesto, un volto, un albero ‒ e le illumina di un’attenzione che è già cura».
Nel
1. Allestire laboratori di poesia, nr. 387/2026«Allestire laboratori di scrittura creativa non è dare voce a chi ne sarebbe privo, ma creare le condizioni perché qualcosa che esiste già – l’esperienza, il vissuto, il desiderio – possa emergere ed essere riconosciuto. Dagli altri. E da sé stessi».
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2. Gli alfabeti della gioia: Gianluigi Gherzi, nr. 377/2025«È vero, il quotidiano – micro e macro – è spesso sconfortante, ma tante volte ci appare così perché si è guastato il nostro rapporto con esso. E su questo – sul nostro rapporto col reale – possiamo lavorarci. Ci servono nuovi alfabeti: parole e sguardi capaci di rimettere in cammino, facendoci sentire la bellezza e la responsabilità dei pezzetti di mondo che ogni giorno abitiamo».
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3. La grammatica poetica del lavoro di cura, nr. 373/2024«Lavorare poeticamente sembra quasi una contraddizione, un agire professionale goffo, esitante, poco pragmatico. Invece è una postura potente, in quanto può consentire la generazione di nuovi spazi di azione e possibilità».
Nel
4. Coltivare la meraviglia: Antonio Catalano, nr. 366/2023«Reimpariamo a guardare le cose con occhi gentili. A fare silenzio e lasciare che sia l’anima a prendere la parola e a guidarci per sentieri misteriosi».
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5. Elogio della tenerezza: Chandra Candiani, nr. 365/2023«Mai come oggi vivere è ospitare, non dominare. È sentirsi parte di un tutto, non presumersene padroni. È riconoscere la biodiversità come trama del vivente. Eppure quest’idea del vivere, sebbene urgente, resta minoritaria. Forse le vie da praticare per darle più spazio sono vie poetiche, meditative, spirituale».
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